Music

Ray LaMontagne – Monovision (RCA)

Con Monovision, finalmente, Ray LaMontagne è del tutto “tornato a casa”. Già con il precedente Part Of The Light (2018) era parso riscattarsi dai poco riusciti Supernova (2014), prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys, e Ouroboros (2016), prodotto da Jim James dei My Morning Jacket, dove il buon Ray appariva un po’ perso nel cercare suoni nuovi a scapito della sua anima di cantautore puro, forse il più interessante fra quelli apparsi nel Nuovo Millennio al di là dell’Atlantico.

Ray LaMontagne

Quella voce che magnificamente pareva rinverdire i fasti di Richard Manuel e di Levon Helm con la Band, capace nei suoi album migliori di far venire i giusti fremiti, ossia quei Gossip In The Grain (2008) e God Willin’ & The Creek Don’t Rise (2010) che alla pubblicazione fecero davvero esultare – ecco, quella voce qui ritorna con le idee chiare. Ray in Monovision fa quello che gli riesce meglio: sembrare nel frattempo familiare e attraente sconosciuto, grazie anche ad arrangiamenti e produzione che, contrariamente alle capziose sortite già citate, puntano dritto al bersaglio. E il verbo o gospel che sia del cantautore con base nel Maine, qui sfodera un tono speranzoso e gioioso anche quando occasionalmente si insinuano accenni di malinconia.

LaMontagne con Elvis Costello e Lyle Lovett

In Monovision troverete un’anima gentile che, con una bellissima voce a dir poco graziata d’interiorità, per 45 minuti giocata perfetta nei campi delle 7 note che gli sono più congeniali, tenendosi ben distante da colpi a effetto. Si chiama onestà emotiva – che è veramente bello vivere chez Ray LaMontagne. E la maestrìa che scorre ovunque nei brani è quella di chi sa veramente il fatto proprio: prova ne sia come in We’ll Make It Through e soprattutto in Morning Comes Wearing Diamonds paia abbandonarsi al Neil Young più intimista, senza sembrare una copia carbone del canadese; come in Summer Clouds i registri siano sospesi fra John Martyn e Nick Drake; come nel lieve country Rocky Mountain Healin’ sembri far capolino il fantasma del miglior John Denver, quello dei favolosi e stracciaclassifiche album 1969-71; come in Misty Morning Rain la nuance sia una palese estensione dei colori Astral Weeks vanmorrisoniani; come in Highway To The Sun l’abbraccio sia quello al Beck più svagato (e seducente); o come in Weeping Willow il lontano, vicinissimo eco sia più che mai Everly Brothers. O anche come, mosca bianca del lotto che però piace tantissimo, Strong Enough – tiro Creedence Clearwater Revival che più di così si muore, frequenze Lodi e Down On The Corner. Monovision, detto in breve, regala il miglior Ray LaMontagne che possiate immaginare.

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