Music

Ned Lagin (Grateful Dead) – Seastones Set 4 and Set 5 (Important Records)

Flashback Grateful Dead. Nella “carica maledetta” di tastierista del gruppo di Jerry Garcia, con ben 4 su 7 di loro morti anzitempo, Ned Lagin occupa un posto molto particolare. Artista visivo, fotografo, scienziato, compositore e strumentista, egli è stato tirato dentro la centrifuga del gruppo californiano dal bassista Phil Lesh, l’ala sperimentale del Morto Riconoscente che negli anni pre band aveva studiato con Luciano Berio e subìto l’influenza di John Cage – oltre ad aver condiviso qualche sperimentazione con il compagno di scuola Steve Reich. Speriamo che il quadro-premessa sia chiaro. Lagin compare brevemente in American Beauty (1970), nel favoloso blues lisergico Candyman; e nel sottovalutato From The Mars Hotel (1974), per la precisione nel Lesh-manifesto Unbroken Chain. Nello stesso lasso di tempo, l’artista di Long Island, New York, suonò in più occasioni dal vivo con il gruppo (tracce in almeno 3 Dick’s Picks e nello spropositato boxset 30 Trips Around The Sun del 2015) – tanto che più volte ha rischiato di essere assoldato ufficialmente, viste le precarie condizioni di salute di Ron “Pigpen” McKernan (1945-1973) e il non ancora definito ruolo di Keith Godchaux (1948-1980).

Ned Lagin dal vivo con i Grateful Dead
© Ned Lagin 1974, 2013

Il massimo trionfo del poliedrico artista in relazione ai Dead avvenne nel 1975. La gang di Garcia, per la verità, stava vivendo un periodo molto particolare: tensioni varie avevano rallentato l’attività della formazione, tanto che il 1975 passò alla storia come un anno quasi sabbatico – vi furono solo poche apparizioni live, nel settembre di quell’anno e nella sola San Francisco. Riavvolgendo il nastro, però, nel marzo i Grateful Dead erano pronti per incidere un nuovo lavoro ma gli attriti, tuttavia, presero il sopravvento – e tutto andò in fumo. Ciò fu la fortuna di Lagin, a conferma che tutti i mali non arrivano per nuocere: lui, Lesh, Garcia e Mickey Hart chiamarono qualche amico, principi/principesse West Coast quali David Crosby, Grace Slick, David Freiberg e Spencer Dryden – e quello che ne uscì fu appunto Seastones (1975), un po’ il Metal Machine Music di coeva loureediana memoria in salsa Dead. Adesso quelle registrazioni trovano perfetto complemento in questo Seastones Set 4 and Set 5 – ossia quasi 2 ore di musica per la bellezza di 83 tracce, sebbene sarebbe meglio dire frammenti uniti a inesorabile unicum, che vanno ad affiancarsi al vecchio Seastones.

Lagin con Bob Weir, Jerry Garcia e Phil Lesh, 1974

La “scena del crimine” è il Rolling Thunder Studio di Hart, che già fece da background alla fantasticherie della Planet Earth Rock & Roll Orchestra (cercatevi il bootleg di quelle magiche session – consiglio spassionato…). Lagin s’inventa meraviglie esoteriche degne di Brian Eno – anzi, Lagin è stato un po’ l’Eno-alchimista dei Grateful Dead: lo dimostra ampiamente questo trip preso nell’insieme, dove musica astratta, rumorismo, sperimentalismo, ambient e minimalismo si rincorrono a formare un tutt’uno colorato di mondi sconosciuti come, per esempio, nei quasi 6 minuti di Seastones 66, propriamente cantati e con Garcia (e la Slick laggiù da qualche parte in sottofondo, ci sembra di scorgere) più che mai lanciato a dimensioni parallele.

Insieme a Jerry Garcia, 1974

Senza voler entrare troppo in tecnicismi, molto interessante leggere quello che scrive Lagin stesso in proposito: “Gran parte dell’album è costituito da strumenti e voce tradizionali elaborati elettronicamente e da un gruppo di sintetizzatori – un sintetizzatore modulare E-mu personalizzato, controllato ed elaborato tramite la tecnologia informatica all’avanguardia, con patch software composto di un ARP 2500 e ARP 2600 e un sistema modulare Buchla. I primi computer impiegati includevano una macchina Interdata 7/16 con un’unità logica aritmetica ad alta velocità e una memoria a nucleo magnetico. Nonché un sistema a microprocessore Intel 8080 costruito da me stesso, chiamato Altair 8800. I sistemi controllati dal computer furono progettati e costruiti per performance live di gruppo, con gli strumenti e le voci degli artisti instradati attraverso la sintesi analogica e digitale, con l’hardware di elaborazione. Seastones è stata una delle prime registrazioni distribuite in commercio a presentare l’uso di computer digitali – e credo di esser stato il primo a esibirsi dal vivo in un palco con i computer. Ed è stato pure uno dei primi esempi di interconnessione dei segnali audio e di controllo di più musicisti, ben prima del MIDI“. Quando si dice essere dei pionieri che anticipano i tempi – anche se, noi per primi, non avete capito niente!

L’artista di Long Island con Bob Weir, Jerry Garcia e Keith Godchaux, Grateful Dead live 1974

Tutto a dimostrazione che l’incredibile mondo a specchio rivolto verso l’infinito che erano i Grateful Dead, anche in questa particolare quanto importante sfumatura della loro musica chez Ned Lagin si svela sempre e comunque proiettata verso il futuro – com’è lampante in questo reperto che ci è giunto intatto, brillante e tutt’altro che “antico”. Non male per un gruppo che partì con ambizioni bluegrassjug music ma che poi, in oltre 30 di storia, mappò al massimo dei livelli l’intera musica americana – come solo Bob Dylan, in fondo, ha fatto quanto loro.

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