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I migliori dischi della storia del Rock: The Number Of The Beast

Perchè proprio il 3° album? Perchè proprio The Number Of The Beast? Non certo per la citazione di leggende riguardanti il Numero della Bestia o altre finte provocazioni sataniche che servivano solo a impressionare il 14enne acquirente di ellepì. Gli Iron Maiden hanno sfornato un ottimo 1° album (Iron Maiden, 1980) e un 2° ancora migliore (Killers, 1981), ma il 3° uscito nel 1982 è l’apoteosi della loro epoca, la perfezione che non hanno più potuto eguagliare causa la dipartita del batterista Clive Burr. Perchè nel rock, in particolare a quei tempi, il sound creato insieme era l’impronta, lo stampo su cui creare musica. E sostituendo anche solo un elemento, cambiava tutto.

The Number Of The Beast è anche il disco d’esordio di Bruce Dickinson, che fa un’ottima figura sia in studio sia nei live dove il precedente Paul Di Anno non assicurava il giusto “traino” del frontman (peccato, poiché la voce in studio stupendamente post-punk era peculiare). Bruce è più rock ululante nonchè coinvolgente, come i fan sanno bene.

Iron Maiden in concerto al Palais Omnisports di Paris-Bercy

Batterista e bassista sono stati fino a questo album le pietre portanti di tutta la struttura artistico musicale della band londinese. Steve Harris, il “capitano” bassista dotato di una tecnica eccezionale, componeva testi, musiche e aveva poteri decisionali insieme al “venerabileMartin Birch, produttore anche dei Deep Purple – mica calzette.

Ma veniamo al maestro dei tamburi, il compianto Clive Burr (1957-2013), di cui non si intravedono difetti ma solo evidenti pregi. Già partiamo da un set personale e particolare, non ispirato a standard alcuno. Chiodo rosso (ridicoli quelli che lo indossano ora, rispetto ai Giganti del passato: dato di fatto, non opinione del relatore), batteria Ludwig laccata bianca, tom da 8 pollici in sospensione sopra il charleston, piatti tutti Paiste 2002 serie rossa, in vendita ancora oggi data la mole di richieste. Stile fantasioso ma sempre ligio alle ritmiche e alle melodie (che è la cosa più difficile) tempi complicati, velocità d’esecuzione, ad oggi non esistono incisioni folgoranti come le sue: caratteristica presente in tutte le tracce di tutti e 3 gli album. Incredibile.

Diventati famosi non solo per la bravura ma anche perchè messi come supporto a band già mastodontiche tipo Ufo, Black Sabbath, Judas Priest e Kiss (che infatti nella copertina interna vengono ringraziate) gli Iron Maiden sono la dimostrazione che non solo i contatti, ma anche la padronanza e la maestrìa, servivano a comporre opere e a fare concerti che rimanessero indelebilmente impressi negli annali della musica, oltre che stampati nella memoria dei fan. Onore e gloria.

Iron Maiden, The Number Of The Beast (1982, EMI Records)

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