Letture

Virus

Son timido a tal punto che da bambino avevo paura di tutto. Ad esempio mi ero convinto che il vecchio con la slitta, cioè il matusalemme che a Natale porta renne e strenne in ogni dove, fosse in realtà un vampiro.

«Già, mi sa proprio che è un nosferatu, quindi in pratica uno zombie, esattamente come Dracula» – riflettevo – «Da centinaia d’anni a consegnare i doni è sempre lui, infatti. E poi perché li distribuisce solo di notte?».

Così le mie letterine, invece di spedirle in Lapponia, preferivo darle direttamente a papà. Il quale, poverino – affetto, com’era, da ciò che gli psicologi chiamano disturbo ossessivo compulsivo – i regali che gli chiedevo me li comprava, ciascuno, dieci volte di seguito (pagandoli, dunque, un vero sproposito). Cosa che, naturalmente, non mancava di far brillare gli occhi, con fulgida intensità, al nostro giocattolaio di “fiducia”.

Che individuo dannoso e senza precedenti! Se fosse stato una brava persona, di certo avrebbe impedito al mio babbo di svenarsi in quel modo. Invece se n’approfittava!

Beh pazienza, visto che i mascalzoni (crimine compreso) non esistono più, oramai. Prova ne siano le conseguenze dell’epidemia che, in passato, si è abbattuta sul genere umano; a scatenarla era stato un virus letale (oggi estintosi, per fortuna) che, negli assembramenti, circolava da un organismo all’altro, propagandosi rapido sia per contatto che per via aerea. Ovviamente i potenti della Terra avevano deciso di combatterlo: ecco perché avevano esortato i cittadini d’ogni nazione a ritirarsi in casa e lavarsi spesso le mani. Ma i più non obbedirono; al contrario continuarono ad uscire e frequentare i luoghi pubblici, affollandoli ripetutamente e rendendoli insani. Morale della favola, o meglio dell’incubo, l’agente patogeno non cessava di prosperare e uccidere, mentre chi avrebbe potuto resistergli indenne per costituzione, proprio in quanto immune venne stroncato – quando si sottopose alla vaccinazione (ignaro, per colpa d’una classe medica inetta, di non averne bisogno) – dagli antidoti che l’industria farmaceutica mondiale aveva ricevuto ordine di sintetizzare. Per giunta questi ritrovati chimici, in teoria curativi, si rivelarono totalmente incapaci di arginare il contagio e guarire i malati. Insomma… ne risultò, alla fine, che a sopravvivere fummo noi introversi (l’invito a starcene per conto nostro in casa, l’avevamo accolto al volo anzichenò!).

E il crimine? Scomparso, come anticipavo prima, dato che quelli fra noi con latenti propensioni delinquenziali, son troppo timidi, esitanti e irresoluti per lasciarvisi andare; senza contare che gli ossessivi compulsivi (sì, loro pure e il mio papà si sono salvati!) anche volendo non avrebbero tempo a sufficienza per commettere reati di sorta, impegnati come sono, ancora adesso, a lavarsi le mani almeno cinquecento o mille volte al giorno.

© Pietro Pancamo

Poeta, novelliere, editor professionista, Pietro Pancamo è nato a Cuneo nel 1972. Suoi testi sono apparsi sul Corriere della SeraIl Fatto Quotidianola RepubblicaLa StampaPoesia (Crocetti Editore)AtelierGradivaPoetarum silvaCarmillaIl RidottoIl Paradiso degli OrchiFantasyMagazineIF. Insolito & FantasticoVibrisseEl GhibliCronache letterarieScriptamanent (Rubbettino Editore)Suite ItalianaDiogen (rivista di Sarajevo, fra le più importanti d’Europa). Cura la sezione poesia del mensile italo-olandese Il Cofanetto Magico, conduce la rubrica letteraria (Pod)cast away su Maratea Web Radio. Oltre ad aver fondato e diretto il portale culturale L(‘)abile traccia (citato nel 2007 in un volume della Zanichelli), è stato direttore editoriale della rivista internazionale Niederngasse, caporedattore per la poesia dell’e-zine Progetto Babele, redattore di Viadellebelledonne (blog letterario fra i più seguiti in Italia).

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