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Moraes Moreira (1947-2020) – Brasil Pandeiro

Visti i tempi di coronavirus, è magra consolazione che Antônio Carlos Moraes Pires, noto al mondo come Moraes Moreira (Ituaçu, 8 luglio 1947 – Rio de Janeiro, 13 aprile 2020), se ne sia andato per un “banale” infarto. Tant’è. Con lui se ne va uno dei più grandi sogni in musica del Brasile tutto: quello dei Novos Baianos, con i Mutantes il gruppo più amato in assoluto. Una di quelle band che vanno oltre i dischi, il marketing, le imposizioni delle case discografiche – ma che diventano sinonimo del paesaggio di un luogo, un po’ come in USA con i Beach Boys, gli Eagles o i Creedence Clearwater Revival; che trovi ovunque nei jukebox, nelle frequenze radio, nei film, alla tivù o più semplicemente nelle corde di qualunque wannabe chitarrista in un bar o in spiaggia. Parte essenziale dell’arredamento, insomma.

Potremmo dire che i Novos Baianos siano stati i Beatles o i Rolling Stones verdeoro – ma non rende l’idea. Sono stati, più che altro, qualcosa in guisa tropicale fra i Grateful Dead e la Band – comune hippienavigator che volevano andare al nucleo della musica brasiliana e portarlo nelle nuove vibrazioni che sul finire degli anni 60, a ogni parallelo, stavano scuotendo il mondo. E lui, Moraes Moreira, era il capo ciurma, un po’ Jerry Garcia e un po’ Robbie Robertson/Levon Helm che guidava la pingue formazione fra la Brazilian beauty. Ma andiamo con ordine.

Moraes nacque e crebbe in uno dei posti più belli ed esoterici del Brasile, la Chapada Diamantina, pieno stato di Bahia (fate conto che, per un certo periodo, negli anni 80-90 là vi andò a vivere un certo signor Led Zeppelin chiamato Jimmy Page). La sua cidadezinha d’origine è Ituaçu, estremo sud del grande canyon tropicale – natura ammaliante e tradizioni antiche fra indios, sincretismo afro e colonizzazione portoghese. Un ambiente con altri tempi cognitivi e dimensioni rurali. Se nel mondo c’erano i fermenti, il Brasile post bossanova della sacra triade João Gilberto/Vinícius de Moraes/Antônio Carlos Jobim non era da meno: Milton Nascimento e il Clube da Esquina; Caetano Veloso/Gilberto Gil/Tom Zé/Gal Costa e il Troplicalismo; Chico Buarque/Jorge Ben/Paulinho da Viola/Marcos Valle e l’effervescenza contagiosa di Rio De Janeiro; i Mutantes e l’infinita skyline di São Paulo. Moraes è sensibile a tutto ciò e s’affretta a lasciare il paesello a favore della capitale dello stato, Salvador, dove una delle prime persone che incontra è proprio Tom Zé, il futuro reietto dei tropicalisti – che diventa il suo insegnante di chitarra e che, negli anni a venire, sarà sempre indicato come suo maestro assoluto.

Arriva il 1969, Caetano, Chico e Gilberto auto-esiliatisi in Europa causa clima politico infame – e inizia l’epopea dei Novos Baianos. Attorno a Moreira in pochi mesi si adunano Baby Consuelo aka Baby do Brasil, Luiz Galvão, Paulinho Boca de Cantor, i fratelli Pepeu & Jorginho Gomes, Baxinho e Dadi, nomi che in Brasile e per tutti gli amanti della musica brasiliana sono vera, assoluta leggenda. L’esordio avviene con É ferro na boneca (1970), un disco già foriero di classici come Colegio De Aplicaçâo, E O Samba Me Traiu e Outro Mambo, Outro Mundo. Ma è con il seguente Acabou Chorare (1972) che il sortilegio dei Novos Baianos esplode ovunque: un disco che trascende le epoche, amatissimo ancora oggi grazie a canzoni intramontabili come Brasil Pandeiro di Assis Valente (opener dell’opera, non a caso tratto dal repertorio del grande compositore di molti successi per Carmen Miranda, morto suicida nel 1958), Preta Pretinha, A Menina Dança, Tinindo Trincando, Basta é tu e O Mistério Do Planeta. Più che semplice musica, un sogno.

