Art

Warhol by Christopher Makos

È stato al tempo stesso testimone e testimonial del Pope of Pop Art. Davanti al suo obiettivo Andy Warhol si è trovato parecchio più a suo agio che non a quelli di altri fotografi, per la semplice ragione che fra Drella e Makos (Christopher da Lowell, Massachusetts, classe 1948) c’è sempre stata fiducia, stima, leggerezza, allegria, complicità. Tutto ciò traspare dagli scatti fotografici della mostra Warhol by Christopher Makos alla Galerie Faider di Bruxelles, che fanno da ideale contraltare all’esposizione Warhol – The American Dream Factory, sino a fine febbraio in cartellone al Musée de La Boverie di Liegi.

Christopher Makos & Andy Warhol

Biograficamente parlando, Christopher Makos coglie un abbozzo di notorietà nel 1977 quando dà alle stampe White Trash, la raccolta di fotografie che include ritratti di John Lennon, Debbie Harry dei Blondie, Richard Hell dei Voidoids, Patti Smith, Liza Minnelli, Paul Getty, Tennessee Williams e altre celebrities più o meno sotterraneamente interessate alla cultura punk. Andy Warhol grida al miracolo, acquista 1.000 copie del libro e propone a Makos di firmarle una per una che in seguito le avrebbe racchiuse nelle sue Time Capsules. Christopher rilancia – memore che (warholianamente parlando) “l’arte è denaro e il denaro è arte” – chiedendogli 1 $ a firma. Andy non fa una piega, Makos passa all’incasso ed è solo l’incipit di un sodalizio fra i più sinceri. 2 anni più tardi, Warhol gli propone di curare la parte grafica di Exposures, il suo 1° volume di foto scattate con una piccola Minox.

Warhol with some bikers on the west-side highway of Greenwich Village, New York, 18 May 1981

In front of architect Phillip Johnson’s glass house, New Canaan, Connecticut, 10 June 1981

Annota Makos nell’introduzione di Andy Warhol by Christopher Makos, libro uscito nel 2002: “Sicuramente ho imparato tanto da lui e anche lui molto da me, in particolare sulla fotografia. Eravamo in perenne confronto, ci scambiavamo di continuo idee e impressioni. Lui che portava da anni, regolarmente, la macchina fotografica al collo mi definì ‘il fotografo più moderno d’America’. Siamo stati per lungo tempo amici nel senso più vero della parola”. Sul retrocopertina di Warhol/Makos – A Personal Photographic Memoir pubblicato nel 1988 e ad oggi esempio visivo fra i più illuminanti della partnership, spiccano invece 2 dichiarazioni: quella di Bob Colacello, businessman della Factory warholiana, secondo il quale “Makos smaschera Warhol con onestà, umorismo e stile”; e quella di Jann Wenner, all’epoca publisher della rivista Rolling Stone: “Christopher era Andy di Andy: il lato brillante e divertente, vivace e innocente. Makos ci mostra Andy che si diverte ed è Andy”. Dichiarazioni che vengono implicitamente corroborate da CM (sempre nelle pagine iniziali di Andy Warhol by Christopher Makos): “Tra noi c’era un’intesa perfetta. Entrambi repressi sessualmente da un’educazione cattolica assai bigotta, consideravamo la vita e il mondo nello stesso modo e traevamo beneficio reciproco dal nostro rapporto: lui aveva a disposizione un giovane astro nascente della fotografia, mentre io attingevo a piene mani dall’amico geniale, celebre, ricco e potente. L’icona di quel momento”.

Quell’Andy di Andy non vede l’ora di palesarsi in tutta la sua spontaneità nei bianchi e neri di Warhol by Christopher Makos (proprio lui che abitualmente, sotto l’argentea parrucca, si mostrava all’obiettivo inamidato e anche un po’ scostante). Eccolo, allora, immortalato di viaggio in viaggio – Cina, America, Parigi, Londra, Madrid… – mentre si mette in posa accanto a una coppia di bikers; mentre fotografa CM, che a sua volta lo sta fotografando sulle scale mobili del Centre Pompidou parigino; mentre inorgoglito e scarmigliato si fa ritrarre davanti alla mitica Glass House dell’architetto decostruttivista Phillip Johnson; mentre avvolto nella bandiera a stelle e strisce accenna una furtiva pennellata; mentre meditabondo si aggira per piazza Tienanmen (“Mi fece fare il giro del mondo con tutte le macchine fotografiche, mie e sue, al seguito. Tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli 80 viaggiammo in continuazione in Europa e il nostro legame divenne strettissimo. Atterravamo a Parigi con il Concorde, correvamo in rue du Cherche-Midi e da lì in poi raggiungevamo qualunque località del Vecchio Continente”).

At the Beaubourg Museum in Paris, taking a shot of me, a shot of you!, 1986

Tienanmen Square, Beijing, 1982

Ma la foto di gran lunga più istrionica, rivoluzionaria e spudorata dell’intera mostra ritrae Warhol a mezzobusto, biondo platino, somigliantissimo a Marlene Dietrich però abbigliato come un dandy, camicia bianca button down e cravatta scozzese. È lo scatto fra i più riusciti in assoluto di Makos, già apprendista a Parigi di Man Ray: “Sapevo che alcuni consideravano Andy un tardo dadaista e percepivo con chiarezza che dovevo prendere spunto da alcune celebri fotografie del 1921 nelle quali Man Ray ritraeva Marcel Duchamp con cappello e abito da donna nelle vesti di Rrose Sélavy (…) 8 parrucche, 2 giorni di pose e 349 scatti diedero come risultato che alcune persone mi chiedono ancora oggi se qualche foto nasconde in realtà Faye Dunaway!”. Chapeau, CM & AW!

Warhol by Christopher Makos
Fino al 13 marzo 2021, Galerie Faider, rue Faider 12, Bruxelles
tel. 0032-2-5387118

Altered Images, 1981
© Christopher Makos

 

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