Music

James Johnston & Steve Gullick – We Travel Time (God Unknown Records)

Sarebbe davvero un peccato che questo nuovissimo We Travel Time, giusto perché appartiene allo stesso “giro”, finisse nell’ombra a causa del pur eccellente Carnage di Nick Cave & Warren Ellis. Beninteso, Nick Cave & The Bad SeedsPJ HarveyLydia LunchFaust a parte, James Johnston resta una di quelle perle rare che meritano solo rispetto. Tanto più se si considera come con i suoi Gallon Drunk, dal finire degli anni 80 in poi, abbia davvero percorso i fiumi della musica inglese andando molto contro corrente – scena dove per gran parte la tendenza principale era dettata dalla moda Brit-pop e dagli spesso dimenticabili “singoli della settimana” di certi ben noti settimanali d’Oltremanica ora ridimensionati o defunti. Johnson e i Drunk, decenni dopo sono ancora qui che non mollano, con lavori che si fanno amare incondizionatamente – per esempio, il solo The Starless Room (2016), debutto in proprio dopo tanti anni a cavalcare il Gallone, se non lo conoscete sarebbe un peccato lasciarlo nel dimenticatoio.

James Johnston & Steve Gullick

Ma veniamo a We Travel Time. Un disco particolare, inciso con il vecchio amico Steve Gullick – professione fotografo per New Musical Express con ovviamente il vizietto della musica (suoi scatti passati alla storia con protagonisti tipo Nirvana, Beck, Björk, Mark Lanegan, Mark E. Smith, naturalmente Cave e decine d’altri…); già con Johnston negli effimeri …Bender (scritto con i puntini – negli anni 2004-5 autori di un paio di Ep e di 1 album); e che nell’ultima quindicina d’anni ha pubblicato diversi lavori con la sua band, i Tenebrous Liar. Musica come sintesi e probabilmente speculare nei ruoli dei 2, perché bisogna pure considerare che J.J. ha una seconda vita come artista visivo – difatti, il duo ha approfondito di nuovo il legame in occasione di una mostra d’arte cui nel 2019 hanno lavorato insieme.

James Johnston

A detta loro, la scintilla è stata spontanea, «attingendo a un amore condiviso per il noise, il folk e la classica – colonna sonora immaginaria che offre echi di Big Star, Nico, Lee Hazlewood e Palace Brothers». Tutto ciò si sente, eccome, in tutti gli 11 brani proposti – con James e Steve che fanno tutto da soli riflettendosi l’un l’altro alle voci e giocando a piacimento con gli strumenti (chitarre, tastiere varie, violino, banjo, autoharp, armonica e harmonium), regalando un disco che si svela lentamente ma che una volta colto nel profondo lascia emozioni palpabili. Con il mare come soggetto principale: «Tutti gli strumenti scricchiolanti che stavamo usando sono entrati nel disco – dando quell’impressione che molti pezzi sembrano “andare alla deriva”, quindi i titoli corrispondono a quello. E pure alcuni testi di Steve lo testimoniano» – parola del Gallon Drunk.

Steve Gullick

Suoni ambientali fra uccelli, pioggia, onde, orologi e voci di sottofondo entrano ed escono nell’ascolto – We Travel Time è un viaggio in una dimensione intima, dove gli squarci e la violenza dei Gallon Drunk sono messi da parte a favore di una fragilità disadorna, sebbene sempre cruda e real, dove il carpe diem-cogli l’attimo regna sovrano. Ne siano prova diversi momenti dell’opera, davvero di abbagliante bellezza: When I’m Down, strascicato e avvolgente come da regola del miglior Will Oldham; We Sail, che come promette il titolo porta attraverso mari scuri, abissali; lo stesso brano guida, quasi 7 minuti di elegia dove l’atmosfera fosca è tutto; Stormy Sea, angoscioso sea chant buono per il prossimo pirate movie con Johnny Depp; Blue Rider, ipnotico slow gospel; Seven Seas, pochi tocchi di corde varie e un taglio angolare; fino a Poised To Fall, per banjo e pennellate misteriose. E viaggiare nel tempo con quest’intensissima colonna sonora non può altro che aumentare il gusto per l’avventura.

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