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I migliori dischi della storia del Rock: Skylarking

Da Swindon, Sud Ovest inglese, a Woodstock, Nord Est degli Stati Uniti, ci sono più di 5.300 chilometri in linea d’aria. Tra gli XTC, British fino all’osso, e Todd Rundgren, il wizard nato a Filadelfia che nella arcadia delle Catskills aveva costruito i suoi Utopia Studios, la distanza mentale è forse ancora maggiore. E quando si incontreranno nell’aprile del 1986 per lavorare a Skylarking, il 9° album del gruppo, saranno scintille. È la casa discografica del trio, la Virgin, a suggerire una lista di nomi tra cui scegliere il produttore del nuovo Lp: quasi tutti americani, perché l’idea è di riuscire finalmente a sfondare sul mercato statunitense anche senza tour di supporto (dopo i concerti di promozione di English Settlement, nel 1982, il cantante e chitarrista Andy Partridge, in preda a ripetuti esaurimenti nervosi e stordito dall’uso smodato di Valium, aveva alzato bandiera bianca).

XTC nel 1986: Dave Gregory, Andy Partridge, Colin Moulding

Rundgren, famoso per avere prodotto dischi di grande successo per conto dei Grand Funk Railroad (We’re An American Band) e di Meat Loaf (Bat Out Of Hell), è l’unico di cui i provinciali inglesi abbiano mai sentito parlare – l’altro chitarrista e polistrumentista del gruppo, Dave Gregory, è un suo grande fan – e la scelta cade su di lui. Qualche idea su che disco fare e come debba suonare, gli XTC ce l’hanno: «Ci saremmo presi il permesso di portare alla luce del sole i Dukes Of Stratosphear», racconterà Partridge al sito uDiscover Music riferendosi alla musica pubblicata l’anno prima nell’Ep 25 O’Clock, uno scherzetto da 1° d’aprile con cui gli XTC, sotto pseudonimo, si erano presentati all’ignaro pubblico nei panni di una immaginaria band psichedelica degli anni 60 di cui erano appena stati ritrovati antichi nastri, vendendo – che smacco! – il doppio di quanto racimolato con il loro album precedente, The Big Express.

Il visionario Rundgren però va molto oltre, mandando all’aria le loro consolidate abitudini: si fa mandare i provini di tutti i pezzi registrati, li ascolta con attenzione e li assembla selezionando quelli che, messi in opportuna sequenza, sembrano tracciare una sorta di viaggio, di percorso: «Il diario di una giornata, da mattina a notte fonda. Oppure di una vita che inizia con un bambino nei campi e finisce con la morte e un falò sacrificale, auspicabile inizio di un nuovo giorno o di una esistenza successiva» (ancora Partridge). Così, prima ancora che sia stata registrata una nota in studio, il nuovo disco ha già una scaletta definitiva, una trama, un filo conduttore, un “concept” (parola poco amata, in quegli anni).

Prendere o lasciare, si fa come dice Todd o non se ne parla. Andy, che ha un bel caratterino permaloso e un’indole altrettanto autoritaria, non la prende bene e comincia a discutere animatamente con il guru americano. Forse digerisce poco anche la sua scelta di includere nel disco ben 5 composizioni firmate da Colin Moulding, il bassista e 2° cantante abituato a contribuire in modo sostanziale ma “contingentato” al songwriting. Lui e Partridge, in cattive condizioni di salute e sotto massicce dosi di antibiotici per combattere un’infezione contratta dopo avere bevuto acqua di fonte, litigano sul giro di basso di Earn Enough For Us e Colin si imbestialisce quando, in assenza di un batterista di ruolo, Rundgren gli intima di suonare dialogando con un click track (a registrare vere parti di batteria e di percussioni provvederanno in seguito al Sound Hole di San Francisco una vecchia conoscenza di Todd, Prairie Prince dei Tubes, e l’ex Santana Mingo Lewis).

Todd Rundgren e Andy Partridge

Ci sono anche risate e ispirati momenti di relax in cui tutto va per il verso giusto, per fortuna, e quando il disco esce nei negozi il 27 ottobre di quell’anno tutti hanno modo di verificarlo con le proprie orecchie. L’ape ronzante e il frinire dei grilli che rimbalzano tra i 2 canali dello stereo appena appoggi la puntina sui solchi ti catapultano subito in un caldo e appiccicoso giorno d’estate: Summer’s Cauldron e Grass, che si succedono senza interruzione legati tra loro in un tragitto circolare, sono 2 canzoni ariose, solari e luminose con meravigliose aperture melodiche, inserti di clavietta e di violino, ricordi di pigri pomeriggi trascorsi sulla sdraio in giardino o a rotolarsi nell’erba con la ragazza amata, odi all’ozio e alla sensualità che ondeggiano tra morbida psichedelìa e citazioni esplicite di Beatles, John Lennon, Thunderclap Newman e Jethro Tull. I 2 pezzi successivi hanno a che fare con il gioco e con l’infanzia: nella tenera filastrocca di The Meeting Place, Moulding evoca Syd Barrett, Rolling Stones, Billie Joe Spears e la sirena del cantiere ferroviario di Swindon, mentre in That’s Really Super, Super Girl Partridge disegna un sarcastico e colorato quadretto animato da supereroi da fumetto e dal suono della storica Gibson SG di Eric Clapton dipinta a tinte flower power dal gruppo di stilisti The Fool che il nuovo proprietario, Rundgren, affida alle mani sapienti di Gregory.

