Music

Cathal Coughlan – Song Of Co-Aklan (Dimple Disc)

Lasciate pure gran parte dei fan dei U2 lì a credere che l’Irlanda si fermi a Bono Vox e a The Edge – nulla li smuoverà dal loro credo. Ma solo negli anni 80 lassù vi fu un fermento davvero eccezionale: donne di gran presenza quali Mary Black, Mary Coughlan e Sinéad O’Connor; band che smuovevano la dark side degli ascoltatori come i Virgin Prunes di Gavin Friday (a proposito di inscindibile legame con i U2 di cui molti sono ignari…); rivoluzionari e assoluti poeti della canzone quali Shane MacGowan che con i Pogues si consegnò a gloria eterna. E poi c’era Cathal Coughlan (nessuna parentela con l’evocata Bloody Mary), che prima con i Microdisney insieme a Sean O’Hagan (High Llamas, Stereolab) e poi con i Fatima Mansions, ha regalato un art pop-rock di assoluto pregio.

Cathal Coughlan

Adesso, a tanti anni dall’ultimo album in solo Rancho Tetrahedron (2010), Cathal da Cork finalmente dà segni di vita con questo nuovissimo Song Of Co-Aklan – che sa reiterare tutte le migliori qualità che abbiamo ammirato in molti dei suoi passati lavori. Con lui il più o meno fittizio Necropolitan String Quartet che comprende, con solito lampo surreale del nostro, 6 elementi: il già citato vecchio pard Sean O’Hagan, Rhodri Marsden (Scritti Politti), la vecchia conoscenza dei Fatima Aindrías Ó Gruama, Luke Haines (Auteurs, Black Box Recorder), Cory Gray (Delines) e la cantautrice dublinese Eileen Gogan.

Il risultato è ben espresso dall’entusiastica recensione dell’opera regalata dal sempre puntuale Guardian (l’unico quotidiano “che bisogna leggere”: tra l’altro, forte di una sezione cultura-spettacoli assolutamente di prim’ordine – non per nulla l’editore è una fondazione senza scopo di lucro e non una corporation et similia. Perdonate la dissertazione…): “L’intelligenza e la passione di Coughlan sono un rimprovero a un’industria musicale insignificante, le sue cronache di disaffezione e disgusto un’ispirazione“.

Microdisney nel 1987. Da sinistra: Tom Fenner, Cathal Coughlan, James Compton, Jon Fell, Sean O’Hagan

Per forza (auto)concettuale e basato sulla persona di Co-Aklan (che è un po’ come si pronuncia Coughlan in anglo-irlandese), l’album ha quella marca di melodica inventiva che fa più Disney che Mansions. Per davvero, si tratta di 12 canzoni che mostrano l’arguzia caustica tipica di Cathal accompagnata dal suo fumoso baritono, bel cocktail con ingredienti David BowieScott WalkerBryan Ferry. È proprio la voce dell’artista a non esser niente se non unica: sabbia mescolata al miele con quei toni che con l’età sono diventati ancor più fascinosi.

Il fuoco, con quella scintilla sempre un po’ distaccata che l’appizza e l’alimenta, è lì che arde – temperato da un mood più intimo che mai, perfetto guanto avvolgente al suo caratteristico stile lirico. Ne siano esempio la stessa Song Of Co-Aklan, up tempo dove il microdisneysmo parla chiaro, splendendo; Owl In The Parlour, sottile paranoia sospesa fra il Thin White Duke e Bertolt BrechtKurt Weill; Passed Out Dog, teatro del grottesco traslato in musica; l’avvolgente, seduttiva Falling Out North St.; fino al chiaro autoritratto The Knockout Artist. Ci sono voluti più di 10 anni, dove ogni tot ci chiediamo dove fosse finito questo eroe d’Irlanda, ma al postutto possiamo scandirlo loud and clear: bentornato, Cathal Coughlan. Era ora, perché il Co-Aklan cycle assorbe che è un piacere!

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