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Perry Farrell. Lo sfarzo e il fascino di un performer

Tutto quello che avreste voluto sapere su Perry Farrell – ma non non avete mai osato chiedere! Prontissimi: ecco che dal cielo piomba bello pesante questo magnifico boxset che contiene tutto o quasi quello che il grande artista ha fatto extra Jane’s Addiction/Porno For Pyros. The Glitz; The Glamour (su etichetta Last Man Music), perfetto per chi ha solo sfiorato la sua carriera solista lanciandosi finalmente alla scoperta di un vero fenomeno del performing; e, d’altra parte, vera strenna per gli antichi seguaci – noi fra quest’ultimi, naturalmente. Lo sfarzo; il fascino: qualche gadget per fanatici (le volete un paio di litografie del noto artista visivo Zoltar e una bandana firmata PF? Qui non mancano…) ma, soprattutto, una pioggia di musica sexy, provocatoria, intensa, unica. Ma vediamo con calma ciò che offre questo vaso di Pandora by Peretz Bernstein, newyorchese del Queens trapiantato al sole di Venice Beach, California – come d’obbligo a qualsiasi fanatico di Jim Morrison col vizietto del surf.

Perry Farrell

Come giusto che sia, tutto inizia con il leggendario mini ellepì della sua prima creatura, i PSI Com, uscito nel 1993 ma con incisioni risalenti al 1985 (la band affondava radici addirittura al 1981). 5 pezzi tutt’altro che acerbi, con l’amato Perry già con l’idee chiare nel suo cocktail a base di nitroglicerina: lui che domina sensuale a colpi di frustate Doors e gothic, Cure e rockabilly psicotico con tocchi zeppeliniani. Sentire, per farsi un’idea, Ho Ka Hey, City Of 9 Gates e la turbinosa Winds. I bassifondi di L.A. in piena epoca SST (questo mini sarebbe stato benissimo pubblicato da quella label…), infestati di larve che sarebbero diventati principi – e poi venerati maestri.

Dopodiché si fa un salto carpiato al 2001 – e si balza a Song Yet To Be Sung. In 15 anni Farrell con le sue band, prima i Jane’s e poi i Porno, ha cambiato i connotati alla musica americana; con lo scandaloso docu-film Gift (1993), delirante spaccato della generazione rock a cavallo fra 80 e 90 di cui Perry è stato assoluto sciamano; e con il festival itinerante Lollapalooza, da lui pensato e diretto, prima che finisse nelle maglie delle corporation dello spettacolo yankee. Passano 5 anni dall’ultimo disco pubblicato, Good God’s Urge (1996) dei Pyros che forse è il capolavoro di un’intera carriera – e Perry spiazza tutti con un disco sì rock ma con anche molte dosi di trip hop. Volendo, il tutto un po’ sulla falsariga dei boweiani 1. Outside (1995) ed Earthling (1997). Già l’introduttiva Happy Birthday Jubilee, vortice dance-rock dal tiro ipnotico, è il biglietto da visita perfetto per gli intenti del tutto. Fra le perle del lavoro impossibile non accennare alla seducente ballata King Z (dove vi mette le mani pure il guyanese Mad Professor), al reggae da incubo To Me, al soul jazz sui generis Admit I, all’anthemica Shekina e alla stessa title track, con ospiti il compagno Jane’s Dave Navarro e il genietto del pop americano contemporaneo Jon Brion – pezzo di ammaliante bellezza che diverrà un classico anche grazie all’uso nella prima serie di Smallville (2001).

Passano ancora diversi anni, i Jane’s si riuniscono per il buon Strays (2003) ma poi Perry pensa comunque a un nuovo gruppo, i fittizi Satellite Party – nome mutuato dal Lou Reed di Satellite Of Love (bellissima la cover cosmic jazz dei Porno For Pyros incisa nella soundtrack di The Cable Guy nel 1996, fra l’altro – ripescatela…). Quello di Ultra Payloaded (2007), pensato con Nuno Bettencourt (Extreme) e affidato alla produzione del noto Steve Lillywhite (U2, Rolling Stones, Pogues), è un festone californiano dove tutti sono ben accetti: vedi Hard Life Easy con Flea e John Frusciante, equilibratissimo Jane’s meet Red Hot Chili Peppers; la global Wish Upon A Dog Star con Peter Hook (Joy Division, New Order), Fergie (Black Eyed Peas) e gli Hybrid; il tribalismo fra città e deserto Ultra Payloaded Satellite Party, con ancora Fergie a far capolino; la bizzarra The Solutionists, con i Thievery Corporation ad arrangiare il tutto; il punk metal di Insanity Rains; fino al duetto virtuale con Jim Morrison, Woman In The Window, poema inedito regalatogli dagli allora superstiti Doors.

