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Nada con John Parish (Castello Sforzesco, Milano, 11 luglio 2019)

Potere della tivù – o meglio, dei serial tivù. Fino a qualche tempo fa andavi a vedere Nada nuova versione, quella autrice di se stessa, ed era piuttosto sconsolante che con dischi di bellezza cristallina come Dove sei sei (1999), Tutto l’amore che mi manca (2004), Luna in piena (2007) oppure Occupo poco spazio (2014), alla fine il pubblico che accorreva fosse sempre piuttosto ridotto, numericamente parlando. Poi sono arrivati Paolo Sorrentino e il suo The Young Pope (2016), dov’è stata usata Senza un perché risalente a una dozzina di anni prima, e giunge il rovesciamento di fronte: Nada Malanima torna a essere hip e in demand, come si merita. E vedere che lo spazio del Cortile Delle Armi del Castello Sforzesco milanese, in occasione della manifestazione Estate Sforzesca, per lei sia ben nutrito di un pubblico specialmente di giovani fa solo piacere. Chi la dura, la vince – dice il famoso proverbio.

Bella, attraente, carismatica – forse il segreto di Nada sta tutto nel cognome: Malanima. Una che la musica italiana l’ha percorsa tutta, facendo girare la testa a Piero Ciampi e al signor Nel blu dipinto di blu Franco Migliacci; battendo Cantagiro, Sanremo, Un disco per l’estate, Vota la voce e Festivalbar; conquistando, quando esisteva ancora, l’Hit Parade con Ma che freddo fa e con quell’assoluto gioiello pop che fu Amore disperato (a mani basse, uno dei grandi singoli made in Italy degli anni 80). Sopratutto, però, ha saputo reinventarsi come nessun’altra delle classiche “sciure” della canzone italiana – e senza colpo ferire, dopo anni a cantar pezzi non di sua penna, da quando la produsse Mauro Pagani all’epoca del disco-svolta Dove sei sei, ha fatto di tutto mentre Mina, per dirne una, è ancora lì a fare sempre lo stesso disco stancamente prodotto dalla prole. Non manca nulla: collaborazioni con Criminal Jokers, Massimo Zamboni (CCCP, CSI), naturalmente John Parish, Zen Circus, Toys Orchestra ed Enrico Gabrielli (Calibro 35); scritto libri a dir poco imprevisti come il consigliassimo romanzo a tratti autobiografico Il mio cuore umano (2008); suonato ovunque fra club, teatrini e feste di piazza, sempre con grande dignità e inclinazione camaleontica.

Quest’anno i fan della cantautrice livornese sono già stati saziati da un nuovo, eccellente album, È un momento difficile, tesoro, secondo lavoro prodotto da John Parish dopo il già citato Tutto l’amore che mi manca, che sembra davvero aver raccolto solo consensi sulle corde di un rock potente, dove carne e spirito giocano una bella lotta senza soluzione di continuità – cui è bellissimo poter assistere. Il produttore inglese legato a doppio filo con PJ Harvey (nel suo CV anche lavori con Giant Sand, Eels, Tracy Chapman, Sparklehorse nonché i nostri Afterhours, Cesare Basile e Marta Collica) è naturalmente la wild card che Nada gioca benissimo. E vederlo apparire accanto a lei anche questa sera, special guest nello show, regala quell’aggiuntiva botta d’adrenalina nell’affilato filotto di cui è co-protagonista: la title track del nuovo album, Senza un perché e O madre, dove la sua spinosa chitarra fa scintillare tutto ancor più. Peraltro, Parish non è l’unico ospite speciale: sul palco si avvicendano altresì Motta, per Dov’è l’Italia (residuato dell’ultimo Sanremo dove la Malanima ha duettato con il giovane pisano) e La nostra ultima canzone, nonché gli Zen Circus (già con Nada nel 2011, al tempo di Vamp… e vecchio gruppo proprio di Motta), per Vuoti a perdere e Non voglio ballare.

Lo show scivola ben strutturato, mostrando un’artista vera sempre vogliosa e sempre temeraria – quanto sempre brava a cavalcare sonorità nuove o almeno ad annusare cosa c’è nell’aria. Look che sa molto di PJ Harvey/Björk e umore generale da vera rockeuse se non anche fumantino, per come incurante grida un par di volte «qui non funziona un cazzo!» agli addetti palco dopo giusto il primo brano. Messaggio ricevuto, è parso. Quanto di buono già si pensava ascoltando per i fatti propri pezzi come Stasera non piove, Guardami negli occhi, Luna in piena, Correre, Senza un perché, Due giorni al mare, All’aria aperta – qui gran versione a cappella tutta pelle d’oca, fra gospel e mondineDove sono i tuoi occhi, l’immacabilmente tellurica Ma che freddo fa e tutti gli altri che Nada sa tirar fuori del mazzo senza mai deludere, dal vivo regalano ancor più un costante frizzo di frenesia. E poi, quando si fa tappa al Sassofono Blu, l’Amore disperato manda sempre tutti in visibilio facendo “ballare tra le stelle accese“. Roba di Nada, che l’amore bisogna inseguirlo!

Foto: © CoolMag

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