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Marcos Valle – Cinzento (Deck)

Bello, biondo, capelli fluenti, occhi profondi di chi la sa lunga e bene, fisico quasi da surfista. Praticamente il nonno che tutti vorremmo! L’allievo prediletto di Antônio Carlos Jobim, colui che con l’amico Eumir Deodato andò alla conquista degli USA, sbancandoli – Marcos Valle, classe 1943 e quasi 77 anni, lo scorso anno ci deliziò con il suo 1° disco dopo 10 anni, Sempre, e ora a pochi mesi di distanza concede il bis con questo Cinzento. Nel frattempo, tra l’altro, l’artista di Rio de Janeiro ha visto portare in tour il suo lavoro più famoso e politicizzato (il tempo è debito, con Jair Bolsonaro al potere), il capolavoro Previsão do Tempo (1973), uno di quegli album che bisogna avere in qualunque propria discografia basic di musica brasiliana.

Quanto Sempre era una gran bella immersione nella sua contagiosa e far out Brazilian Disco Music rinfrescata ai giorni nostri (ma non sputtanata, tutt’altro), in questa nuova avventura a svelarsi è il Valle più cantautore o, forse detto in maniera più consona, cesellatore di canzoni, quello appunto che può ricondurre a prima che egli si trasferisse negli Stati Uniti, sebbene come d’obbligo non manchino i voli pindarici e i mai stucchevoli preziosismi impliciti nella sua musica. Con lui i fidi Alberto Continentino (basso) e Renato Massa Calmon (batteria), fino alla splendida e bravissima moglie Patrícia Alví (voce) – e non mancano collaborazioni in fase compositiva con il fratello Paulo Sérgio Valle (i 2 nel corso degli anni hanno collaborato assiduamente), con il violoncellista/compositore Domenico Lancellotti, con Ronaldo Bastos (Clube da Esquina), con l’ex Mutantes (prima fase della reunion avvenuta una quindicina d’anni or sono) e cantautrice Zélia Duncan, con Bem Gil e con Moreno Veloso (gli ultimi 2 rispettivamente i figli di Gilberto Gil e Caetano Veloso – entrambi molto quotati in terra verdeoro). Formazione/collaboratori a prova d’urto, detto in sintesi.

Per tutte le 12 composizioni sembra spirare il vento tropicale del famoso Posto 9 alla spiaggia di Ipanema (e non per nulla una delle canzoni si chiama così, Posto 9), dove il movimento della bossa nova aveva quartier generale, in spiaggia e lì vicino nelle vie piene di barzinhos, mica in ufficio: è in quell’angolo di paradiso che Vinícius de Moraes prese ispirazione per il testo di Garota de Ipanema, per esempio. Un po’ il ritorno a dove tutto ebbe inizio, per il Maestro Valle, l’uomo della più che classica Samba de verão.

Il disco inizia subito alla grande, con Reciclo: piano elettrico, atmosfera generale rarefatta ma in crescendo e tutta la raffinatezza di un vero fuoriclasse che si sa muovere a piacimento dentro e fuori jazz, bossa e pop. Se Proteja, ritmatissima e fiati di contrappunto, viaggia a velocità di crociera sostenuta molto 70s ma non antiquata, Redescobrir, sensuale e insinuante, sarebbe perfetta in un vecchio film softcore, non importa se con Sonia Braga o Sylvia Kristel. Rastros Raros e Lugares Distantes ti avvolgono con un suono unico e ovattato perso fra il Jobim di Stone Flowers (1971) e gli Steely Dan – cuce Mestre Valle, sarto impeccabile.

La già citata Posto 9 è nostalgia dei suoi anni giovani e pieni di gioia, di scoperta, di musica – easy listening complesso e avvincente. Lo strumentale Lamento no Rhodes, come spiega già il titolo, è una bella e articolata composizione dove protagonista è il suo Fender Rhodes. Infine, il brano guida: tappeto sonoro colmo e impalpabile, con l’intervento del rapper Emicida (favore restituito: lo scorso anno Valle fece comparsa nel brano Pequenas Alegrias da Vida Adulta del giovane paulista) – la vecchia volpe con la giovane leva che fa le cose in punta di piedi, come d’obbligo. Cinzento, per la cronaca, significa “grigio” – grigio che mai fu più colorato come in quest’occasione.

Foto: Marcos Valle con Sylvia Telles, Antônio Carlos Jobim e Roberto Menescal, metà anni 60

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