Music

Toots and the Maytals – Got To Be Tough (Trojan Jamaica/BMG/A Buzz Supreme)

Jimmy Cliff, Bob Marley e Toots Hibbert – insindacabilmente la sacra trimurti” del reggae giamaicano. Con l’autore di Concrete Jungle passato a miglior vita oramai una quarantina d’anni fa, è toccato agli altri 2 tenere alto al massimo livello il vessillo musicale dell’isola caraibica tutta marijuana, splendidi paesaggi e tempi molto dilatati. Che gli herbmen di tutto il mondo si uniscano: a svariati anni dal magnifico live+documentario Unplugged On Strawberry Hill/Reggae Got Soul (2012) tornano Toots and the Maytals – e con Got To Be Tough lo fanno davvero al meglio e tanto di formazione allargata anche a Ringo Starr e suo figlio Zak Starkey (Oasis, Who – qui coinvolto anche dietro la consolle), Sly Dunbar (Sly & Robbie) e soprattutto l’infectious mago del ritmo made in New Orleans che è Cyril Neville (Meters, Neville Brothers, Royal Southern Brotherhood).

Toots, sempre con i suoi Generosi-Amichevoli (ossia come si potrebbe tradurre Maytals dal giamaicano stretto), è uno che davvero la propria integrità non l’ha mai messa in gioco né scalfita – e il dichiarato amore per la sua musica da parte di luminari di varia estrazione parla chiaro: Willie Nelson, Keith Richards, Eric Clapton, Bob Dylan, Trey Anastasio, Bonnie Raitt, Joe Boyd, Pete Townshend, Taj Mahal e Ryan Adams, nel tempo hanno espresso il loro rispetto e incondizionato amore per il soulman del reggae. E non è difficile intuire perché, visto che nella discografia di Toots scorre un po’ tutto ciò che è stato il Black Exodus: musica caraibica, blues, soul, r’n’b, funk, jazz, naturalmente reggaegriot africani. Musiche di cui il venerando quasi 80enne di Kingston incarna e possiede come se fossero una cosa sola.

Toots Hibbert con Willie Nelson in Giamaica

Di tutto ciò è facile rendersi conto appena si inizia a far girare il disco nel piatto: già l’introduttiva Drop Off Head ha quel suono radicale, potente e soprattutto unico che ha sempre contraddistinto il gruppo – praticamente un treno in corsa fra le Blue Mountains nel cuore dell’Isola e le balere improvvisate della Trenchtown. Il party, ovvio, è solo all’inizio: con Just Brutal sembra che Toots voglia riesumare Otis Redding, riuscendovi alla grande; con Got To Be Tough sembra che le nebbie reggae scendano dalla parti di Memphis e dintorni; e con Stand Accuse il ghigno sembra di chi gioia e rabbia sa confonderle come il caffè con il latte. Bello anche quando i Maytals si autocitano, riprendendo perle che avevano già inciso in altri decenni: Struggle, con groove a dir poco contagioso; Freedom Train, ballata che il piedino non manca di farlo muovere frenetico ma a tempo; e Having A Party, già nel titolo una dichiarazione d’intenti.

Toots & The Maytals con Bob Marley, 1980

Suggello a Got To Be Tough il duetto con Ziggy Marley: naturalmente un pezzo dell’immortale Tuff Gong (com’era soprannominato il giovane Bob Marley già nella sua Giamaica, prima di fare il salto nel club delle massime icone della musica mondiale), quella Three Little Birds epoca Exodus (1977), che da ballad tipo Maga Circe caraibica che era qui diventa un gioco tribale ma pure un esorcismo abbozzato che i 2 adepti di Hailé Selassié conducono alla perfezione  – e che, in ogni caso, “Don’t worry about a thing/‘Cause every little thing gonna be alright“!

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