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Billy Cobham (Blue Note, Milano, 18 settembre 2020)

Esistono composizioni che ti “inseguono” e si palesano in ogni dove. A noi è capitato con Stratus di Billy Cobham, che tutte le volte con Jeff Beck nel palco è lì puntuale in scaletta; che negli anni 90 ci tampinava come un ossesso rielaborata in Safe From Harm dei Massive Attack (e in Italia ne sappiamo qualcosa anche grazie alla trasmissione tv Report); che una volta, al Forum di Assago, Prince attaccò il concerto ½ ora prima del dovuto e, a luci accese in tutto il palasport, ne regalò una clamorosa versione di 10 minuti. L’autore di quel capolavoro, uno dei grandi maestri della fusion, è ancora qui tra noi – inossidabile come la sua musica.

Il compositore e batterista panamense naturalizzato americano è uno che dagli anni 60, quando iniziò come professionista nel quintetto del grande Horace Silver, ha fatto di tutto: naturalmente, come grado massimo, ha prestato il suo drumming colmo di potenza e di tecnica al Miles Davis di album-capolavoro entrati negli annali come Bitches Brew (1970), A Tribute To Jack Johnson (1971) e diversi altri; con John McLaughlin ha dato vita alla Mahavishnu Orchestra; via-via collaborando con mostri sacri quali Mose Allison, Eumir Deodato, Stanley Clarke, Freddie Hubbard, Quincy Jones, Sonny Rollins, Milt Jackson, George Benson, fino a non disdegnare sconfinamenti con nomi non propriamente jazz ma sicuramente di ampie vedute – vedi Jack Bruce, Roberta Flack & Donny Hathaway, Peter Gabriel e diversi elementi dei Grateful Dead (negli anni 80 con Bob Weir addirittura formò Bobby & The Midnites, autori di 2 molto interessanti dischi all stars).

La tastierista Nikki Yeoh

Lo scorso anno ha girato la boa dei 75 giri intorno al sole ma non desiste – anzi, con il concerto al Blue Note di Milano impone lezioni di classe a tutto spiano. Accompagnato da una solida formazione, il Tierra Del Fuego Project che comprende Jean-Marie Ecay (chitarra), la prodigiosa e strappa-applausi Nikki Yeoh (tastiere), Michael Mondesir (basso) e Camelia Ben Naceur (tastiere), Cobham mostra ancora vampate invidiabili, dove la fama del più grintoso-potente-veloce-esplosivo-esuberante drummer jazz-rock in circolazione non è leggenda ma ancora adesso assoluta realtà. Vedi come appena dopo il 1° pezzo seguito con sguardo serafico riprende una delle tastierista – perché a Cobham semplicemente gliene frega molto cosa sta suonando. Vedi come per 1 ora e ½ vaga per il suo repertorio, da AC/DC all’applauditissima Stratus, da Panama a Tierra del fuego. Vedi l’assolo di batteria verso fine performance che sfiora i 10 minuti, sigillo alla maestrìa di un vero fuoriclasse. Si replica stasera, alle 21 e alle 23 – e chi fosse indeciso o semplicemente lazy, sappia che in città vi è del grande, grandissimo jazz che non bisogna perdere.

© Cico Casartelli

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