Fashion & Design

Il Bikini vien di luglio

Lo stilista francese Louis Réard (1897-1984) presenta il 5 luglio 1946 a Parigi il costume da bagno femminile in versione 2 pezzi. Lo chiama bikini riferendosi all’omonimo atollo delle Isole Marshall, nell’Oceano Pacifico, dove vengono effettuati esperimenti nucleari. Quei 2 pezzi di stoffa che coprono il seno e il pube suscitano scandalo, soprattutto nella “bacchettonaAmerica.

Per intenderci, sarà “vittima” del bikini (censurato) anche l’attrice e campionessa di nuoto Esther Williams, famosa per il film hollywoodiano Bellezze al bagno. E nel 1951, in occasione di Miss Mondo, il vituperato bikini viene sostituito dal più casto pezzo unico coprente.

L’inventore del bikini Louis Réard con una modella, 1946

6 anni dopo, sulla Croisette di Cannes, l’indumento si prende la rivincita nel momento in cui la sfolgorante bellezza di Brigitte Bardot nel film E Dio creò la donna di Roger Vadim invoglia le ragazze a indossarlo nel segno di una conquistata libertà sessuale. Tant’è che la sua popolarità esplode negli anni 60 quando viene sfoggiato da 2 dive platinate, Marilyn Monroe e Jayne Mansfield, ipnotizzando l’immaginario femminile ma non solo quello.

E per vedere l’effetto che fa? Basta e avanza la sequenza di Agente 007 – Licenza di uccidere (1962) in cui Sean Connery scopre le curve mozzafiato di Ursula Andress, prima Bond girl avvolta in un candido bikini entrato nella leggenda come il Dr. No Bikini. E nel 1966 Raquel Welch non è da meno indossandolo nei succinti panni di cavernicola ultrasexy in Un milione di anni fa.

Brigitte Bardot

Oltretutto, l’utilizzo della fibra poliuretanica di Lycra che nei 60s rivoluziona l’industria tessile assicura al look balneare vestibilità, elasticità, praticità. Nel 1979 torna prepotentemente in auge con 10, mattatrice la sensualissima Bo Derek che viene definita “la donna perfetta”. È il 1993, invece, quando fa scalpore il bikini dal design sportivo mostrato dalla campionessa di pallavolo Gabrielle Reece. E nel nuovo millennio? Ci pensa la pellicola bondiana La morte può attendere (2002), che ripropone con la splendida Halle Berry in bikini arancio la medesima scena della Andress.

Ursula Andress

Rachel Welch

Di collezione in collezione, le griffe hanno continuato ad aggiornarlo in stile più o meno vintage, monocromatico e fantasia. La differenza? Dipende sempre dalle dimensioni (small oppure large) del pezzo superiore e dello slip. Ma tenete bene a mente: è sempre una questione di fisico (cellulite inclusa) e di anagrafe. A voi la scelta del bikini!

Halle Berry

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