Basti solo dire che in qualunque seria classifica dei migliori album di musica brasiliana è immancabilmente in alto a dominare – tipo l’edizione locale di Rolling Stone, che una decina di anni fa lo mise in cima ai 50 dischi essenziali pubblicati laggiù, davanti a Transa (1972) di Caetano Veloso; Chega de saudade (1959) di João Gilberto; Construção (1971) di Chico Buarque; Elis (1974) di Elis Regina; il 1° Clube da Esquina (1972) di Milton Nascimento e soci; Samba Esquema Novo (1963) di Jorge Ben; Cidade do Salvador (1974) di Gilberto Gil; Krig-ha, Bandolo! (1973) di Raul Seixas; Stone Flower (1970) di Tom Jobim e via via tutti gli altri. Ed è lo stesso Moraes che, nel 2010, regala le parole che spiegano quel disco irripetibile: «In un momento in cui il Brasile era triste e grigio, a causa della dittatura – noi apparimmo nella più grande gioia cantando canzoni come Bestia sei tu, bestia sei tu. Nessuno lo capiva molto. Dicevamo: guarda quanto è bello il Brasile. Nessuno stava vedendo quel Brasile. Solo noi. Abbiamo semplicemente iniziato a dipingere il Brasile per quello che era davvero».

Il gruppo continua fino al 1979, incidendo almeno altri 2 album immancabili come Novos Baianos F.C. (1973) e Vamos pro mundo (1974), quando il giocatolo segue il corso naturale delle cose – si diventa grandi e ognuno ha le proprie esigenze. Peraltro non mancheranno le reunion, mai con un album nuovo di studio ma con periodiche tournée a partire dai secondi anni 90 – tutte immancabilmente di enorme successo e documentate da album live come Infinito Circular (1997) e Acabou Chorare/Novos Baianos Se Encontram (2017). Moreira, in ogni caso, da buon “Jerry Garcia dei tropici” aveva già iniziato un percorso parallelo rispetto al gruppo madre, con l’eccellente omonimo album del 1975, cui fece seguito una serie di lavori di gran valore: non si fa peccato ad appropriarsi di Estados (1976), Alto Falante (1978), il magnifico Lá Vem o Brasil Descendo a Ladeira (1979), Recordando Brega (1981), Coisa Acesa  (1982), fino ai più recenti Estados (1996) e l’ultimissimo pubblicato, l’eccellente Ser Tão (2018).

Un cenno a parte, infine, lo merita Acústico MTV (1995), album live frutto della sua partecipazione alla versione brasiliana del programma MTV Unplugged, formato sfruttato anche da altri suoi celebri colleghi come, fra gli altri, Jorge Ben e Gilberto Gil. La performance fissata nel disco è davvero di primissima qualità, con molti classici dei Novos Baianos e della sua carriera solista riproposti con un’intensità rigenerante – esattamente come capitato, per dire, con i vari Neil Young, Nirvana, Eric Clapton, Bob Dylan, Rod Stewart, Alice In Chains, 10,000 Maniacs, etc.

Quando i veri grandi se ne vanno, dicono, costoro meritano un monumento: a Moraes Moreira ne va intitolato uno che resista al sole dell’estate tropicale e alle piogge incessanti di marzo. Come a tutto ciò ha resistito Acabou Chorare – e non solo. Boa viagem, Mestre.

Foto: Moraes Moreira in concerto, Praia do Forte, Salvador de Bahia, Brasile, 2015, © Cico Casartelli
Novos Baianos

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