Music

Judy Collins, Jonas Fjeld & Chatham County Line – Winter Stories (Wildflowers/Cleopatra Records)

Chiunque può aver fatto cover di Leonard Cohen, ma solo una persona è arrivata sul canadese prima di tutto e di tutti: Judy Collins. Ossia una fra le molte cose, giusto per sgombrare il campo, che marcano la differenza fra le innumerevoli pretendenti del folk americano e Queen Judy: colei che con Joan Baez è stata l’interprete donna più amata nel genere degli ultimi 60 anni. E da che esordì per l’Elektra di Jac Holzman con A Maid Of Constant Sorrow (1961), di acqua sotto i ponti ne è passata molta: la bellezza di oltre 40 dischi pubblicati; storie d’amore passate dal gossip alla leggenda come quella con Stephen Stills – è lei la destinataria di Suite: Judy Blue Eyes di Crosby Stills & Nash, ma anche So Begins The Task dei Manassas; amicizie/collaborazioni come quelle con il già citato Cohen e con Joni Mitchell – anche qui Judy ebbe un ruolo chiave nel far conoscere la biondina dell’Alberta; interpretazioni da favola anche di altri maestri-della-canzone: dalla Just Like Tom Thumb’s Blues di Bob Dylan per archi degna di Eleanor Rigby dei Beatles, fino a Who Knows Where The Time Goes? dei Fairport Convention; momenti di crisi esistenziale dovuti all’abuso di alcol e tanto altro che, per esempio, la sua splendida e consigliatissima autobiografia Sweet Judy Blue Eyes: My Life In Music (2012) racconta con candore-onestà disarmante.

Indomabile e in perfetta forma sebbene lo scorso anno siano scoccate le 80 primavere, solo in quest’ultimo decennio la ragazza del Colorado ha pubblicato ben 7 album; ma soprattutto ha condiviso alcuni titoli come in precedenza non aveva mai fatto: prima in Silver Skies Blue (2016) con il giovane cantautore yankee Ari Hest, forse a soddisfare voglie di talent scout; e poi, suggello al tempo che fu, nel più che riuscito Everybody Knows (2017) con Stills, puntellato anche da un tour di buon successo dei 2 in giro per gli USA. Con il nuovissimo Winter Stories la beloved Judy sembra aver preso pieno godimento a collaborare – rilanciando la posta. Chiama a sé il cantautore norvegese Jonas Fjeld, negli anni 90 assurto alle cronache per 2 bei dischi incisi in trio con Eric Andersen e Rick Danko della Band (trio che abbiamo potuto ammirare in Italia grazie agli infaticabili Carlo & Paola Carlini, promoter sempre più rimpianti…), e il gruppo di bluegrass revival Chatham County Line, regalando un gran bel lavoro fatto con gusto, voglia e classe da vendere.

Fra le cose migliori dei 50 minuti tondi che dura Winter Stories, non sembri un’eresia, ben 3 i brani firmati da Judy, che a un certo punto negli anni 70 sentì il bisogno di evolversi da interprete ad autrice – con gran bei risultati, come sa bene chi ne conosce la discografia. Lo dimostra The Blizzard (The Colorado Song), pezzo-confessione vecchio di 30 anni che narra del suo torturato rapporto con l’alcol e che esibisce l’immarcescibile virtuoso tocco pianistico della Dolciocchiblu; ma pure The Fallow Way e Mountain Girl, entrambi di metà anni 90, qui riformulati con garbato tocco country-grass. Passando al norvegese, notevole anche Angels In The Snow – che Fjeld ripesca dal 1° album del già citato trio (e scritta da lui con Andersen), ballata che si infila come un guanto nell’ugola delicata e sempre splendente di Judy.

Immaginiamo che in pochi, pochissimi ricordino il cantautore canadese Stan Rogers, stroncato nel fiore della carriera da un incidente aereo nei primi anni 80. La sua Northwest Passages, dedicata agli esploratori che cercavano di unire America e Asia, nella “landa delle foglie d’acero” è un classico che conoscono tutti – e Collins-Fjeld-Chatham CL vi danno dentro con maniera solenne e oratoria ma non stucchevole. Uno dei momenti più belli di Winter Stories. A proposito di guanti che si infilano senza sforzi, ecco l’ennesimo connubio Collins-Mitchell, iniziato decenni fa con Both Sides Now: qui Judy punta in alto, al pezzo top di Blue (1971), quella River che si perde fra ricordi natalizi e introspezione, con da una parte il suo pianismo puro come i ghiacci del Grande Nord e dall’altra i ragazzi di Chatham discreti e impeccabili con le lore stringhe.

Cohen, Mitchell… poteva mancare Jimmy Webb, un altro che Lady Collins ha coperto (fra le altre, riascoltatevi la clamorosa cover di The Moon Is A Harsh Mistress da Judith, sopraffino album del 1975) sempre con risultati eccellenti? Certo che no – ed ecco Highwayman, composizione del sommo Webb epoca secondi 70s divenuta un classico prima grazie a Glenn Campbell e poi al supergruppo Highwaymen (Johnny Cash, Willie Nelson, Kris Kristofferson e Waylon Jennings): Judy Collins a numeri del genere dà del tu, e la storia del protagonista che viaggia nel tempo prima come ladro di diligenze, poi come marinaio, quindi come falegname e infine come comandante di un’astronave (una specie di Ritorno al futuro meets David Bowie? Pensateci…) trova una nuova, avvincente interpretazione. Detto in breve: con Judy Collins non si sbaglia mai! E racconti invernali siano…

Foto: Judy Collins con Jonas Fjeld
La cantautrice canadese con Joni Mitchell

Share: