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Se La Verdi suona la Rock Symphony

Onestamente mi sarei aspettato La Verdi e basta. Invece, davanti alla ben nota orchestra sinfonica di Milano, il 30 aprile 2022 ho trovato addirittura una band rock (più o meno) al completo con 3 cantanti! La batteria e il basso (elettrico) erano dietro, di fianco alle percussioni “classiche“. Superato l’iniziale stupore, all’avvio della Rock Symphony concertistica ho subito apprezzato la scelta del 1° brano (fra i miei preferiti in assoluto, che in Italia non ho mai sentito in radio o nei locali, neanche quelli “rock“): Stargazer dei Rainbow.

La batterista Sina Doering

Era chiaro che l’incipit di batteria di Cozy Powell potevo scordarmelo: non perchè la batterista fosse Sina Doering, ma perchè è difficile comprendere il messaggio che i musicisti di allora volevano trasmettere. Nella versione originale di Stargazer parte una tempesta che sfocia in un uragano sonoro con doppia cassa mentre lì, all’Auditorium, sembrava l’apertura di un live dei Backstreet Boys… ed è ciò che purtroppo la batterista ha voluto comunicare, complice (diciamocelo) un mix di suoni e un’equalizzazione dell’impianto che frullava frequenze fondendole e impastandole tra loro, specialmente quelle medio-basse. Comunque l’attitudine era soft: più impegnata a seguire il metronomo che a enfatizzare i giusti passaggi, strofe a bassa dinamica, ritornelli e intro – appunto – belli forti.

Il chitarrista Ronald Janecek

Va bene. Persa la speranza di sentire un “batterismo” adeguato, le voci di Marketa Poulickova e di Nikola Zdravkov mi hanno impressionato per precisione e potenza d’emissione. Alteria, ovvero la vocalist italiana, semplicemente non era all’altezza e non si capisce cosa ci stesse a fare lì, sul palco. In compenso, con il chitarrista Ronald Janecek (ottimi suoni, giusta intenzione, virtuosismi mai fine a se stessi) ho dovuto levarmi il cappello.

L’altra piacevole sorpresa è stata la scaletta, ricca di pezzi poco noti come I Surrender, ancora dei Rainbow, mai ascoltato in ambito italiano. Peccato che per controbilanciare la presenza di questi brani si siano aggiunte composizioni dei Queen (Somebody To Love, Under Pressure, Love Of My Life), degli AC/DC (Highway To Hell, Thunderstruck), dei Deep Purple (Woman From Tokyo, Highway Star) e dei Pink Floyd (Shine On You Crazy Diamond) straabusate perfino qui da noi.

Il direttore d’orchestra Friedemann Riehle

Se poi aggiungiamo che fiati, ottoni e piano, insieme al basso elettrico, non si distinguevano ma si percepiva il “pastone” descritto in precedenza, il bilancio della serata ha sfiorato la sufficienza ma ho potuto apprezzare una cosa: l’idea e la voglia del direttore d’orchestra tedesco Friedemann Riehle di avvicinare gli amanti della musica classica al rock classico, di cui anch’egli è chiaramente un fan. Mi auguro che altri, come lui, seguano l’esempio. D’altronde, non sono stati proprio i Deep Purple a incidere un disco dal vivo con la London Symphony Orchestra?

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