Letture

Ileana Sonnabend, The Queen of Art

Ileana Sonnabend che sposa un italiano: il futuro gallerista planetario Leo Castelli. Davanti alla vetrina di una galleria d’arte, decide che il proprio pegno di nozze dovrà essere un acquarello di Matisse anziché il solito diamante griffato. È una donna lungimirante, Ileana Sonnabend (1914-2007). E da quel momento non solo dichiara il proprio amore all’uomo della sua vita, ma all’arte. Ileana, in realtà, si chiama Shapira ed è figlia di ebrei d’origine rumena. Una ricca famiglia, fuggita negli anni 30 in America dagli orrori nazisti che si stanno compiendo in Europa. L’America è il sogno lontano dal caos, e lei è attratta dal fermento di New York. Collabora con Leo Castelli, che si disinteressa dell’industria tessile del suocero per dedicarsi all’arte. La comprano, l’arte. E frequentano gli studi di artisti sconosciuti. Scantinati di giovani nessuno. Fondano insieme a loro un circolo per incontrarsi ogni venerdì sera: The Eight Street Club, che passerà alla storia come il luogo dove gli espressionisti astratti e i nascenti minimalisti e pop discutono animosamente, si ubriacano, affrontano di petto questioni esistenziali e artistiche. Ileana è silenziosa e attenta, il marito pone le basi per il suo futuro da gallerista spingendo gli artisti fuori dalla marginalità e divenendone il portavoce.

Scoprono Robert Rauschenberg: è folgorazione. Ironia vuole che quest’ultimo, durante una visita dei coniugi Castelli scenda a prendere del ghiaccio per un drink nello studio dell’amico Jasper Johns. Appena sente il nome, Leo chiede di incontrarlo e ne programma la personale che si terrà nella loro stanza da letto. Ma il silenzio di Ileana, in realtà, è un chiassoso caos interiore. Stanca delle continue scappatelle di Leo, divorzia e sposa un compagno di università, Michael Sonnabend. L’attrazione intellettuale fra lei e Castelli, tuttavia, non morirà. Per tutta la vita sarà l’arte a tenerli vivi. E le abituali chiacchierate al telefono. Ileana e Michael, dopo un periodo trascorso a Roma nel vano tentativo di aprire una galleria (mantenendo comunque contatti con Mario Schifano, Cy Twombly e Mimmo Rotella), decidono di trasferirsi a Parigi per far conoscere Roy Lichtenstein e Jasper Johns.

Il microfono della Pop Art, a New York, è Leo Castelli. Ileana, a Parigi, è il megafono. È lei, fra gli anni 50 e i 60, la sottile voce dietro a ogni sua scelta. Ed è sempre lei ad accorgersi che un giovane grafico di origini polacche, Andrew Warhola, ha tutte le carte in regola per fare il pittore. E deve insistere con l’ex marito per convincerlo a portarlo nella loro galleria. Lei è la regina della tavola, e non si contano i pranzi organizzati negli Hamptons con gli artisti. Ileana trascorre il tempo a discutere con Mark Rothko, Jackson Pollock e Willem De Kooning, Leo condivide la stessa passione. Ma i 2 non esporranno mai gli action painters, perché la nascente cultura americana aveva altre fattezze: chiassose, colorate, invitanti, pubblicitarie.

Infinite sono le registrazioni che Manuela Gandini riporta in The Queen of Art. Resoconti degli innumerevoli incontri newyorkesi e veneziani fra lei e Ileana. Memorie d’arte e vita. Cumuli di notizie fino a oggi sconosciute al grande pubblico. Una biografia, questa, carica di umanità e racconti intimi: perché Ileana, prima di essere una gallerista era amica e compagna dei propri artisti. Chissà cosa ci avrebbe ancora riservato. God Save the Queen, canterebbero in suo onore i Sex Pistols.

Manuela Gandini, Ileana Sonnabend «The Queen of Art», Castelvecchi Editore, 362 pagine, € 25

Foto: Andy Warhol, Ileana Sonnabend, © Sonnabend Gallery, New York

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