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Figli minori di Re Calcio: Franco Cerilli

Nato a Chioggia nel 1953, Franco Cerilli è artefice – e non so in quanti possano smentirmi – del debutto più folgorante con la maglia dell’Inter che si sia visto da almeno 50 anni. Se è Ronaldo Luís Nazário de Lima il più grande giocatore nerazzurro degli ultimi 30 anni, posso tranquillamente affermare che quando alla quinta giornata di ritorno del Campionato Italiano 1974-75, in quell’uggioso 2 marzo contro la Lazio campione d’Italia Luis Suárez fece esordire dalla panchina il giovane Cerilli, sembrò di assistere alla nascita di una stella. Quella era un’Inter mediocre, che puntava sui giovani del vivaio e aveva acquistato solo questo ragazzo dalla Massese, eppure Suárez non lo faceva mai giocare. In tal modo, tuttavia, fece sì che essendo stato l’unico acquisto estivo, nei suoi confronti ci fosse un’attesa messianica per vederlo in campo, ripagata dalla sua pirotecnica e spettacolare partita contro la Lazio.

Franco Cerilli con Luis Suárez

A pochi secondi dal calcio d’inizio, con la palla tra i piedi, Cerilli azzardò un dribbling riuscito e per il resto della partita non ne ricordo neppure 1 sbagliato in qualunque posizione si trovasse, al centro o sulle fasce. Non aveva contro gente di primo pelo, ma nei duelli 1 contro 1 a emergere era sempre lui. Le reti, però, furono privilegio del terzino Adriano Fedele (abbonato ai gol alla Lazio) e di 1 rigore calciato da Roberto Boninsegna. Alla fine fu quello il match più bello disputato dall’Inter in quel campionato in cui riuscì a mettere insieme la più misera delle statistiche: 10 partite vinte, 10 pareggiate, 10 perse.

Purtroppo Franco Cerilli non riuscì a replicare la fantastica prestazione nel derby, la domenica successiva, quando sotto la pioggia la squadra venne massacrata 3 a 0 dal Milan; ma qualche altra presenza riuscì a metterla insieme evidenziando ogni volta una notevole tecnica, benchè non supportata da un grande atletismo. Quest’ultimo particolare, però, credo non abbia granchè influito sugli esteti del calcio. A dimostrazione di una tecnica “brasileira”, chiunque abbia assistito nello stesso campionato a Inter – Fiorentina, partita penosa risolta solo da 1 rigore di Boninsegna, ricordi solo che nei primi minuti Cerilli fece il diavolo a quattro nell’area avversaria difendendo palla fra 3 difensori rozzi come Giuseppe Brizi, Mauro Della Martira e Giancarlo Galdiolo, nascondendogliela, tirando e cogliendo in pieno la traversa.

L’Inter del Campionato Italiano 1974-75

L’Inter tenne Cerilli anche l’anno dopo. Oggettivamente, se consideriamo gli acquisti di Giacomo Libera, Angiolino Gasparini, Giuseppe Pavone e Gianpiero Marini, tenerlo era necessario perché, a livello di tecnica pura, se li mangiava; anche se a posteriori nessuno può negare che quello di Marini fu un grande acquisto. Ma sono molti gli allenatori che non amano chi è puramente tecnico senza essere un maratoneta. Perciò, nel 1975 – 76 Giuseppe Chiappella non pensò a Cerilli come titolare da poche partite, anche se quell’anno realizzò forse il gol più spettacolare dell’Inter: un errore commesso dalla difesa della Roma e un passaggio azzardato all’indietro, lo videro in agguato poco fuori dall’area avversaria come il più scafato dei centravanti opportunisti. Raccolse il pallone, lo addomesticò, superò con un “sombrero” il portiere romanista, fece cadere dolcemente il pallone sulla sua testa e di testa lo depositò in rete a pochi centimetri dalla linea. Uno di quei gol, insomma, che sogni di fare all’oratorio per far colpo sui tuoi amici. Ma non fece colpo sull’allenatore: le sue presenze in campo divennero sempre più sporadiche, l’Inter lo girò al Monza e successivamente approdò a Vicenza per entrare nella leggenda.

Col N° 7 Cerilli lavorava palloni sopraffini sulla fascia ma si spostava tranquillamente anche al centro, non era veloce di corsa ma molto di esecuzione; e il baricentro basso lo aiutava a non perdere l’equilibrio e a difendere bene il pallone. Segnava pochissimo, eppure era diventato l’uomo assist del cosiddetto Vicenza dei Miracoli, il miglior partner che Paolo Rossi potesse attendersi: con Cerilli a fianco o a girargli intorno, infatti, il compianto centravanti di Prato esplose definitivamente.

Cerilli con Roberto Baggio

All’Inter aveva fallito? Nessuno può sapere cosa significasse per un giovane di belle speranze vivere in quella squadra decaduta ma ancora con grandi mostri sacri, ma ho sempre avuto l’impressione che se avesse potuto giocare con maggior costanza e soprattutto non avesse avuto davanti un Boninsegna ormai sul viale del tramonto bensì un centravanti dal killer istinct come Rossi, è probabile che la carriera interista di Cerilli avrebbe preso tutta un’altra piega. Nell’anno in cui esplodeva a Vicenza, l’Inter schierava quasi sempre titolari 2 giovani attaccanti, Alessandro Altobelli e Carlo Muraro, che l’anno successivo avrebbero potuto contare sugli assist di Evaristo Beccalossi.

Ecco, considerando che come gioco – e per certi versi come sfortuna – Cerilli e Beccalossi erano come 2 gocce d’acqua, nulla mi toglie dalla testa che invertendo i fattori (anzi, i campionati di presenza nell’Inter) Beccalossi sarebbe apparso ai tifosi una meteora e Cerilli una star del calcio.

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