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Street Art / Dalla Napoli di Keith Haring ai giorni nostri

Se stai camminando un po’ spedito a Spaccanapoli e la Chiesa di San Gennaro all’Olmo è davvero l’ultimo dei tuoi pensieri, significa che il tuo vero obbiettivo è la piazza dei Girolamini. Ci arrivi e la “scannerizzi” con lo sguardo finchè una targa dorata ti avvisa, testuale, maiuscole e minuscole comprese: “OPERA DI BANKSY custodita dalla Pizzeria DAL PRESIDENTE e da AGOSTINO ‘O PAZZO per rendere Napoli unica“. È l’estatica Madonna, sotto plexiglass, con la pistola al posto dell’aureola.

Basterebbe Lei a includere Neapolis, la “città nuova”, fra le grandi capitali della Street Art. A maggior ragione, poi, quando ti si svela dinnanzi agli occhi Jorit con i suoi colossali murales che a San Giovanni a Teduccio e a Forcella immortalano Maradona, lo scugnizzo Niccolò (Essere Umani) e San Gennaro. Ma l’asso – quello vero, quello storico – viene calato retrodatandoci al 1980, nel momento in cui Napoli ospita e fa incontrare Andy Warhol (The Pope of Pop) e Joseph Beuys (Lo Sciamano delle Avanguardie) con la benedizione del gallerista Lucio Amelio.

Keith Haring con Marcello Pisani, Napoli, maggio 1983
© Luciano Ferrara

A sottolineare il peso specifico del capoluogo partenopeo nell’ambito dell’arte contemporanea, c’è l’esposizione al PAN che ci narra con dovizia di particolari fatti e vicissitudini della Street Art e della Pop Culture all’ombra del Vesuvio, dal dopo terremoto a oggi. La intro è affidata a una serie di scatti inediti del fotoreporter Luciano Ferrara a Keith Haring, impegnato a “tatuare” il futuro architetto Marcello Pisani con i suoi inconfondibili graffiti.

Nel suo periodo napoletano, l’inventore del Radiant Baby (in mostra insieme all’inchiostro sumi su carta di Randi 88, alla serie completa White Icons, alla cartolina/invito scritta e disegnata a mano, alle litografie in bianco e nero realizzate per il catalogo della personale del 1983 alla Galleria Lucio Amelio in piazza dei Martiri) respira e condivide quel fermento artistico che spalma le sue notti fonde tra le location fotografate da Ferrara: il City Hall Cafè di corso Vittorio Emanuele (dove viene festeggiato con tutti i crismi il summit Warhol & Beuys), la Trattoria dell’Oca in via Santa Teresa a Chiaia e la Pizzeria Dante e Beatrice di via Chiatamone.

Roxy in the Box, La Madonna Addulurata, 1999

Quell’epoca irripetibile può indubbiamente contare su 2 figli legittimi, Rosaria Bosso in arte Roxy in the Box e Alfonso De Angelis alias Trallallà, creatori di opere capaci di inondare la mostra di napoletanità. Se Roxy in the Box ci racconta con piglio cronachistico e popular la chiassosa e verace Napoli dei santi, dei martiri e delle icone che abitano i suoi quartieri più sgarrupati, Trallallà con la sua arte di strada plasma per filo e per segno opulente, cellulitiche, sensuali ciacione napoletane.

Dalla Napoli di Keith Haring ai giorni nostri
Keith Haring \ Roxy in the box \ Luciano Ferrara \ Trallallà
Fino al 28 febbraio 2022, PAN – Palazzo delle Arti Napoli, via dei Mille 60, Napoli
tel. 0810490829/3486003820

Trallallà, Hot Fat, 2007

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