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A.A.V.V. – Vendedor de sonhos: Tributo á Fernando Brant (Biscoito Fino)

Facciamo un rapido brain storming, nel più puro gioco creativo dell’associazione di idee: esiste nelle più grandi industrie mondiali della musica pop una figura multiforme, multitasking, amata ma pure divisoria, osiamo affermare anche tentacolare, evergreen, artisticamente longeva allo sfinimento, onnipresente, celebrata quanto controversa come quella di Mogol, al secondo Giulio Rapetti? Certamente non se ne trovano nell’industria francese, non in quella tedesca, né in quella ispanica fra Penisola Iberica e Nuovo Mondo e, soprattutto, neppure in quella anglosassone di qui e di là dell’Atlantico. L’unico caso di figura prossima, non in tutto ma in diversi aspetti sì (ci mancherebbe, di Mogol ne esiste 1, sempre in formissima quanto immancabilmente pronto ad auto celebrarsi che è un piacere…), all’ex co-autore di Lucio Battisti, adattatore-traduttore-paroliere-poeta di ½ e forse più musica italiana alta & bassa, discografico e attuale 84enne presidente SIAE, la possiamo trovare solo in Brasile, fra ordem e progreso – e si chiama Fernando Brant (1946-2015).

A chi, ignaro di chi fu Brant, va offerta un po’ di rapida biografia. Seu Fernando, paroliere e poeta, viene alla ribalta nel famoso movimento che nasce a Belo Horizonte nel Minas Geraes intorno a metà anni 60, conosciuto come Clube da Esquina – da quelle parti fondamentale quanto il Samba, la Bossa Nova e il Tropicalismo, e che vide coinvolti nomi poi divenuti leggendari quali Lô Borges, Beto Guedes, Wagner Tiso, Márcio Borges, Nivaldo Ornelas, Toninho Horta e Paulo Braga, tutti all’ombra dell’imponente figura di Milton Nascimento. Ed è proprio con Bituca (il soprannome di Nascimento = Labbrone), 1 dei fiori più belli e colorati dell’intera storia della Música Popular Brasileira, che Brant diede vita a una parceria musicale che nella terra di Pelé (a proposito di un altro mineiro…) è un po’ il contraltare di quella che per 15 anni è stata la ditta MogolBattisti: circa 120 canzoni scritte insieme, fra cui capolavori assoluti verdeoro come San Vicente, Canção da América, Travessia, Ponta de Areia, Planeta Blue, Promessas do Sol, O Vendedor de Sonhos, Saudade dos Aviões da Panair (Conversando no Bar), Encontros e Despedidas, Nos Bailes da Vida e Maria, Maria, brani che laggiù sono classici immarcescibili come da noi lo sono Mi ritorni in mente, La canzone del sole, Emozioni e Con il nastro rosa; album che hanno segnato un’epoca e sono ancora amatissimi come i 2 volumi Clube da Esquina (1972 e 1978), Minas (1975) e Gerais (1976), che né più né meno possono essere i contraltari di album battistiani come Umanamente uomo: il sogno (1972), Il mio canto libero (1972), e Anima latina (1974), quest’ultimo peraltro fortemente immerso in atmosfere brasiliane che le orecchie più attente non possono che ricondurre ai ragazzi del Circolo all’Angolo.

Non solo, all’attività discografica a vari livelli, forte del suo passato che lo vide laurearsi in Legge e poi intraprendere con brillanti risultati attività giornalistica, nel 1980 viene eletto a capo della União Brasileira de Compositores, dove rimase in sella per diversi lustri. Tante similitudini con Mogol, com’è evidente. Ma contrariamente a Rapetti, i cui affari con Battisti sappiamo non essersi conclusi nel migliore dei modi con strascichi ancora montanti, Brant con il suo Milton resterà in ottimi rapporti lavorativi (e non solo) finché egli campò, ossia fino al 2015 a 68 anni dopo un intervento di trapianto di fegato purtroppo non riuscito.

Una figura che in Brasile, insomma, rimane importante e rispettata. Ed è da tutto ciò che nasce questo Vendedor de Sonhos, eccellente tributo alla sua opera poetica messo a punto dal nipote e cantautore egli stesso, Robertinho Brant (figlio del politico Roberto Lúcio Rocha Brant, appunto fratello di Fernando). 20 pezzi interpretati da storici amici e nuovi adepti all’opera di Brant, che per chi mastica un po’ di portoghese è un rinnovato viaggio, almeno attraverso i classici più antichi, nel mondo incantato del passaggio fra pubertà e adolescenza (fiori in bocca, carretti e gelati, campi di grano – ah, Mogol!), dove il Minas e le sue cidadezinhas sono raccontate con tocco innocente, bucolico e spirituale, quello di un tempo che fu ma che resta ancora affascinantissimo e che vive in molta della gente che abita lì. Il tutto con uno stile che il nipote racconta perfettamente nelle note di copertina: “Fernando sempre fu una di quelle personalità che illuminano tutti. Umile e generoso, forse in contrasto con la sua grandezza di uomo e di poeta“.

Come sostiene sempre Robertinho, non senza ilarità, Fernando dev’essere nato già con molti anni di età. Perché quasi non si spiega come un appena 20enne abbia potuto mettere in musica con poderosa forza letteraria l’opera di João Guimarães Rosa (uno fra i grandissimi scrittori brasiliani, autore di un classico come Grande Sertão), come in una sola canzone accadde in Travessia, con la quale tra l’altro nel 1967 Nascimento  vinse il Festival Internacional da Canção di Rio de Janeiro – qui in un’eccellente versione ad opera di Toninho Horta, che con il virtuosismo della sua chitarra regala emozioni a non finire. Vendedor de Sonhos di momenti proprio azzeccati ne ha comunque diversi: Djavan che travolge tutti con il suo tropical soul in Milagre Dos Peixes; Roberta Sá che in Ponta de Areia viaggia fra frequenze di invidiabile lirismo; Beto Guedes con San Vincente e Lô Borges con Durango Kid che scavano nella Brazilian beauty degna per atmosfere, ad altri paralleli, dei Grateful Dead e della Band; Dori Caymmi che in Sentinela non risparmia voce e anima; Zé Renato sempre impeccabile ed elegante con Vida; Seu Jorge che in Saídas e Bandeiras No. 1 dosa la sua esuberanza, tutta figlia di Jorge Ben; Joyce, una delle grandi bossanoviste della generazione hippie, che con Saudades Dos Aviões da Panair (Conversando no Bar) accarezza i timpani con dell’impercettibile velluto. Naturalmente menzione a parte per Milton Nascimento, che riprende il capolavoro O Medo de Amar é o Medo de Ser Livre che Brant scrisse con Guedes nel 1978 – rallentata rispetto all’originale e splendida nella propria melodia avvolgente che non lascia scampo, nel miglior senso dell’espressione. E che l’opera del “venditore di sogni” viva sempre!

 

Foto: Minas (1975)
Clube da Esquina (1972)

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