Music

Mara Redeghieri – Recidiva + (Lullabit/Believe Digital); Simona Colonna – Curíma, Curíma… (Sonirik)

Esistono musicisti che se li vedi apparire nei crediti dei più disparati album, difficilmente ci si sbaglia: quella, con un sicuro margine di certezza, è musica di qualità. Se avete una buona e trasversale collezione di dischi, cercate i nomi di Danny Kortchmar, di Chris Spedding o di Spooner Oldham – e vedrete che mica troppo inaspettatamente sono dentro innumerevoli classici. La stessa cosa, in Italia, la si può fare con Stefano Melone, il cui nome lo vedrete comparire in molti lavori doc, da Fabrizio De André al suo “scopritoreIvano Fossati (per 15 anni i 2 sono stati inseparabili), da Cristiano De André a Ornella Vanoni, da Tosca a Riccardo Tesi, fino a Fiorella Mannoia e Vincenzo Zitello – ma pure con musicisti meno celebri ma sicuramente di assoluto valore, vedi i più che eccellenti Carlo Muratori e Rudy Marra.

Stefano Melone

Detto in breve, il tastierista/produttore/arrangiatore è una garanzia di qualità: se vedete il suo nome in un disco, quel disco non sarà meno che buono. Riprova ne sono le recenti uscite di 2 artiste che, appena letto il nome di Melone quale produttore, non abbiamo aspettato un secondo a metter nel lettore i loro album: l’ex frontwoman degli Üstmamò Mara Redeghieri e la violoncellista/cantautrice roerese Simona Colonna.

Mara Redeghieri, © Gianluca Simoni

Nell’epoca di Tik Tok, del “qualunque cosa a portata di click“, di Youporn, della digitalizzazione e tutto quanto, fa una certa tenerezza ripensare alla Redeghieri, non certo senza un certo grado di originalità e di profezia, quando con gli Üst cantava Memobox, videoclip scandalosamente allusivo compreso. Passati quasi 25 anni, lasciato alle spalle il gruppo (che esiste ancora – e lotta insieme a noi…), godutasi un lunghissimo periodo di sabbatico, Mara tutta nervi, muscoli plastici e aurea che la fa sembrare 15 anni puliti più giovane di quel che l’è, nel 2017 aveva sorpreso non poco con Recidiva, 1° suo disco in solo con appunto Melone dietro la consolle – lavoro che davvero mise in risalto le sue principali qualità artistiche: carisma di performer e gran originalità pop-letteraria, in primis. Ora i 2 a quel lavoro hanno visto bene di rimettervi le mani – ed ecco Recidiva +, rivisitazione di tutto l’album originale (tranne 1 numero, Nella casa) dove quasi tutti i brani diventano duetti con nomi ben noti del panorama italiano.

Simona Colonna

Così abbiamo Gianna Nannini che gioca di sponda con Mara in Anni luce; Rachele Bastreghi che infila dosi del cliché Baustelle in Pestifera (cattura della); addirittura Orietta Berti in Cupamente, simpatico trucco a effetto mutuato dai grandi ispiratori CCCP del suo amico e 1° estimatore Giovanni Lindo Ferretti; fino all’ex Matia Bazar Antonella Ruggiero che porta i suoi seducenti preziosismi vocali in Madredea. Aggiungete poi gli interventi dei vari Luca Carboni, Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Lele Battista (La Sintesi) e Beatrice Antolini – e il quadro è completo. Sebbene il pezzo più bello, nella versione originale, resti Augh: gran esercizio ferrettiano con versi che, in tempi di pandemìa e di tensioni sociali, svelati oltre 3 anni fa hanno un che di oracolistico (“La rivoluzione non ti fa mangiare/Questo grande sciopero fa male, fa male/Meglio fare a modo, torna all’ovile/Guarda che programmi ci sono alla tivù“).

Di tutt’altro registro l’album che Melone cura per la Colonna. Curíma, Curíma… è un disco di ricerca fra classica e musica tradizionale, con quel sapore terra-mare di dove finiscono le Alpi e iniziano gli Appennini fra Piemonte e Liguria. L’uso del cello è molto peculiare, teso un po’ a rompere gli schemi come faceva il defunto Arthur Russell sia in solo sia nelle tante collaborazioni (Steve Reich, Philip Glass, Allen Ginsberg, David Byrne) – e pure la voce, usata sovente come strumento, in piena tradizione Area ma pure Quintorigo, è molto affascinante, contando l’ambito di autrice in cui si muove la musicista. Musicista che assicura come il suo intento sia «cercare un contatto sempre più diretto, spontaneo e personale con la musica, per trovare un mio modo d’essere artista: oggi canto e suono immagini, storie, personaggi, volti. Sono partita dai grandi nomi della musica e sono approdata alle mie origini: un percorso che è un ritorno – e quindi non è mai stato un addio». Ascoltati bellissimi passaggi come il brano guida, La vecchia stazione, Tiritera d’la mia tera (che sembra uscita dalla penna di Giorgio Conte…) e Albero non si può darle torto – il suo viaggio ha sicuramente un perché.

Share: