Music

Simon Bonney – Past Present Future (Mute)

In tema di musica australiana – quella che esplose definitivamente negli 80 arrivata comunque ai giorni nostri – se Nick Cave appare un po’ Bob Dylan mentre Tex Perkins & Kim Salmon (Beasts Of Bourbon) paiono Mick Jagger & Keith Richards, l’erratico Simon Bonney, poeta ed ex frontman dei Crime & The City Solution, potrebbe sembrare l’incarnazione di un Leonard Cohenmade in Oz”. Un po’ dal nulla ecco che sbuca il terzo disco a suo nome, Past Present Future, scelta che sembra né carne né pesce com’è sospesa fra antologia e materiale inedito. Tant’è, semplicemente ne prendiamo atto, suoi vecchi-accaniti-irremovibili fans che siamo.

Nei primi anni 90 Bonney mise epitaffio ai Crime per poi darsi a una carriera solista assai interessante fatta di 2 magnifici album come Forever (1992) ed Everyman (1995), frutto di un suo nuovo cambio d’indirizzo da Berlino ad Austin, Texas – qualcuno ricorderà la band al servizio di un paio di colonne sonore per film di Wim Wenders (resta indelebile anche l’apparizione in una scena de Il cielo sopra Berlino). Dopodiché notizie ridotte al lumicino per svariati lustri, solo qualche reading di poesia e null’altro in favore di una vita misteriosa e appartata con l’ex Crime e compagna Brownyn Adams, con la quale nel frattempo ha messo su famiglia.

Il ritorno alla musica coincide con la reunion del vecchio gruppo con formazione, peraltro, molto diversa da quella anni 80, sebbene non manchino Alexander Hacke (Einstürzende Neubauten) e la Adams: in American Twilight (2013) e seguente tour niente Mick Harvey (Bad Seeds) né Epic Soundtracks (Swell Maps, These Immortal Souls), né Rowland S. Howard (Birthday Party, These Immortal Souls), questi ultimi 2 causa prematuro decesso, in favore di David Eugene Edwards (Sixteen Horsepower/Woven Hand) e Danielle de Picciotto. Risultati artistici importanti; quelli commerciali, invece, piuttosto scarsi. Storia comune a molti.

Naturalmente da allora è stato solo silenzio – di Bonney si perdono le tracce. Per chi ama questo poeta-cantautore esistenzialista è un vero peccato trovarsi di fronte ai lunghi periodi di paralisi cui Past Present Future sembra un’operazione tampone. O forse no, non lo è. Non che manchi la bella musica, anzi, ma qualche dubbio ci attanaglia sopratutto per la forma di pubblicazione scelta. Il disco si divide in 6 inediti e in 6 pezzi già noti: e fra questi ultimi riascoltare veri capolavori come Ravenswood, Don’t Walk Away From Love, Forever, oppure la stupenda suite Everyman messa a collage degli interludi del disco originale per una decina di epici minuti (e in odore del Willie Nelson dedito ai concept album), a chi li conosce già non può che regalare un gran bel brivido lungo la schiena. Nostalgia canaglia, direbbe qualcuno.

Poi tocca al materiale inedito. E qui la storia si fa complicata. Nel tempo, voci di un disco abortito erano affiorate di luna in luna e ora finalmente il mistero è risolto. Quell’album esiste sul serio, si intitola Eyes Of Blue ed è frutto di registrazioni fatte a Detroit (l’errabondo Simon!) che dovevano formare un disco per la A&M. Rimasto nei cassetti. La classe di Bonney anche in questo materiale inedito resta diamantina, sia che si tratti di sue ballate epigrafe come The Great Survivor con magnifico intervento al violino della Adams nonché “echoes” Rolling Stones decadenti fra Wild Horses, Sister Morphine e Winter; sia di una clamorosa cover come Duchess, impagabile “highlight” di Scott 4 (1969) dell’insigne Scott Walker. A margine del tutto, bello notare che Bonney pubblichi Past Present Future per la Mute, l’etichetta di Daniel Miller che decenni fa rilasciò tutti gli album dei Crime e i 2 solisti di Simon. Un po’ come Ulisse/Odisseo che ritorna a Itaca dopo mille traversie. Ben(ri)trovato.

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