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Ron Carter (Blue Note, Milano, 22 novembre 2019)

82 anni, figura statuaria, elegantissimo: con Ron Carter sai di avere davanti davvero un monumento al jazz, quello sotto l’imponente ombra di Miles Davis. Dopo tanti anni il suo contrabbasso dallo stile inconfondibile, suonato con mani grandi e dita lunghissime che arrivano ovunque, fatto di autorità ritmica e con il trademark della “cavata incisiva” (come si dice in gergo), non ha perso nulla del proprio naturale fascino come ribadito per l’ennesima volta in questa sua performance al Blue Note di Milano – luogo dov’è ormai di casa (l’ultima volta vi suonò giusto a novembre 2018).

Chiudi gli occhi e sogni il quintetto magico di Miles pre svolta jazz-rock, fra Seven Steps To Heaven (1963) e Filles de Kilimanjaro (1968), dove il Re della coolness regnava incontrastato con i cavalieri Wayne Shorter, Herbie Hancock, Tony Williams e appunto Carter. Ed è solo una parte di quanto attraversato dal jazzista, che ha prestato servizio a una pletora di altri colleghi: Chico Hamilton, Horace Silver, Eric Dolphy, Don Ellis e Wynton Marsalis sono i primi che sovvengono – senza scordare i suoi connubi artistici fuori campo jazz, con Roberta Flack e Billy Joel.

Signorile e imperturbabile, Carter guida un quartetto di tutto rispetto composto dall’eccellente Payton Crossley (batteria, già al servizio di Nina Simone, Stan Getz e Hank Jones), Renee Rosnes (piano) e Jimmy Greene (sax tenore) assolutamente impeccabile nell’avventurarsi intorno al contrabbasso del leader, suonato con un tono che riconosci fra 1.000 alle prime battute, tipo la chitarra di Jimmy Nolen (James Brown) o il piano di McCoy Tyner (John Coltrane). Mano delicata quanto affidabile, di quelle che non perdono mai un beat e altresì trascinano il gruppo.

Note complesse, solide, fluenti che avvolgono la sala fra appassionate ballads, scorci cameristici, sottile blues e numeri più swingati: da You’re My Sunshine a My Funny Valentine fino a una vellutatissima A Love Supreme (Coltrane) e You, The Night And The Music, si ha davvero la sensazione che poter ascoltare Ron Carter ancora adesso, nel 2019, sia davvero un privilegio.

Foto: © CoolMag

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