Music

Christy Moore – The Early Years 1969-81 (Universal Music Ireland/Universal)

«Questa antologia ha portato alla luce canzoni e registrazioni da tempo dimenticate. Alcuni brani sono grezzi ma pronti, proprio come grezza ma pronta era la mia vita allora. La maggior parte riporta bei ricordi di notti ormai lontane, di canzoni cantate nel tempo. Sono felice che questi primi lavori siano stati riproposti, che sia dato loro un nuovo contesto e una nuova prospettiva di vita». Parola di Sua Maestà l’Imperatore d’Irlanda, agosto 2020. In altre parole, Christy Moore, il più grande folkman sulla faccia della terra, bloccato come tutti dalla pandemìa – e non possiamo immaginare quanto il signore della contea di Kildare stia soffrendo nel non poter portare la sua musica al pubblico, lui che con il suo “popolo” ha un contatto oseremmo dire fisico – roba che Bruce Springsteen gli fa un baffo. Ma visto che il tempo è limitato e prezioso, lui e chi detiene i diritti delle sue vecchie cose non sono stati con le mani in mano – e regalano questa raccolta The Early Years 1969-81, che nel titolo spiega già molto.

Christy Moore nel 1973

2 Cd e 1 Dvd (se vi va di spendere giusto 2-3 € in più rispetto alla versione simple di soli 2 Cd) che sono un vero godimento per qualsiasi adepto del 75enne musicista. In altre parole, tutto compreso 61 canzoni tratte dalla prima dozzina d’anni del nostro eroe, con tante hard to find e molte performance mai viste prima (almeno da noi). Ma cominciamo dal Dvd, che è una vera potenza per immagini ed esibizioni dell’allora 35enne Moore. Ossia concerti ripresi dalla RTÉ nel 1979, Live On Aisling Gheal e Live At Adare Manor; e nel 1980, Live At The Abbey Tavern (se sarete mai a Dublino, la Abbey Tavern è un must – garantiamo… e garantiamo pure su quella di Cork). Più alcune primizie courtesy by BBC annata 1979, fra cui una strepitosa Deportee (Plane Wreck At Los Gatos) di Woody Guthrie – che Christy avrebbe inciso anni dopo in The Spirit Of Freedom (1986). Aggiungete anche una vibrante The Workers Are Being Used Again dal vivo nel 1979 al The Late Late Show alla RTÉ (il programma più longevo della “RAI irlandese”) e, spettacolo nello spettacolo, un Christy anno di grazia 1969, quello del suo difficilmente reperibile esordio Paddy On The Road (l’originale in vinile costa una follia mentre in Cd è apparso brevemente una decina d’anni or sono a tiratura limitata e venduto solo online – tranquilli, noi ce l’abbiamo…), al programma Ballad Sheet, dove esegue Avondale e The Ballad Of James Larkin. Il tutto ben oltre la storia, indiscutibilmente nel pieno della leggenda – detto in breve. E se, a naso come suggerisce il titolo dell’operazione, vi saranno altri volumi – non stiamo di già nella pelle per cosa potrebbero regalare eventuali altri Dvd dedicati agli anni 80 e 90.

Moore con Dónal Lunny e Jimmy Faulkner

Passiamo ai Cd, che sono giusto un’antologia. Per puro settarismo, a parte January Man, Home By Bearna, What Put The Blood e Tippin’ It Up To Nancy, non crediamo sia abbastanza il materiale da Whatever Tickles Your Fancy (1975), il disco prodotto dal compagno Planxty e futuro pard Moving Hearts Dónal Lunny, che riteniamo fra i vertici assoluti dell’epopea mooriana – se non addirittura il suo album solista più memorabile, sebbene vi sia da scegliere con altri capolavori come Ride On (1984), Smoke & Strong Whiskey (1991) e King Puck (1993). Leggi: un vero peccato capitale aver lasciato fuori il traditional Van Diemen’s Land o la cover dei Mountain di Felix Pappalardi & Leslie West, One Last Cold Kiss. Tolto il sassolino dalla scarpa, The Early Years 1969-81 è tuttavia un buon vademecum del lasso di tempo preso in esame: qualcosina da Paddy, vedi la già citata James Larkin e la title track; buon spazio riservato a Prosperous (1972), sotto mentite spoglie fondamentalmente il 1° disco dei Planxty, vedi le sempre vibranti Rambling Robin, The Raggle Taggle Gipsies e Spancilhill; discreta anche la scelta da Christy Moore (1976) e da The Iron Behind The Velvet (1978), sempre prodotti da Lunny; e non manca pure materiale da Live In Dublin (1978), eccellente album dal vivo condiviso con brother-deartháir Dónal e il grande chitarrista Jimmy Faulkner (scomparso piuttosto prematuramente nel 2008). Poco di che sottilizzare, specie se il tutto sia inteso per i neofiti – poiché, per costoro, qui potrebbe essere l’inizio della passione per 1 fra i più grandi performer dell’arte della canzone che, a partire da fine anni 60, il mondo abbia conosciuto.

Il folkman irlandese con i compagni Planxty Dónal Lunny, Andy Irvine e Liam O’Flynn, 1980

«Quaranta o cinquant’anni fa, la mia vita musicale era sostanzialmente diversa da quella odierna. Uscivo ogni sera con la mia chitarra cercando un posto dove cantare, un pavimento su cui sdraiarmi, un po’ di amore, un po’ di cibo, molto vino. Non c’erano affari, niente concerti organizzati professionalmente, niente domande, niente PR, niente registrazione fatte da veri esperti – la vita era più semplice, ero povero, giovane e affamato» – in Early Years 1969-81 troverete tutto questo. Perché Christy Moore è, comunque, uomo di grande virtù e pochi rimpianti – anzi, è l’uomo che i rimpianti li descrive così: «Se dovessi vivere di nuovo, farei esattamente la stessa cosa. Certo che ho dei rimpianti, ma se hai la mia età e non hai rimpianti, allora non hai vissuto». Christopher Andrew Moore, per intendersi, non è giusto un eroe della musica – è una fede. Cieca.

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