Music

Harry Nilsson – Losst And Founnd (Omnivore Recordings)

1968? Per citare quella nota canzone: ’twas a very good year. Tipo quella volta che John Lennon e Paul McCartney, durante la conferenza stampa di lancio della Apple Corps, furono protagonisti di un siparietto a dir poco delizioso. Un giornalista chiese a John chi fosse il suo artista americano favorito e il Beatle rispose senz’esitazione: «Harry Nilsson!». Subito dopo lo stesso giornalista chiese all’altro Beatle chi fosse la sua band americana favorita – che rispose candido: «Nilsson!». E la cosa continua a non fare una grinza: con Brian Wilson, Phil Spector, Jimmy Webb, Burt Bacharach e Mike Brown (Left Banke, Montage, Stories), Harry Nilsson resta fra i più grandi pop maker d’Oltreoceano – non tanto per gli hits prodotti, ma soprattutto per la profonda ed eccentrica qualità della sua preziosissima discografia.

Che ci crediate o no, a una quarantina d’anni dal suo ultimo disco (la colonna sonora del floppone Popeye di Robert Altman, incisa con Van Dyke Parks) e a una venticinquina dal decesso ad appena 52 anni per via di un infarto dopo una vita dove l’abuso di alcol (cognac Rémy Martin come se piovesse) e di droga (cocaina come se fioccasse) è stata la regola, dal nulla ma soprattutto dai vault di famiglia ecco che per il piacere dei suoi fervidi fan esce Losst And Founnd, disco completamente inedito prodotto da Mark Hudson, uomo-consolle che oltre a Nilsson ha collaborato a lungo con Ringo Starr – parlando di colui che in vita, con Lennon, fu il miglior amico di Harry. Fra l’altro, pure George Harrison fu molto vicino all’autore di capolavori come One, Me And My Arrow e Jump Into The Fire. Tutti legami meravigliosamente raccontati nell’imperdibile documentario Who Is Harry Nilsson (And Why Is Everybody Talkin’ About Him)? (2006), vero must-watch per tutti i Nilssoniani e i Beatlesiani di questo mondo, e oltre.

Ma veniamo a Losst And Founnd. Un paio d’anni prima di morire e poco prima che la salute si deteriorasse del tutto (da tempo già costretto in carrozzina), Harry Nilsson trovò di nuovo la voglia e la forza di affrontare un nuovo album di cui, fra l’altro, in tutti questi lustri si è favoleggiato esistesse, custodito chissà dove. Con Hudson appunto, l’artista di Brooklyn trapiantato in California approntò tutta una serie di demo su cui i 2 lavorarono per diverso tempo ma poi caduti nell’oblio. Finora – sebbene qui e là online qualcosa sia apparso nel corso dei decenni. Il produttore ha rimesso tutto insieme e con l’aiuto di Kiefo, il figlio del musicista, i già citati vecchi amici Parks e Webb nonché Jim Keltner ha messo mano a quelle registrazioni vecchie di quasi 30 anni e vi ha cavato un disco fatto-e-finito che suona davvero bene e mantiene intatta la magia del Cosmic American Pop di Nilsson. Insomma, vecchi estimatori che siamo del great late Harry siamo davvero contenti di questa uscita, che nulla ha di dubbia operazione commerciale sulla pelle del caro estinto – ma è chiaramente un atto d’amore. Riuscitissimo.

Bello notare come dal finire degli anni 70 la (splendida) voce del signor Coconut in queste ultime registrazioni abbia ripreso quota su registri forse più gravi ma che riaggiustano le cose rispetto alle ultime registrazioni prima di allora, che mostravano delle corde vocali un po’ martoriate. 11 i pezzi contenuti in Losst And Founnd, di cui ben 9 frutto della (allora) rinverdita penna di Harry che negli ultimi anni di carriera discografica, causa una certa vena affievolita, aveva optato sempre più per l’interpretazione di brani altrui (ma già ben prima, destino beffardo con lui che è stato un grandissimo autore, i piani alti delle classifiche si schiusero con numeri non suoi: naturalmente gli immortali Everybody’s Talking di Fred Neil e Without You dei Badfinger). Fra questi non si può tacere la bellezza di U.C.L.A., flemmatico pop su registri blues che è il paradigma delle 7 note secondo Harry: sarcasmo strisciante, piglio sornione e, su tutto, comunque una grande anima interpretativa. Notevole anche il brano guida, potente rock che profuma molto di Beach Boys e che nel testo è una tirata contro quella che all’epoca, primi 90s quando esplodeva il grunge, era la politica yankee reduce da Ronnie Regan e con il C.I.A. man George Bush Sr alla Casa Bianca. Non si può nemmeno tacere dello sberleffo western What Does A Woman See In A Man, che potrebbe stare tranquillamente nel repertorio di un’altra vecchia conoscenza dell’artista, Randy Newman (rammentiamo che il 6° album di Harry fu Nilsson Sings Newmananno domini 1970); oppure del gioiellino sussurrato di Lullaby, probabilmente dedicato a tutti i suoi figli, ben 8 a fronte di 3 matrimoni.

Agli originali si aggiungono anche un paio di cover, peraltro molto significative. Una è nientemeno che Listen, The Snow Is Falling di Yoko Ono tratta dal Wedding Album (1969) condiviso con Lennon, che qui viaggia su frequenze tropicali fra l’hawaiano e il calipso  – il tocco hyper world music 360° di Van Dyke Parks è chiaro. L’altra un omaggio del fraterno buddy Jimmy Webb (già nota anche nell’interpretazione dell’autore), ballata orchestrale molto melodica che è quintessenza del pop baroque di cui questi artisti sono stati maestri incontrastati.

Per concludere, le note di copertina firmate da Mark Hudson a forma di lettera meritano una citazione: «È da poco oltre 25 anni che io e te, Harry, abbiamo avuto l’ultima delle “nostre conversazioni” e non riesco a esprimere quanto mi manchino la tua saggezza, il tuo humor, la tua passione, le storie che eri inimitabile nel raccontare – e più di tutto la tua musica. Finalmente ho concluso il disco su cui stavamo lavorando. Ti garantisco che tutte le idee che buttavi giù di continuo sui fogli di carta sono finite qui dentro. Finire Losst And Founnd è stato davvero come un sogno che si realizza. So di averti promesso che prima o poi l’avrei completato… e alla fine ce l’ho fatta!».

Foto: Glen Campbell, Jimmy Webb e Harry Nilsson
Nilsson con John Lennon
Insieme a Ringo Starr

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