«So di dare qualcosa in più quando in ballo c’è il Montreux Jazz Festival. Nel 2023 sono stati pezzi del mio repertorio meno noti al grande pubblico: Mass Production, Endless Sea, Five Foot One… e litri di sudore. L’Auditorium Stravinski è speciale come la Carnegie Hall, il Madison Square Garden, l’Opera di Sydney… Mi ci sono tuffato dentro».

Metaforicamente parlando s’intende, visto che proprio sul palco della Carnegie Hall urlando I Wanna Be Your Dog a pieni polmoni, Iggy Pop si mise a fare stage diving con l’abituale sprezzo del pericolo sopra un mare di braccia protese, planando col botto sul pavimento («Sono atterrato, faceva male e nella mia mente ho annotato che la Carnegie Hall sarebbe stato un buon posto per la mia ultima immersione»). Era il 2010, l’allora 62enne James Newell Osterberg Jr. da Muskegon, nel Michigan, promise infatti che da lì in poi ci avrebbe dato un taglio e lo ribadì, raggiunte le 75 primavere («Sono sopravvissuto fino a qui, ora basta») alla vigilia dell’uscita nei negozi dell’album Every Loser.

© Lionel Flusin

Con quella faccia sempre più bukowskiana, l’anca deragliata come un treno in corsa, le dita delle mani anchilosate, il petto nudo vetustamente esibito senza pudore con contorno di cicatrici, smagliature e grovigli venosi appuntati a mo’ di medaglie, il 6 luglio 2023 Iggy Pop partecipa per la terza volta al Montreux Jazz Festival e in un Auditorium Stravinski lussuosamente drappeggiato dà vita alla più temperamentale, possente performance di sempre, corroborata da 17 pezzi per 1 ora e ½ di concerto da scegliere fra Cd + Blu-ray o 2 Lp.

Accompagnata da Greg Fauque (chitarra), Sarah Lipstate (chitarra e soundscapes), Kenny Ruby (basso), Florian Pellissier (tastiere), Tibo Brandalise (batteria), Leron Thomas (tromba) e Corey King (trombone), l’Iguana relega ai margini con Modern Day Ripoff e Frenzy quell’Every Loser pubblicato giusto 6 mesi prima; e giocando i propri assi anzitutto con gli Stooges, col glam rock e con l’elettronica berlinese, erige un monumento a se stesso puntando sul proverbiale rock testosteronico (vedi Five Foot One dall’album New Values, che apre strategicamente il concerto) infarcito da un’arroventata raffica di fuck you! rivolti agli adepti in platea, ma al tempo stesso “addomesticato ” dai fiati, mai messi in soggezione dal wall of sound bensì artefici di un jazz metal abilissimo a ritagliarsi spazi nel soul e nel rhythm & blues.

© Vincent Guignet

Iggy, dal repertorio Stooges, pesca senza tentennamenti l’usato sicuro di T.V. Eye, di I Wanna Be Your Dog, di Loose e di Down On The Street; ripensando poi a David Bowie che lo mise in salvo da morte certa (non solo artistica) catapultandolo nel luccichìo glam, estrae dal canzoniere di Raw Power l’ultraviolenza del pezzo omonimo, la brutalità di Death Trip, il rock blues omicida di Gimme Danger e il pre punk di Search And Destroy. Dagli anni trascorsi a Berlino ripulendosi dall’eroina (lui) e dalla cocaina (il Bianco Duca Pallido) raccoglie invece a pochi passi dal Muro (incidevano infatti agli studi Hansa By The Wall) Mass Production, Nightclubbing, The Passenger e Lust For Life.

Il ritmo in levare e l’ossatura dark di Endless Sea; il fluire della melodia irrorato dalla tromba jazz di Sick Of You, sono infine gli unici momenti di requie dentro questa memorabile serata a furor di decibel.