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Marco Colonna – ParmaJazz Frontiere Festival (APE Parma Museo, 24 ottobre 2021)

Un luminoso pomeriggio di domenica a Parma, appena accarezzata da una brezza autunnale che fa venire una gran voglia di camminare all’aperto. Non è per niente facile scegliere di chiudersi in una sala da concerto, ma per fortuna il programma all’APE Parma Museo – nell’ambito dei concerti previsti dal ParmaJazz Frontiere Festival 2021 – suggerisce qualcosa di sorprendente: un solo protagonista sul palco, ma con tanti suoni tutti da scoprire. Il suo nome è Marco Colonna, romano, classe 1978, specialista di strumenti ad ancia, ma anche compositore e scrittore.

Marco Colonna

In scena, alle spalle del protagonista, un piccolo gregge di strumenti placidamente adagiati su un tavolo; davanti, un paio di microfoni. L’esordio è piuttosto impegnativo, forse anche ostico per una parte del coraggioso manipolo di ascoltatori. Dal suo clarinetto basso emergono gradualmente sonorità arcane, poi sempre più articolate con effetti armonici e pulsazioni ritmiche, che danno l’illusione della presenza di più fiati sul palco: è una lunga rielaborazione dei temi di Genetica, un suo album solistico del 2017 che ha preceduto il recente Fili (omaggio all’artista tessile sarda Maria Lai). Si tratta in sostanza di una specie di “autoritratto”, una presentazione dei suoi “lavori in corso”.

Il 2° brano è un deciso giro di boa: Colonna prende un clarinetto, lo svita e sceglie di suonare solo la prima parte, ma insieme al clarinetto basso. Con le 2 ancie in bocca inizia a soffiare una dolce melodia, che in breve s’impenna nei ritmi eccitanti di un’antica danza popolare tracia (Mandilatos): un oggetto di archeologia sonora, sublimato dall’estro dell’improvvisatore.

E siamo alla terza sorpresa: sulla melodia di Te recuerdo Amanda (celebre canzone di Victor Jara) vola struggente il clarino del musicista, capace di restituire il pathos del grande cantautore cileno e insieme di portarlo nel vortice di un’improvvisazione sonora senza confini. A questo punto, raccoglie dal tavolo lo strumento più piccolo e lucente, un sax sopranino, e inizia a improvvisare su suggestioni coltraniane, tra sovracuti e dissonanze controllate con le qualità del virtuoso: è la citazione di un altro album solistico, Offering, che Colonna ha dedicato a classici di John Coltrane.

E infine si avvicina a un microfono e presenta l’ultimo brano, Children, forse la più melodica composizione di Albert Ayler (artista più noto per i suoi furori free jazz che per le melodie) e la dedica alle future generazioni, destinate ad affrontare quel che resterà del nostro meraviglioso pianeta.

A questo punto gli applausi sono sempre più convinti. Tutti i presenti sembrano aver superato lo shock iniziale e viaggiano incantati in un universo sonoro sconosciuto. Qualcuno chiede il bis e Colonna regala un breve saggio di quella che sarà la sua prossima ricerca in un disco ancora da venire: Aka, una libera rielaborazione di un canto pigmeo. Poi posa il suo amato clarinetto basso e ringrazia. Ma è il piccolo manipolo di ascoltatori che con un ultimo, lungo applauso lo vuole ancora ringraziare per il viaggio sonoro imprevisto, in questa domenica d’autunno.

© Eleonora Tarantino

 

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