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GG Allin. Quando il Rock fa proprio schifo

Una premessa. Parlare di GG Allin (1956-1993) significa farlo trattando di una persona malata ed è difficile definire quel che abbia significato la sua presenza nell’ambito musicale. Di certo una cosa la possiamo dire: nessuno mai (sicuramente prima, quasi certamente dopo) riuscirà a essere più estremo e più underground di lui. Egli stesso si definì “l’ultimo rocker“, intendendo che il rock si era imborghesito smarrendo quella carica trasgressiva che al contrario lui interpretava. Fin troppo.

Ma non c’era solo la dimensione musicale, che per certi versi era anche l’aspetto secondario. Consapevole o meno, da certe interviste emerge il suo essere un performer d’avanguardia per l’uso estremo del corpo inteso come mezzo per realizzare il suo progetto: la progressiva autodistruzione. Definito da AllMusicthe most spectacular degenerate in rock n’ roll history“,  GG Allin è stato indubbiamente l’interprete più estremo e sincero del nichilismo.

Nato nel 1956 a Lancaster, U.S.A. come Jesus Christ Allin da una madre puritana (Arleta Gunther) e da un padre (Merle Colby Allin Sr.) convinto – dopo una visita notturna di Gesù in persona (!?) – che il figlio sarebbe stato una specie di Messia, cresce in una baracca dove ogni scomodità non manca di certo. In più, papà si ostina a meditare un omicidio-suicidio per tutta la famiglia. Se per GG si è spesso parlato di disturbo mentale, è evidente che esso proveniva da un soggetto da TSO quale era il padre. Altre teorie ipotizzano la puntura di un parassita che potrebbe avergli procurato danni neurologici. La sua esistenza, comunque, si è rivelata come l’estrema rappresentazione/messinscena di un potente disagio psichico che sfociava in atti delinquenziali e in una forma parossistica di body art.

Assai probabile, in buona sostanza, che soffrisse di un disturbo misto di personalità con caratteristiche narcisistiche, borderline e masochiste. Ovviamente si è rivelato un pessimo studente, un soggetto afflitto (diremmo oggi) da Disturbo Oppositivo Provocatorio mentre all’epoca, gli anni 60, è stato semplicemente definito “piccolo teppista” come tanti altri. E il rock, dopotutto, è colmo di teppisti. Ma a rendere sconcertante la personalità di GG Allin è la piena consapevolezza del proprio disturbo e la volontà di utilizzarlo per fare e farsi del male attraverso performance musicali e un’esistenza lastricata da una lunga serie di crimini: la violenza bruta, il furto e lo spaccio, con l’aggiunta di perversioni come il sadismo, il masochismo, la coprofilìa e la coprofagìa.

Tuttavia, oserei dire, GG non si faceva esclusivamente trascinare dai propri istinti: non ne era schiavo, era lui stesso a volerli interpretare. Con ogni probabilità, l’unica cosa che davvero lo dominava e che lo ha portato alla morte è stato un incoercibile desiderio autodistruttivo, generato da un odio efferato nei confronti del mondo e di se stesso.

GG Allin fumettisticamente visto da Brian Walsby

I suoi concerti (è stato il leader di varie band fra cui The Jabbers, ANTiSEEN e The Murder Junkies) erano a dir poco rivoltanti. Appariva in scena coperto di sangue per i tagli che si infliggeva, defecava sul palco, lanciava gli escrementi addosso al pubblico… Eppure, se si ha lo stomaco di osservare la questione in modo il più possibile distaccato, si noterà per esempio che egli appare fin dall’inizio padrone della situazione: le sue esibizioni duravano in genere pochissimo, già alla seconda canzone cercava di colpire con l’asta del microfono lo spettatore più vicino, ingenerando così una reazione che portava a una rissa e di conseguenza all’interruzione del concerto.

Per quanto drogato o bevuto che fosse, non si ha mai avuta l’impressione che tali azioni venissero compiute in uno stato di semicoscienza. D’altronde, se permangono dei dubbi, egli stesso li ha fugati con dichiarazioni così: «Voglio uccidere il rock’n’roll, le band da 4 soldi e conformiste»; «Uso la mia mente come una mitragliatrice e il mio corpo come proiettili. Il mio nemico è il pubblico».

Ovvio, allora, che il suo progetto definitivo fosse imbottirsi di dinamite per poi farsi saltare in aria insieme al pubblico. Progetto rimandato una prima volta per non ben precisati “problemi tecnici“, altre volte perché messo in gattabuia causa intemperanze. Alla fine, fu stabilito che la sua morte sarebbe dovuta avvenire la notte di Halloween del 1993, ma in realtà passò a miglior vita (?) per un’overdose di eroina prima di mettere in atto il suo progetto. Fra i vari filmati reperibili c’è quello che lo riprende, nella bara, mentre i suoi amici gli mettono accanto una bottiglia di whisky, della droga e quant’altro, come se la mancanza di rispetto verso di sé e verso il pubblico rendesse naturale la mancanza di rispetto nei confronti del suo cadavere.

Concluderei con una breve riflessione sul suo pubblico e sulla sua musica. Oggettivamente, se andavi a un concerto di GG Allin i casi erano 2: o eri come lui, o eri un curioso più che disposto alla rissa. Del resto, non potevi andarci per godere della musica dal momento che i suoi erano (ci tengo a ribadirlo) concerti lampo e i suoi brani votati a un punk più che rozzo, giocato su quei pochi accordi che facevano apparire i Sex Pistols dei campioni di raffinatezza.

L’album d’esordio di GG Allin & The Jabbers (1980)

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