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Storie di plagi musicali. Mustapha e il pop mediorientale in Italia

Mustapha, la canzone mediorientale in assoluto più popolare nel mondo, fu oggetto di una riservatissima causa per plagio che mise uno contro l’altro i 4 più famosi musicisti egiziani di tutti i tempi ed ebbe un esito stupefacente: il tribunale dette torto a tutti e 4 i contendenti. Mustapha (titolo originale Ya Mustapha) è stato il cavallo di battaglia internazionale di Bob Azzam, un cantante cresciuto ad Alessandria d’Egitto[1] che nei primi anni 60 divenne beniamino anche del pubblico italiano.

Mustapha ha venduto decine di milioni di dischi ed è stata reinterpretata in tutte le lingue da artisti di ogni parte del globo: dalla Danimarca all’Indonesia, dalla Grecia al Giappone. L’ultima versione risale al 2016, incisa dal cantante-attore sloveno Magnifico. Per giunta, la melodia è stata utilizzata in diverse singolari circostanze: per la confezione di inni sportivi o di parodie a sfondo politico; e persino come traccia per il lungo assolo di chitarra di Jimmy Page in White Summer/Black Mountain Side, pubblicato dai Led Zeppelin nel 1969.

Bob Azzam e la sua orchestra in Mustapha (Télévision suisse romande, 8 aprile 1960)

Nel 1960, un mese dopo l’uscita della canzone, Bob Azzam fu raggiunto da una citazione in giudizio per plagio dal compositore e produttore discografico egiziano Mohamed Fawzi. Nel dibattimento presso il Tribunale del Cairo si inserirono a sorpresa altre 2 importanti figure a rivendicare la paternità del brano: l’attore e compositore di musiche folk Mohamed El-Kahlawy e il mitico Sayed Darwish, musicista che tra l’altro aveva creato l’inno nazionale egiziano, scomparso nel 1923 e rappresentato in aula dal figlio Muhammed Bahr. Per stabilire chi fosse tra Azzam, Fawzi, El-Kahlawy e Darwish il legittimo primo ideatore della formula melodico-armonica di Mustapha, il giudice affidò la perizia a Baligh Hamdi, il più celebre compositore egiziano di colonne sonore cinematografiche. E Hamdi contraddisse i 4 pretendenti dimostrando che melodia, armonia e ritmo di Ya Mustapha provenivano dal passato remoto, da arie appartenenti alla tradizione folkloristica mediorientale. Trattandosi di una causa che aveva coinvolto i più autorevoli esponenti della musica nazionale e visto l’esito avvilente per tutti, corte e legali convennero sull’opportunità di mantenere in proposito un rigoroso riserbo. Un segreto custodito per oltre 60 anni.

La notizia e gli atti del procedimento giudiziario sono venuti alla luce alcuni giorni fa in un’intervista rilasciata al portale cairota Eg24.News dal nipote di Mohamed Fawzi, ovvero il musicista che per primo aveva citato in giudizio per plagio Bob Azzam[2]. In definitiva, la sentenza del magistrato obbligò il cantante e il suo produttore-editore Eddie Barclay a modificare i crediti di Mustapha: non più compositori del brano come scritto sulle etichette del disco, ma soltanto elaboratori di un’opera preesistente e autori del testo in francese (per la versione italiana si aggiunse il paroliere Nicola Salerno, alias Nisa). Lo stesso Mohamed Fawzi, che ancora oggi viene spesso citato come autore di Ya Mustapha, non ha mai potuto inserire quel titolo nella propria biografia ufficiale[3].