Arriva poi il momento della pioggia e di uno sdrucciolevole balletto (Ballet For A Rainy Day) di frutti e di colori, di impermeabili lucidi e di donne in fuga per salvare le loro permanenti fresche di parrucchiera; figurine che si muovono rapide in un film muto con una colonna sonora di pop orchestrale: una delizia che con i 2 pezzi successivi, annoterà il critico musicale Joe Stannard, compone una mini suite capace di distillare in pochi minuti i Beatles di Abbey Road e i Beach Boys di Smile. 1000 Umbrellas sviluppa il tema pluviale in tonalità più dark e tenebrose, grazie a uno straordinario arrangiamento di (finti) archi che Dave inventa usando sequencer e sintetizzatori e disegnando una partitura mossa e inquieta come certe colonne sonore di Bernard Herrmann per i thriller di sir Alfred Hitchcock. E non c’è dubbio che Brian Wilson sia il nume tutelare di Season Cycle, formidabile sinfonia tascabile che chiude la prima facciata dell’Lp e in cui Partridge, giocando con le parole e le assonanze, si chiede chi sia a spingere i pedali del ciclo delle stagioni.

Partridge ritratto da un fan degli XTC

La seconda facciata cambia subito registro, con 3 canzoni a tema matrimoniale: nel pop rock robusto, squillante e chitarristico di Earn Enough For Us Andy sfoga le sue (reali) preoccupazioni sul come assicurare un’esistenza dignitosa alla famiglia; fra gli aromi orientali e le intonazioni fluttuanti di Big Day Moulding si rivolge al figlio nell’ipotetico giorno delle nozze, mentre Another Satellite è una ipnotica nuvola di pop elettronico in cui Partridge confessa i suoi tentativi di tenere a distanza una fan troppo intraprendente che mette a rischio la sua unione coniugale. Poi, nella parte finale, il disco prende una piega più fatalista ed esistenzialista, vagando tra l’irresistibile arrangiamento in stile spy story di The Man Who Sailed Around His Soul (ispirato, dice Partridge, a Nat “King” Cole, a Bobby Darin e alle colonne sonore di John Barry), la sommessa elegia per un caro defunto di Dying (l’assolo di clarinetto è in realtà un campionamento di Chamberlin, progenitore del Mellotron) e la propiziatoria danza folk di Sacrificial Bonfire, scandita da percussioni che evocano un rito pagano dell’Età del Ferro.

A metà facciata un mix di tabla, bonghi, trombe con la sordina e vibrafoni campionati dal Fairlight aveva costruito un’atmosfera jazzy intorno a Mermaid Smile, un’altra strizzata d’occhio allo stile elegante di Darin che sparirà dalla stampa americana su etichetta Geffen di Skylarking per fare spazio a Dear God, inizialmente tenuta fuori scaletta per il testo “scomodo” e pubblicata come lato B del singolo Grass: una lettera aperta a Dio che si apre e chiude con la voce di una bambina (Jasmine Veillette, figlia di un’amica di Rundgren) e in cui l’ateo Partridge inveisce contro la scarsa empatìa del Supremo nei riguardi del genere umanoErano le braci morenti del mio rapporto con la religione», dirà). La Virgin lo convince inizialmente ad escluderla dal disco per non urtare la sensibilità del pubblico, soprattutto americano; ma saranno proprio le college radio statunitensi a trasmetterla ad alta rotazione aprendo agli XTC un varco nel mercato Usa e spingendo l’album oltre le 250.000 copie vendute a dispetto di proteste e insurrezioni anche clamorose (lettere minatorie indirizzate all’autore, la minaccia di una bomba pervenuta a una emittente radiofonica in Florida).

L’artwork originale per la ristampa di Skylarking (2010)

Non sarà l’unica controversia legata al disco. Ispirato dall’Amante di Lady Chatterley, Andy vorrebbe in copertina la fotografia di un pube femminile adornato da fiori ma è costretto a ricorrere a un’immagine più innocua (la raffigurazione classicheggiante di 2 suonatori di flauto, ricavata da un vecchio libro di immagini pubblicitarie anni 50) dopo che le grandi catene commerciali fanno sapere di non volerla esporre in pubblico. Avrà la sua piccola rivincita nel 2010, quando l’artwork originale verrà recuperato per illustrare la ristampa del Cd in una edizione che ripristina anche la corretta polarità sonora (invertita nel master originale da un errore di cablaggio tra il registratore multitraccia e i mixer stereo), mentre qualche anno dopo Steven Wilson rivernicerà il suono con nuovi missaggi stereo e 5.1 surround. Sono i ritocchi finali a un quadro magnifico di suo, una capsula di art pop contemporaneo che conferma gli XTC tra i grandi melodisti del ‘900, impermeabile e indifferente alla demolizione critica degli anni 80 e alla loro successiva rivalutazione.

XTC, Skylarking (1986, Virgin)

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