Art

Andy is back a Napoli

Andy is back. Mai titolo di mostra warholiana fu più azzeccato, giacchè Andy è tornato (e rivive insieme a noi) a Napoli. Ci pensa il PAN, alloggiato nello storico Palazzo Carafa di Roccella, nel quartiere Chiaia, a celebrarlo con tutti gli onori che spettano al solo, unico, inimitabile Pope of Pop Art.

La banconota da 10.000 Lire (1980) autografata da Joseph Beuys e Andy Warhol

D’accordo le tante, tantissime opere provenienti da collezioni private ed equamente distribuite fra serigrafie, disegni, memorabilia autografati, fotografie e dischi. Ma quando entrerete nel rutilante mondo di Andy Warhol (1928-1987), la prima cosa che dovrete anzitutto fare è scoprire la sua “napoletanità“: andare cioè a caccia della sgualcita banconota da 10.000 Lire, autografata da lui stesso e dallo sciamanico artista concettuale Joseph Beuys; quindi “assistere” al summit del 1980 a Napoli delle 2 grandi, all’apparenza inconciliabili star dell’arte contemporanea, “benedette” dal gallerista Lucio Amelio e immortalate a futura memoria in una serie di scatti fotografici.

Poi, con la partecipazione straordinaria del quotidiano Il Mattino, risalire alla prima pagina del 26 novembre 1980 pubblicata 3 giorni dopo il devastante terremoto in Irpinia e intitolata Fate Presto, che coinvolse Warhol nel progetto Terrae Motus amplificando quel grido d’aiuto in un trittico di tele kolossal. E infine, lasciarvi abbagliare dal Vesuvius in eruzione datato 1985, ossessivamente replicato nei più vari cromatismi.

La prima pagina del quotidiano Il Mattino di Napoli

Avvalendosi della curatela di Edoardo Falcioni, Andy is back ha il merito, nelle sezioni intitolate Icone, Self-Portrait e Factory, Musica ed Editoria, Fashion e Pubblicità di mettere ordine, disciplinare, dare un senso compiuto alla bulimica arte warholiana in relazione ai settori dove l’artista nato a Pittsburgh ebbe modo di cimentarsi. Lo fa esponendo capolavori come le Campbell’s Soup Cans, Marilyn, Liz, le Brillo Box, Mao, Cow, i Flowers, la serie Ladies and Gentlemen; “poppizzando” marchi pubblicitari come Levi’s, Halston e Perrier; sfogliando le pagine della rivista Interview e inanellando le Polaroid scattate con l’inseparabile Big Shot ai notabili dello star system; ritraendo Grace Jones in tutto il suo carisma e catturando per Vogue l’immagine aristocratica di Carolina di Monaco; serigrafando sulle t-shirt i volti di Keith Haring e di Joseph Beuys; tatuando una banana sbucciabile sulla copertina del 1° album dei Velvet Underground, una cerniera lampo su Sticky Fingers dei Rolling Stones e ancora Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood, Bill Wyman e Charlie Watts che si mordono vicendevolmente su Love You Live

Vesuvius, 1985, Collezione P. Minichino

Strepitosa, infine, la fedele riproduzione del laboratorio warholiano: quella Silver Factory (a renderla argentea come la sua parrucca fu il “braccio destroBilly Name) che nella New York degli anni 60 vide sfilare sotto lo sguardo voyeuristico di Andy un esercito di celebrity, nullità, pusher, tossici, drag queen/Superstar (Holly Woodlawn, Candy Darling, Jackie Curtis), modelle (Edie Sedgwick, Benedetta Barzini) artisti, musicisti. Ma la Star era sempre e comunque Lui: basta guardarlo in posa, come una diva hollywoodiana, nelle foto di Christopher Makos appese alle pareti.

Andy is back
Fino al 31 luglio 2022, PAN/Palazzo delle Arti Napoli, via dei Mille 60, Napoli
tel. 0817958603

La Silver Factory di Warhol ricreata al PAN
© Stefano Renna

 

 

 

 

 

 

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