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Nancy Sinatra – Start Walkin’ 1965-1976

«Devi cantare come una 14enne che fotte camionisti» – disse perentorio Lee Hazlewood (1929-2007) a Nancy Sinatra in una delle primissime session che il duo destinato alla leggenda fece insieme. Hazlewood, peraltro, mostrava gran disinvoltura rivolgendosi così alla figlia primogenita di colui passato alla storia come la più grande star americana del 20° secolo, naturalmente Ol’ Blue Eyes Frank Sinatra. Ma, lo sappiamo, il Signor Lee da Mannford, Oklahoma, fu tizio che mai andò per il sottile, nemmeno con la Pope’s Daughter, la figlia del Papa, come egli stesso aveva soprannominato la brillante, smaliziata Nancy.

Nancy Sinatra con il padre, “Ol’ Blue Eyes” Frank, nel 1968

Se questa antologia ha un difetto è che dovrebbe essere intestata a quei 2, poiché molto del materiale qui compreso, al di là che molti siano duetti, è frutto della fervida mente di Lee a uso & consumo di gambe-minigonna-sorrisettofurbo della biondissima Nancy dallo sguardo killer e, è bene scandirlo forte & chiaro, dall’ugola pop tutt’altro che scontata (o peggio: raccomandata) quanto innegabile rule model per tutte le Madonna di questo mondo. Tant’è. Start Walkin’ 1965-1976 è una cavalcata di 23 brani di musica congegnata per apparire pop ma che, in verità, ha tante di quelle sofisticazioni che lasciano abboccaperta. Roba che, davvero, ci si perde – tanto avvincente. Metteteci, poi, che la Light in the Attic, oramai la miglior etichetta di ristampe-antologie-catalogo che oggi opera nel mondo discografico, ha davvero fatto le cose in grande: sia nella versione Cd sia in quella doppio vinile, nel booklet d’accompagnamento trovate l’intervista dei sogni alla cantante, un lungo saggio firmato dall’esperta giornalista Amanda Petrusich (qualcuno ricorderà Pink Moon del 2007, libro dedicato all’ultimo album di Nick Drake, e il poderoso It Still Moves/Lost Songs, Lost Highways And The Search For The Next American Music del 2008), molte foto mai viste prima – tutto curatissimo come si deve. Unico, piccolo malumore: non è stata inclusa nella tracklist la spettacolare, inedita cover di Tired Of Waiting (Kinks) annata 1968, uscita come b-side lo scorso anno nel singolo commemorativo Some Velvet Morning. Va bene così, comunque: pane per collezionisti, come bello anche che sia – sebbene la rilettura avrebbe meritato molta più attenzione.

Dopo quasi una decina di singoli con poco o nullo successo nei primi anni 60 (editi dalla Reprise, l’etichetta fondata da Frank), nel 1965 per Nancy arriva il momento decisivo: nell’inverno californiano, che poi da noi sarebbe una gran bella tarda primavera con il sole che splende sempre, a casa del Papa è convocato Lee, ancora senza i famigerati trademark baffi a manubrio, tizio che si sta godendo una pensione anticipata dopo i grandi successi ottenuti fino a quel momento, specie con Duane Eddy (“In un altro giorno, in un altro tempo, in una città chiameremo Los Angeles per proteggere i nomi dei colpevoli, quando le stazioni radio stavano trasmettendo tre canzoni dei Beatles ogni dieci minuti e mantenendo questo gioco ridicolo attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, ho lasciato ogni impegno discografico. In verità, mollai qualsiasi cosa. R-i-t-i-r-a-t-o. Era il 1964” – ebbe a scrivere il Sommo a proposito del suo temporaneo abbandono). Il Papa, con l’intuito che mai gli mancò, è come se avesse saputo che quel tipo piccoletto-ma-svelto fosse l’uomo giusto per fare da produttore/songwriter alla sua adorata piccola – piccola che, peraltro, era la scapigliata di famiglia, tipo aver piantato lì il college dopo appena 1 anno. E ebbe ragione, Frank – come sempre.

Hazlewood dal cilindro tira fuori un pezzo clamoroso, chiama il fido arrangiatore/chitarrista Billy Strange, si affida al Wrecking Crew (a quei tempi il top in America per incidere sicuri successi, come insegnano Phil Spector, Beach Boys e decine d’altri), se ne frega di avere davanti la figlia del Papa e le impartisce il famoso ordine: «Devi cantare come una 14enne che fotte camionisti», che Nancy infila come un guanto, pardon, come una minigonna impudica. Benvenuti a These Boots Are Made For Walkin’, titolo preso da un dialogo di I 4 del Texas (1963) di Robert Aldrich con protagonisti babbo Frank, Dean Martin, Ursula Andress e Anita Ekberg – pezzo pubblicato nel gennaio 1966 e che subito esplode in classifica piazzandosi comodamente al #1 sia in USA sia in UK, il quale negli anni sarà interpretato da decine di artisti (dai Boys Next Door di Nick Cave ad Adriano Celentano, da Mary Coughlan ad Amanda Lear, da Loretta Lynn ai Gang War di Wayne Kramer & Johnny Thunders); nonché usato in molti film, serial, tv show e quant’altro (vogliamo parlare dei proseliti fatti nei karaoke di mezzo mondo? Meglio di no…). Ma è solo l’inizio, poiché nel triennio che segue il duo è letteralmente una macchina-da-guerra, fra singoli/album d’alta classifica, spettacoli a Las Vegas, in Vietnam (la sola Nancy, ben 2 volte fra il 1966 e 1967) e nei network d’Oltreoceano (un grande successo fu lo special Movin’ With Nancy, nel 1967).

