Music

Bobbie Gentry – The Delta Sweete (Capitol)

Se non è amore incondizionato, è qualcosa che gli somiglia molto. Stiamo parlando del sentimento che proviamo per la divina Bobbie Gentry, la grandissima rock lady venuta dal Profondo Sud che negli anni 60 con uno schiocco di dita incantò tutti, pubblico e critica – tanto che a un certo punto i livelli di popolarità furono quasi quelli di Elvis Presley e di Glen Campbell, artisti con cui intrecciò anche un grande rapporto di amicizia all’epoca delle leggendarie esibizioni a Las Vegas (con Campbell incise un album di duetti, Bobbie Gentry & Glen Campbell del 1968). Roba che potremmo dire che la Cosmic American Music, prima che Gram Parsons solennemente la chiamasse così, l’abbia inventata lei. E a proposito di schiocco di dita, con uno snap of fingers se ne è pure andata, agli albori degli anni 80 – lasciando dietro a sé un’aura di misteriosa leggenda tipo J.D. Salinger o anche Lucio Battisti, per intendersi, con noi qui che vagheggiamo se ella, nel suo ritiro dorato in zona Memphis, Tennessee, gliene freghi qualcosa della rinnovata popolarità di questi anni. Chissà.

Bobbie Gentry nel 1° scatto fotografico per la Capitol Records, 1967

Dopo lo straordinario boxset The Girl From Chickasaw County/The Complete Capitol Masters (2018), un paio d’anni or sono stracciaclassifiche nei referendum di tutte le rassegne best of di fine anno di molti magazine musicali (da Uncut a Mojo fino a Rolling Stone), e i Mercury Rev che giusto lo scorso anno hanno dato alle stampe Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited, album in omaggio alla Signora con molte belle ospiti (Beth Orton, Norah Jones, Hope Sandoval, Vashti Bunyan, Margo Price) e tanto di tour USA con Beth Orton ingaggiata a cantare – dicevamo, dopo tutto ciò ecco che il capolavoro The Delta Sweete (1968) in questi giorni è ristampato in versione deluxe con una valanga di leccornie, portata che tutti i Gentry-ofili si stanno davvero leccando i baffi e baciando i gomiti.

La cantante americana con Glen Campbell alla Walk Of Fame di Hollywood, 1968

Dopo il successo travolgente di Ode To Billy Joe (1967), canzone e long playing che sono stati letteralmente un rule model per generazioni a venire di musica al femminile (il pezzo ebbe anche una answer song nientemeno che di Bob Dylan, quella Clothes Line Saga epoca The Basement Tapes), la Gentry non ha dormito sugli allori e, anzi, artisticamente parlando con The Delta Sweete sbanca il tavolo. Già, perché il disco è il primo concept album inciso da una donna, prima di qualunque Laura Nyro, Dolly Parton, Joni Mitchell, Tammy Wynette o Carole King si lanciasse nell’area di lavori-a-tema.

Donna moderna e decisamente avanti per i tempi, roba che anche nella cura degli spettacoli che portava in scena probabilmente avrebbe spazzato via Madonna, Jennifer Lopez e Beyoncé in un sol colpo (così perfezionista che i vestiti di scena se li creava lei e lo stesso si dica per le coreografie, per dire…), Bobbie con The Delta Sweete crea un concept basato sulla vita moderna nel Profondo Sud, dove 2/3 del lavoro sono autografi mentre il restante 1/3 pone qui e là pezzi simbolo della southland, vedi le clamorose cover delle varie Parchman Farm (Mose Allison), Big Boss Man (Jimmy Reed), Louisiana Man (Doug Kershaw) e Tobacco Road (John D. Loudermilk) in una geniale versione con tanto di gruppo mariachi. Pezzi usati come amuleti in una storia, quella del disco, complessa e volta all’emancipazione.

Bobbie in una foto promozionale per i Grammy Awards 1968

Nei brani originali si passa dall’infanzia con la famiglia nel natìo Mississippi (Reunion) agli aspetti dell’ambiente religioso di una società chiusa e iper tradizionalista (Sermon – basato sul traditional Run On-God’s Gonna Cut You Down, notissimo nelle versioni di Odetta, Johnny Cash, finanche di Marilyn Manson…); fino alle pulsioni fra il romantico e il sensuale (Mornin’ Glory) e alle ambizioni artistiche dell’autoritratto Okolona River Bottom Band, atmosfera e cadenze Ode To Billy Joe con tanto di fiati e di archi, tutta roba che arriva dalla testa molto pensante di Bobbie con l’aiuto del fido produttore (e grande amore) Kelly Gordon, degli arrangiatori Jimmie Haskell e Shorty Rogers e di una messe di sessionmen di prim’ordine (James Burton, Hal Blaine, Earl Palmer su tutti). Un vortice che si conclude con il probabile capolavoro del songcycle, Courtyard, ballata in sognante crescendo nonché tocco magico – e, in tal proposito, ascoltatevi/riascoltatevi come Beth Orton ne rende l’incanto nel già citato album dei Rev. Curiosità: Orton che già nel 2003 relegò in una b-side lo straordinario pezzo proprio intitolato Bobby Gentry, assoluto attestato di devozione eterna alla prodigiosa artista di Chickasaw County, Mississippi.

Con Albano Carrisi al Festival di Sanremo 1968, © Mondadori Portfolio via Getty Images

La nuova versione di The Delta Sweete porta in dote tutto ciò che fu registrato in quei giorni fra l’ottobre e il dicembre 1967. Naturalmente troverete la versione rimasterizzata ex novo nel 2020, quella rara in mono uscita all’epoca e, quindi, una serie di demo che peraltro sono già praticamente tutti usciti nel bellissimo boxset evocato righe sopra. Demo che sono di bellezza e di finitezza da far invidia a quelli conosciuti di Ray Davies o di Pete Townshend (chi rammenta la rivelatrice serie Scoop del Signor Who?) – Bobbie Gentry la perfezionista viene fuori in tutta la sequenza, dove già nella forma embrionale nulla ma proprio nulla è lasciato al caso. Fra tanta meraviglia non vi sfuggano le 2 versioni di The Seventh Son, il capolavoro blues di Willie Dixon: una con Bobbie che carismatica, sensuale e notturna si accompagna solo alla chitarra; l’altra con la band full on, tra fiati, wah-wah e ritmica trascinante. Classe distillata, insomma. Piccola pecca: fossimo stati i curatori della ristampa, avremmo incluso anche il singolo in italiano La siepe (retro La città è grande), brano di Vito Pallavicini & Pino Massara che la vide partecipare al Sanremo 1968, quello vinto da Sergio Endrigo in coppia con Roberto Carlos (Canzone per te), dove il suo compagno era nientemeno che, udite-udite, Albano Carrisi from Cellino San Marco (tranquilli, Albano stava già con Romina Power…). Piazzamento? 9° posto. Per il resto, Bellezza del Delta consegnata a futura memoria.

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