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14 gennaio 1967: «Eravamo un esercito allo Human Be-In di San Francisco»

Nel 1967 l’Estate dell’Amore californiana è una stagione prematura che sboccia in inverno. Più precisamente il 14 gennaio, 54 anni fa ad oggi: la data dello Human Be-In di San Francisco, un raduno di esponenti della cultura alternativa e underground che fa da miccia a un’esperienza breve e irripetibile portando il fenomeno hippie all’attenzione dei media tradizionali, quotidiani e notiziari televisivi. Già nei giorni precedenti la città e tutta la Bay Area sono tappezzate di manifesti che annunciano una “riunione delle tribù“, un pow-wow alla maniera dei nativi americani che per la prima volta congiungerà l’intellighenzia freak di Frisco con i radicali politicizzati di Berkeley. Li disegnano i pionieri della nuova grafica psichedelica come Rick Griffin e come Stanley Mouse e Alton Kelley, la coppia che 3 anni dopo realizzerà per un album dal vivo dei Grateful Dead l’iconica immagine dello “scheletro con le rose” e a cui si deve il poster più famoso e riconoscibile, la foto di un guru indiano scattata da Casey Sonnabend e a cui viene aggiunto un 3° occhio – l’occhio interiore – al centro della fronte (una copia originale firmata dagli autori oggi vale non meno di 1000-1500 dollari). Sopra l’immagine, nei caratteri art nouveau tipici della poster art dell’epoca, sono indicati nome, data e orario dell’evento (programmato dall’1 alle 5 del pomeriggio); sotto, i principali partecipanti e il luogo prescelto per l’incontro: i Polo Fields del Golden Gate Park, uno spazio che all’interno dell’immenso parco cittadino è destinato alle attività sportive e ricreative.

Human Be-In by Rick Griffin, 1967

Il posto giusto “per celebrare e profetizzare un’epoca di liberazione, amore, pace, compassione e unità del genere umano“, come spiega un articolo diffuso in occasione della conferenza stampa di presentazione che invita la beautiful people di Frisco e dintorni a “partecipare all’inizio gioioso di una nuova epoca“. Anche la data è stata scelta con cura: Il 14 gennaio, azzarda il filosofo, docente, scrittore e astrologo Gavin Arthur, è il giorno in cui la popolazione mondiale pareggerà il numero dei morti nella storia dell’umanità, un momento propizio per favorire la libera circolazione delle idee e la comunicazione tra spiriti affini. A quel punto basta ottenere il permesso delle autorità locali; e per fortuna a gestire le pratiche di concessione del parco per manifestazioni pubbliche provvede Peter Ash, un 30enne che ha in simpatia gli hippie che ogni giorno dalla finestra del suo ufficio vede sciamare nel quartiere di Haight-Ashbury: il 6 ottobre del 1966 aveva dato il via libera all’occupazione del Panhandle, la lunga e stretta striscia di verde che si congiunge con il parco, per l’allestimento del Love Pageant Rally, una manifestazione di protesta organizzata contro la messa al bando dell’LSD in California; e anche stavolta garantisce l’autorizzazione a Michael Bowen, lo scultore, pittore, intagliatore e “ranger psichedelico” dagli occhi spiritati che è una delle figure più attive della controcultura locale oltre che coeditore del giornale underground San Francisco Oracle. Gli astri sembrano davvero essere dalla sua parte: quel sabato di inizio anno è un giorno soleggiato e con temperatura mite, in città, e nonostante il be-in sia previsto per il pomeriggio già di prima mattina la gente comincia a raggiungere il luogo dell’appuntamento. “Eravamo un esercito“, scriverà anni dopo il fotografo Gene Anthony ricordando “risate di bambini e cani scodinzolanti, gente felice che porta bandiere, fiori e gioia. Percussioni, cembali e campanelli tintinnanti che battono a ritmo. Fischietti e risate. Canti e battiti di mani“.

Human Be-In by Stanley Mouse & Alton Kelley, 1967

10 o 20.000 anime, nessuno sa darne una stima attendibile. “Un denso arazzo di corpi umani“, annota il giornalista rock Charles Perry osservando la marea di gente che affolla i Fields a perdita d’occhio: così numerosa che in pochi percepiscono con le loro orecchie l’inizio ufficiale delle celebrazioni scandito dai muggiti lunghi e profondi che il poeta Gary Snyder produce soffiando in una conchiglia mentre accanto a lui Allen Ginsberg canta “Siamo uniti, siamo una cosa sola!“. «Io e Gary intonavamo mantra hindu e buddhisti per purificare l’area», ricorderà poi il poeta newyorkese della Beat Generation, venuto a passare il testimone alle nuove generazioni e a recitare versi accanto a Snyder e a Michael McClure mentre il maestro zen giapponese Suzuki Roshi se ne sta seduto sul palco a meditare. Ognuno ha 15 minuti a disposizione per rivolgersi alla folla: nessuno riesce a sentire Lawrence Ferlinghetti a causa di un temporaneo black out di corrente, mentre al microfono nell’arco della giornata si susseguono Allen Cohen (l’altro editore dell’Oracle), lo psicologo Richard Alpert, il comico afroamericano Dick Gregory, l’ecologista Jack Weinberg e Jerry Rubin, l’attivista dello Youth International Party che è appena uscito di galera dopo avere partecipato all’ennesima marcia dimostrativa contro la guerra in Vietnam. C’è anche la poetessa Lenore Kandel, autrice di un libro (The Love Book) sequestrato per oscenità 2 mesi prima allo Psychedelic Shop di Ron Thelin che le fa da angelo custode, mentre Dino Valenti dei Quicksilver Messenger Service suona il flauto come un novello Pan, Dennis Hopper imbraccia la macchina da presa e Country Joe McDonald si aggira tra la folla sotto acido e con il volto dipinto.

