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Vinicio Capossela (Castelgrande, Bellinzona, 26 luglio 2019)

Chi lo avrebbe detto che quel tizio ingiacchettato Armani ma già irrequieto di All’una e trentacinque circa (1990); o quello tutto “tromboniaformadipescespada” de Il ballo di San Vito (1996) decenni dopo, nella piena maturità artistica e anagrafica, te lo saresti trovato politico e punk come oggi, 2019 DC? Scommettiamo in pochi – forse nessuno. Ma lo smanioso e multiforme Vinicio Capossela, fra mari attraversati e fiotte di polveri nei deserti scampati, con il nuovo Ballate per uomini e bestie è riuscito anche in questo. E il concerto non lascia, bensì raddoppia.

La splendida cornice del cortile del Castelgrande di Bellinzona, vede la truppa dell’artista portare il verbo dell’ultimo album con sicurezza e convincendo – con addirittura la sorpresa di Daniele Sepe, il grande jazzista napoletano dedito anche alla world music, al sax per tutta l’esibizione. Alle 21 precise con in atto un caldissimo tramonto arriva Uro, che come dice lo stesso Capossela è l’alba dell’uomo, quando antropos solleva il capo dalle ossa fumanti e realizza il primo gesto inutile – e perciò divino. Un po’ Stanley Kubrick e A Space Odyssey rivisitati. Per non prendersi troppo sul serio, l’altro fiato Riccardo Pittau prende a sorpresa la scena per un diverte free stylealla sarda” tra rap e trap che apre la via al brano manifesto del Vinicio 2019: il ciclone La Peste, ancora più sporco e immondo che nel disco, con il testo centrifugato da ampio uso di sample ed elettronica – l’epidemia raccontata ancor più quale morte nera, orrida, tetra. “Let’s tweet again“, che tutto corre nel web!

La prima parte è praticamente tutta dedicata a Uomini e bestie, dove in particolare modo, oltre ai già citati, si stagliano la potentissima Nuove tentazioni di Sant’Antonio con i suoi versi a mitraglia (“Fare un deserto di ogni uomo e riempirlo di televisione“, “Togliere il sacro e lasciare i decreti/E al posto del Miracolo una fila di slot machine“, “Artificiare l’immaginazione/Fare selfie in masturbazione/Fare sesso in digi-grafia/Sostituire il desiderio con la pornografia“); l’adattamento della Ballata del Carcere di Reading, celebre componimento poetico di Oscar Wilde (“Eppure ogni uomo uccide ciò ch’egli ama“, recitano i famosi e immortali versi) scritto dal letterato irlandese appena dopo la scarcerazione per il reato di sodomia nonché grande atto di accusa all’oscenità della pena di morte, visto come tradimento compiuto del messaggio cristiano; il brano che ha anticipato l’opera, Il povero Cristo, che più volte fa scattare l’applauso del pubblico con i suoi versi sull’incongruenza della percezione del Redentore, un po’ come Fabrizio De André visto da Vinicio «non quale simbolo religioso ma poeta e rivoluzionario» (“C’è chi lo tira a destra, chi lo spoglia a sinistra/Tutti lo voglion primo nella loro lista/Ma piuttosto che da vivo a dare il buon ufficio/È meglio averlo zitto e morto in sacrificio); e Le Loup Garou, che fra Willy DeVille e Warren Zevon gioca benissimo con il modello della licantropia – con i presenti assai ben disposti ad accompagnare Capossela e i suoi ululati.

La seconda parte è un mordi e fuggi nel suo oramai vastissimo repertorio, dove vi sono classici irrinunciabili come Il ballo di San Vito, più che mai poderosa ma anche punk; piuttosto che Signora lunala dedico alla profanazione della luna, di cui è appena stato celebrato il cinquantenario»), dove il sempre affidabilissimo Alessandro Asso Stefana è protagonista con un lavoro chitarristico più che pregevole; e ancora l’angolare tenerezza di Con una rosa o l’inarrestabile ballo La padrona mia, con tanto di fisarmonica che catapulta tutto e tutti nel set de Il mucchio selvaggio. Degna di nota anche l’appassionante Nachecici, rivisitazione ranchera di I maccheroni del grande folksinger pugliese Matteo Salvatore, per l’occasione proposta con un innesto nientemeno che di Knockin’ On Heaven’s Door di Bob Dylan cantato, appunto, in lingua del Gargano – ovvero quando la musica non ha barriere né stilistiche né d’idioma. Detto in breve, maccheroni con la carne per tutti!

Foto: © CoolMag

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