Il deposito di Mustapha nell’Archivio opere della SIAE

La collocazione del brano nel repertorio tradizionale ha consentito quindi esclusivamente crediti per elaboratori e arrangiatori lasciando anche libero di contro, in assenza di tutela specifica, l’esercizio del copia-copia. Da Mustapha nacque ad esempio nel 1964 il brano Baklava, Loukoum, Kadaïff (dai nomi di 3 specialità della pasticceria mediorientale) firmato da 2 francesi: il compositore Armand Seggian e il produttore Nicolas Péridès. La canzone diventò un successo internazionale in 2 interpretazioni: quella del gruppo cubano Los Matecoco e quella del cantante parigino Miguel Cordoba, che nel titolo cambiò l’ordine dei 3 dolcetti: Loukoum, Baklava, Kadaïff.

Miguel Cordoba in Loukoum, Baklava, Kadaïff, regia di Gerard Sire, 1964
(filmato Scopitone, archivio Andrée Davis-Boyer)

In Italia il successo di Mustapha indusse i discografici a scritturare Bob Azzam per riproporre con il suo stile una serie di brani già resi famosi da Fred Buscaglione, Peppino di Capri, Marino Marini e Adriano Celentano. Ma senza risultati apprezzabili. Così come non funzionarono i tentativi di italianizzare il carattere mediorientale di Mustapha applicato a nuove canzoni e persino nuovi ritmi: il twist al posto del chachacha. Ci provò la RCA che fece incidere nel 1962 al gruppo romano I Latins un eccentrico motivo dal titolo Habibi Twist. Fu un fiasco strepitoso: il successo di Mustapha, plagio o non plagio, risultò irripetibile.

I Latins in Habibi Twist, regia Oscar De Fina, 1963 (filmato Cinebox, archivio Michele Bovi)

NOTE

[1] Bob Azzam, vero nome Waddi George Azzam, secondo la biografia ufficiale nacque nel 1925 ad Alessandria d’Egitto da famiglia libanese. Secondo una nota delle autorità francesi nacque a Nazareth, in Galilea, da famiglia palestinese greco-ortodossa, crebbe in Egitto e durante la guerra fu arruolato nella Marina inglese. Morì nel Principato di Monaco nel 2004.

[2] Mohamed Fawzi raccontò al giudice di essere stato lo scopritore di Bob Azzam e di avergli affidato il brano Ya Mustapha. Ma il cantante preferì ascoltare i consigli dell’editore Eddie Barclay e depositò la canzone alla SACEM, la società francese degli autori, attribuendosene la paternità assieme a Barclay. Fawzi era noto come talent scout: fu lui a lanciare Yolanda Gigliotti col nome d’arte di Dalida e il fratello Orlando al quale fece incidere nel 1961 una ennesima versione di Ya Mustapha (accreditata al solo Orlando in veste di arrangiatore).

[3] Quasi contemporaneamente al disco di Bob Azzam uscirono sul mercato le versioni di Mustapha del cantante turco Dario Moreno (attribuita nei crediti a Bob Azzam e Eddie Barclay) e di Kemal Rachid et ses Ottomans, un nome arabeggiante che celava l’identità del direttore d’orchestra marsigliese Léo Clarens, con i crediti corretti, ovvero “una canzone nata dal folklore, arrangiata da B.Brunet”. Le cover italiane di Mustapha (tutte firmate Azzam-Barclay) furono interpretate nel 1960 dal Quartetto Cetra, da Marino Marini e da Gino Latilla accompagnato dagli Asternovas, il gruppo di Fred Buscaglione. Da notare che i primi a usare per una canzone il titolo Mustafà furono 2 autori italiani: Gino Filippini e Riccardo Morbelli. Il brano fu inciso nel 1939 dal Trio Cetra e nello stesso anno dall’Orchestra di Pippo Barzizza con la voce solista di Alda Mangini. Un altro Mustafà italiano fu depositato alla SIAE nel 1953, pertanto ancora prima di quello egiziano, dai fratelli Angelo e Umberto Carrera (Smeraldi-Carrera sull’etichetta) e interpretato da Bruno Rosettani. Il titolo Mustapha fu usato nel 1979 dai Queen, brano composto dalla voce del gruppo Freddie Mercury.

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