Gary Snyder, Michael McClure, Allen Ginsberg, Freewheelin’ Frank e Marcetta allo Human Be-In, 14/1/1967
(Courtesy Gene Anthony/California Historical Society)

E c’è Timothy Leary, lo psicologo espulso da Harvard che promuove l’uso dell’LSD come “mezzo di espansione della coscienza“, arrivato per la prima volta nella Baia per recitare il suo slogan “Turn on, tune in, drop out” (“accendetevi, sintonizzatevi, uscite dai confini“). Di droga, manco a dirlo, ne gira tanta. Orange Sunshine e White Lightning, soprattutto: le pillole lisergiche più in voga fabbricate da Augustus Owsley Stanley III, il “Bear” che fa da fonico ai Grateful Dead e che qualcuno, nel tardo pomeriggio, sembra riconoscere nel paracadutista sbucato in cielo mentre Jerry Garcia e compagni eseguono Good Morning Little Schoolgirl insieme al flautista jazz Charles Lloyd. Nessun trip finito male viene tramandato ai posteri, per la cronaca; e anche i bambini smarriti nel bailamme vengono prontamente restituiti ai genitori: ci pensano, ironia della sorte, i minacciosi Hell’s Angels a cui è demandato il servizio d’ordine mentre la polizia di San Francisco tiene d’occhio la situazione a distanza: per fortuna Altamont è ancora lontana, i temuti motociclisti in giubbotto di pelle capitanati da «Chocolate George’ Hendricks e Freewheelin’ Frank – osserva Ginsberg – «non fanno particolarmente bene il loro lavoro ma almeno vengono neutralizzati», e a fine giornata si conterà un solo caso di aggressione nei confronti di un incauto passante reo di essersi troppo avvicinato alle loro Harley Davidson.

Timothy Leary

Sabato pomeriggio/nuvole gialle si sollevano a mezzogiorno/Acido incenso e palloncini/Sabato pomeriggio/Gente che balla ovunque/E urla ad alta voce, ma non mi importa/È il momento di crescere, e di acquisire conoscenza“: così immortaleranno il Be-In in Wont You Try/Saturday Afternoon, qualche mese dopo, i Jefferson Airplane, incaricati accanto a Dead, Quicksilver, Big Brother & The Holding Company, Sir Douglas Quintet e Loading Zone di fornire una colonna sonora elettrica e psichedelica alla giornata. Un happening di musica e poesia, di sballo e meditazione, di celebrazione e presa di coscienza, che volge al termine quando il vento spinge dalla costa le prime nebbie serali e Snyder riprende a soffiare nella sua conchiglia: incitati dal mantra Sri Maitreya recitato da Ginsberg, i presenti sfollano raccogliendo i rifiuti e senza lasciare segni della loro presenza nei Polo Fields. È un inizio beneagurante, per la Summer Of Love. Eppure solo pochi mesi dopo, all’alba del 6 ottobre, il gruppo di attori/attivisti dei Diggers si darà appuntamento al vicino Buena Vista Park per inscenare il “funerale dell’hippy“, una pantomima rituale che tra roghi di capi di abbigliamento e di riviste underground porta in processione un freak apparentemente deceduto lungo Haight Street. Il messaggio è chiaro: l’”esperimento sociale” che a molti comincia a sembrare utopico e velleitario è finito, visitatori e curiosi sono invitati a non invadere San Francisco e a “fare la rivoluzione a casa propria“. Sappiamo cosa è accaduto dopo: Monterey, Woodstock, gli omicidi della famiglia Manson, Altamont, il Maggio francese, speranze e delusioni, slanci ideali ed esplosioni di violenza, eroina e lotta armata. Neanche le menti più brillanti e visionarie del movimento, però, avrebbero forse immaginato che 54 anni dopo molti dei precetti chiave dello Human Be-In e del “flower power” – la tutela dell’ambiente, i diritti civili, la liberalizzazione delle droghe leggere, la divulgazione della medicina alternativa – sarebbero ancora stati al centro del dibattito sociopolitico in America e in tutto l’Occidente.

Grateful Dead

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