Farrell insieme a Tony Visconti durante le registrazioni di Kind Heaven: A Cosmic Comedy (2019)

Con Kind Heaven: A Cosmic Comedy (2019) arriviamo praticamente ai giorni nostri – contando che negli anni precedenti vi è stato tanto Jane’s Addiction di nuovo in reunion, sia live sia con lo stanco The Great Escape Artist (2011). Farrell chiama a sé nientemeno che Tony Visconti, il grande produttore che ha messo firma a molti classici firmati David Bowie, Alejandro Escovedo, T. Rex, Ralph McTell, Thin Lizzy e tanti altri. Proprio nelle colonne di CoolMag lo scorso anno parlavamo in questi termini dell’opera: “Kind Heaven: A Cosmic Comedy non fa prigionieri e fa godere dall’inizio alla fine con un divertito tono glam rock svecchiato, che sta ben lontano dalla pantomìma o, peggio, dallo scimmiottare antiche glorie trapassate. Farrell è troppo intelligente e control freak perché questo accada: il suo tentativo è glam ma proiettato alla bolgia odierna del relativismo culturale, come direbbe un papa messo in pensione qualche anno fa. L’album lo metti su e la paura che calpestare una merda è forte – ma arrivati alla fine, niente di più errato. Anche perché Perry sa sempre come muoversi. Qui è finito a Las Vegas, il suo elemento per dirla con il Big Lebowski, dove infatti ha messo a punto il nuovo progetto multimediale; lui che qualche decennio fa, nel 1991, sfidò le regole del music biz inventandosi il festival itinerante Lollapalooza, rivelandosi successo planetario molto imitato. Se un tempo come party animal ideale si pensava immediatamente a John Belushi, da qualche decennio è Farrell l’uomo che vorreste sempre avere al vostro fianco a qualsiasi festino. Un cammino, il suo, che dal culto smodato per i Doors e gli Zep è passato per la guerriglia urbana, per il punk, per lo street metal, per il grunge, per la psichedelica, per la musica elettronica – e adesso sembra approdare a una sua personale, orgiastica Bollywood versione Vegas, dove buttar giù o sniffare di tutto con il solo fine del godimento. Paura e disgusto, a voler evocare Hunter S. Thompson – con grandeur, teatro, caustico glitter. Detto in breve, come cantava Bowie in Moonage Daydream, qui trovate alligatori, invasori spaziali, strani esseri mamma & papà nello stesso tempo. Freak out, far out, in out“. Con un pizzico d’orgoglio, affermiamo che non vi è da cambiare nemmeno una virgola di quanto scrivemmo. Post scriptum: il disco, beati gli audiofili, qui lo trovate anche in blue ray Premium Audio Quality via Dolby ATMOS surround sound mixes – immaginiamo il massimo delle possibilità hi-fi, per chi ne può disporre.

I fanatici di farrellismo in The Glitz; The Glamour troveranno anche 2 dischi alquanto interessanti. Il 1° si intitola B-Sides, Rarities & New Music e mantiene ciò che promette. Dalla nota antologia con inediti Rev (1999) sono ripescati il brano guida, puro Jane’s Addiction; e la bombastica cover trip hop di Whole Lotta Love, ossia i Led Zeppelin portati a sollazzarsi in un bordello losangelino. La new music offre un piatto alquanto ricco: Turn Over The World, ospiti Taylor Hawkins e gli Starcrawler, è un bel punk in corsa dal tiro decisamente X; Cling To Life è una ballata a tinte psichedeliche; Love Feedback ha quello smalto luccicante molto Porno For Pyros; Vast Visitation è di nuovo un poema recitato da Jim Morrison cui Perry cuce intorno una turbinosa psico-dance che funziona benissimo – anzi, esalta. Quindi, un paio di pezzi da colonne sonore: Go All The Way (Into The Twilight) da Twilight (2008) è perfetta per le tinte fosco-inquietanti del film; Nasty Little Perv da NCIS (2009) è roba sudicia e seducente come promette il titolo. Fossimo stati nei panni dei compilatori, in questa sezione del box non avremmo omesso diverse cose che trovate, però, altrove: lo strepitoso duetto con Exene Cervenka (X) in Children Of Night, ennesimo poema doorsiano di Jimbo, dal tributo alle Porte Stoned Immaculate (2000); la beatleasiana Got To Get You Into My Life vergata in un tributo a Sir Paul, The Art Of McCartney (2014); sempre in tema Beatles ma sponda George Harrison, la stupenda Here Comes The Sun live nel 2014 e immortalata in George Fest (2016); fino alla gran Rock On dei T. Rex consegnata nel tributo AngelHeaded Hipster/The Songs Of Marc Bolan & T. Rex (2020), cogitato da Hal Willner prima di passar a miglior vita. Chiamatelo, se volete, completismo di affezionatissimo fan.

Farrell e il suo hobby favorito, il surf
© Pierre Tostee/ASP via Getty Images

Per andare fuori di testa definitivamente, mettete pure su Remixes & Features. Ovverosia 1 ora abbondante di remix vari e lisergici a opera di molti fattucchieri del genere: UNKLE, Groove Armada, Maceo Plex, Speakman Sound, Richard Norris (gli oltre 7 minuti di Machine Girl da Kind Heaven: A Cosmic Comedy sono un vero sballo…), Avalanches, Booka Shade e Solomun. Quando si potrà tornare a fare un happy hour, roba da sparare a tutto volume all’ora del tramonto. Per il resto, The Glitz; The Glamour è davvero un forziere che rende giustizia a uno dei personaggi chiave apparsi nella scena a stelle, strisce e glitter negli ultimi 35 anni. Perry Farrell è davvero giovanissimo nei suoi, da non credere, 61 anni.

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