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Jeff Koons. Un happy end per il Bouquet of Tulips

C’era il rischio che quei tulipani si ammosciassero per sempre. O che quella mano decidesse di serrarli in un pugno sino a farne una spremuta floreale. Ma ricostruiamo i fatti. A Parigi, agli inizi del 2016, Jane Hartley (all’epoca ambasciatrice degli Stati Uniti in Francia) suggerisce all’artista più pop & kitsch in assoluto, cioè Jeff Koons, di realizzare una scultura che commemori le vittime degli attacchi terroristici avvenuti nel 2015 – il 7 gennaio alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo; il 13 novembre al teatro Bataclan, allo Stade de France e in 3 ristoranti – dando così continuità al sostegno e all’amicizia espressi dai cittadini americani nei confronti dei parigini e dei francesi.

Reduce dal grande successo della retrospettiva al Centre Pompidou, l’artista della Pennsylvania accetta con entusiasmo la proposta e il 22 novembre 2016, in una conferenza stampa al Palais de Tokyo presenti la Hartley e la sindaca Anne Hidalgo, svela nei dettagli il suo progetto: sarà uno scultoreo, monumentale bouquet in bronzo policromo, alluminio e acciaio inox formato da 11 tulipani (il 12°, mancante, simboleggerà per sempre la perdita di vite umane) offerti da una mano che evoca quella della Statua della Libertà nell’atto di reggere una torcia. Il suo compito sarà dispensare ottimismo, incoraggiare la voglia di rinascita, persuadersi che la vita prosegue nonostante tutto. E c’è già la collocazione del Bouquet of Tulips: fra il Palais de Tokyo e il Musée d’Art Moderne.

Jamais!, tuona la gauche caviar dalle colonne del quotidiano Libération forte delle firme di 23 soloni della cultura che non ci stanno, perché non s’ha da fare quell’obbrobrio senza alcun legame simbolico con gli attentati terroristici; ma se proprio si dovrà fare, che almeno spunti altrove e non fra 2 dei più importanti musei della Ville Lumière con l’aggravante di boicottare la vista sulla Tour Eiffel, sostiene intransigente l’allora ministra della Cultura François Nyssen suggerendo l’alternativa del Parc de la Villette: magari, chissà, vicino a quella Bicyclette ensevelie scolpita da Claes Oldenburg e da Coosje Van Bruggen seguendo alla lettera il lessico della Pop Art.

Ma Jeff Koons, con il consueto aplomb da impiegato di banca fa sapere che non se ne parla nemmeno: il Bouquet of Tulips non se ne andrà in periferia ma rimarrà nel cuore di Parigi. E così sia, giacchè la querelle si risolve 3 anni dopo come segue: la scultura trova il suo spazio permanente nei giardini degli Champs-Elysées, fra il Petit Palais e place de la Concorde, grazie alla mediazione del deputato Christophe Girard in accordo col Ministero della Cultura e Mr. Koons. I costi di fabbricazione e installazione dell’opera kolossal (13 metri d’altezza x 34 tonnellate di peso) vengono interamente coperti da fondi privati, americani e francesi. Proprio come la Statue of Liberty, il cui corpo scultoreo fu finanziato da mecenati francesi e la base da americani per un importo pressochè identico, il budget dei tulipani giganti dapprima fissato a 3.500.000 Euro, è stato infatti oggetto di una richiesta di donazioni coordinata da Noirmontartproduction in collaborazione con Le Fonds pour Paris. E Koons, che ha pagato di tasca sua 1.000.000 di Euro per gli studi di fattibilità necessari a trovare la location più idonea, ha inoltre deciso di rinunciare alle royalties sul merchandising che verrà prodotto. Soldi da destinare per l’80% alle famiglie delle vittime e per il 20% al Municipio di Parigi, incaricato della manutenzione.

E così, come nel migliore degli happy end, il 5 ottobre il Bouquet of Tulips e la sua mano tanto verosimile da palesarsi un tantino inquietante come la Mano Mano della Famiglia AddamsAppartiene a una ragazza che lavora nel mio laboratorio», ha dichiarato un Koons al settimo cielo aggiungendo: «Volevo una mano giovane, che simboleggiasse l’avvenire: la mano tesa del popolo americano verso il popolo francese») hanno idealmente “stretto la mano” a quei parigini e a quei turisti che d’ora in poi si diletteranno a fare i flâneurs in questo silenzioso fazzoletto di prato, a pochi passi dall’Ambasciata Usa, nel triangolo delimitato dall’avenue Dutuit, l’avenue Eduard Tuck e Cours La Reine. E poco importa se qualcuno ha paragonato i bulbi dei tulipani ai marshmallow, quei cilindretti di zucchero che tanto ingolosiscono gli americani; o se qualcun altro ha definito l’opera koonsianaterribile“, “grottesca” e addirittura “pornografica” con l’aggravante del filosofo Yves Michaud il quale senza il benchè minimo riguardo ha sibilato: «Quei tulipani assomigliano a 11 colorati buchi di culo montati sugli steli!».

Ciò che davvero conta, alla fine, è l’opinione di Patricia Correia, madre di una ragazza uccisa quella maledetta sera del 13 novembre 2015 dentro al Bataclan: «Il Bouquet of Tulips è un testamento molto forte tra l’America dell’11 settembre 2001 e la Francia», ha dichiarato, «che rappresenta i colori della vita e le radici che continuano a crescere, nonostante i tragici eventi che siamo stati costretti ad attraversare».

Foto: © Luc Castel, courtesy Noirmontartproduction, © Jeff Koons
L’artista americano accanto a un “rendering” del Bouquet of Tulips ambientato al Palais de Tokyo, dove inizialmente avrebbe dovuto essere collocato, © Stephane Cardinale-Corbis/Corbis via Getty Images

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