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Suoni Silenzi Corpi al Lazzaretto

Milano, nel suo ben noto attivismo, dimentica spesso le proprie bellezze, gli antichi palazzi, i luoghi di culto. Per esempio, a poca distanza da Porta Venezia c’è la piccola Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, costruita sul finire del ‘500 su progetto del Filarete: si tratta dell’unica testimonianza integra dell’antico Lazzaretto, quello della peste di manzoniana memoria. L’originale edificio a forma ottagonale (con colonnato, cupola centrale e lanterna: tutto conforme al disegno ottagonale) si è dimostrato un ambiente ideale per un concerto di musica improvvisata e danza dal titolo assai significativo: Suoni Silenzi Corpi.

Protagonisti dell’evento Cristina Negro (danza), Michel Doneda (sassofoni) e Filippo Monico (batteria, percussioni e oggetti sonori). 3 nomi piuttosto noti negli ambienti d’avanguardia, per aver partecipato a numerosi eventi internazionali e per le collaborazioni con nomi prestigiosi del jazz più sperimentale. Il loro progetto d’improvvisazione radicale che si spinge al limite degli strumenti e dei corpi, è davvero entrato in relazione con l’ambiente del San Carlino. I movimenti dei 3 artisti sono diventati un tutt’uno con gli spazi: le sparizioni e riapparizioni del sassofonista connessi agli incredibili suoni prodotti; le tracce disegnate dal corpo della danzatrice e i passi legati ad ogni più piccolo rumore e alle geometrie del pavimento; l’imprevedibile gestualità del percussionista e il “respiro” dei suoi fantastici oggetti sonori. È un mondo fantastico che satura ogni spazio di sonorità ed emozioni di rara profondità.

Ai tempi della peste, il colonnato ottagonale della chiesa non era chiuso dalle pareti esterne, permettendo così ai malati di seguire le funzioni senza lasciare i loro giacigli. Provate a immaginare se ancora fosse come in origine; e un evento come Suoni Silenzi Corpi fosse visibile ai passanti indaffarati, gli appestati dei nostri giorni… Probabilmente la maggioranza si sarebbe posta la solita, stupida domanda: che roba è questa? Si può definirla jazz o cos’altro? La migliore risposta, forse, è ancora quella ruvida (e leggendaria) di Miles Davis: “It’s music and I like it”.

Foto: Cristina Negro
Michel Doneda
Filippo Monico
La Chiesa di San Carlo al Lazzaretto

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