Nancy insieme al cantante, compositore e produttore discografico Lee Hazlewood

Start Walkin’ 1965-1976 mette in fila una scelta di quanto prodotto e/o scritto da Hazlewood per la sua bambola, perfetta nel giocare ruolo di manipolata nelle mani del manipolatore, roba che anticipa abbondantemente quanto fatto poi da Serge Gainsbourg e Jane Birkin – salvo che Lee e Nancy mai ebbero alcuna relazione interpersonale ma giusto una più che duratura amicizia. Lee, nell’estrarre a getto continuo dal cilindro la sua incredibile vena d’autore, fu letteralmente inarrestabile: So Long Babe (il primissimo abboccamento della coppia, fine 1965), Sugar Town, Friday’s Child, Lady Bird, Lightning’s Girl, fino alla perfezione di numeri che senza batter ciglio rifuggono etichette come l’astuto Sand e il trionfo del nonsense pieno di doppio senso Some Velvet Morning (che decenni dopo diverrà, di nuovo, un travolgente successo di rock meets hard dance con protagonisti Primal Scream & Kate Moss). Dello stesso frangente pure le cover stracciaclassifiche Bang Bang (My Baby Shot Me Down) (Sonny & Cher), divenuta definitivamente un vero cult grazie all’uso fattone da Quentin Tarantino in Kill Bill/Vol 1 (2004); e la fiammante Jackson (Johnny Cash & June Carter). Non solo, passando agli anni 70 quando la collaborazione si allentò causa improvvisa decisione di Hazlewood d’emigrare in Svezia, qui con Lee trovate anche l’altalena orchestrale Arkansas Coal (Suite), la stravagante Paris Summer, l’eccezionale murder ballad Down From Dover di Dolly Parton e, udite-udite, quella Indian Summer la quale non è altri che Africa di Toto Cutugno che già prima divenne un classico francese per Joe Dassin con il titolo L’été indien – la scelta è sulla versione single edit ma, se volete, scovate la long version nel policromo 20th Century Lee (1976) di Hazlewood.

La cantante si esibisce in Vietnam di fronte alle truppe americane, 1967

A giustificare il solo nome Nancy Sinatra che intitola l’antologia, comunque, vi sono momenti che esulano da Lee Hazlewood: fra gli altri vedi You Only Live Twice, tema dell’omonimo film di James Bond (1967), chiaramente starring Sean Connery, dove la figlia del Papa, che inizialmente era l’interprete prescelto, fu plasmata dal baronetto brit John Barry (toh, all’epoca sposato con la Birkin); un perfetto country-pop dove a dare le carte toccava al grande Mac Davis, allora in procinto di divenire molto in auge come autore per Elvis Presley (In The Ghetto, Memories, A Little Less Conversation), ossia Hello L.A., Bye Bye Birmingham del 1967; e il rarissimo singolo Hook And Ladder del 1971, dove in sella troviamo Lenny Waronker alla produzione e nientemeno che Ry Cooder alla (riconoscibilissima) chitarra, vera gioia folk-rock per le orecchie.

Ve lo diciamo chiaramente, con il pallottoliere per non esser fraintesi: la musica che scorre in Start Walkin’ 1965-1976 è tutto tranne che bubblegum pop, come spesso è stata fatta passare da qualche pressapochista di quelli molto spinti, ma è un caleidoscopio d’inventiva fra i più belli, sensuali e psichedelici che siano stati inventati nella cosiddetta “musica giovane“. Non esattamente “roba per camionisti” – ma vera arte dei suoni. Un vero peccato capitale, insomma, che 2 così non siano ancora stati accolti con tutti gli onori nella Rock & Roll Hall Of Fame. Breve nota di servizio: entro l’estate la Light in the Attic ri-pubblicherà, masterizzati ex novo, Boots (1966), Nancy & Lee (1968) e, per la primissima volta in Cd, Nancy & Lee Again (1971 – conosciuto anche come Did You Ever?), 2° e forse il più bello dei 3 album incisi in coppia da Nancy Sinatra & Lee Hazlewood, quello delle appunto già citate Arkansas Coal (Suite), Paris Summer e Down From Dover. Finalmente, vien di dire.

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