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James Taylor Quartet (Blue Note, Milano, 4 settembre 2020)

L’occasione è di quelle importanti, ossia riapre uno dei locali cardine della musica milanese che dal 2003 ha ospitato decine e decine di concerti. Naturalmente stiamo parlando del Blue Note, che dopo molti mesi di tunnel-covid senza serate, concerti ed eventi finalmente spalanca il portone. Al di là della retorica, la cosa merita certamente un “evviva!” – sebbene non tutto sia tornato a essere come prima: ma toccano misurazione temperatura all’entrata, capienza ridotta, distanziamento e tutto quello che ci si aspetta in un quest’epoca di pandemìa. Ma è importante che vi sia una ripartenza.

Una ripartenza che con il James Taylor Quartet regala una certezza, visto anche che l’ensemble inglese in passato ha suonato già molte volte nel locale meneghino – e sempre con ottimi riscontri. 35 anni di carriera puliti che hanno imposto il JTQ a un pubblico affamato di jazz aperto a diverse varianti, dal funk all’acid fino al northern soul e ad accenni di disco music, ma mettendo sempre quel timbro che rende tutto riconoscibilissimo. E il turbinìo di collaborazioni con grandi nomi della musica internazionale (U2, Tom Jones, Wonder Stuff, Pogues, Manic Street Preachers, Soul II Soul…) e colonne sonore che hanno riscosso grandissimo successo e creato tendenza (quella di Austin Powers su tutte), ne sono solo la riprova.

Il quartetto, come sempre guidato dal leader dietro il classico organo Hammond, è scafatissimo nel mettere insieme uno spettacolo pieno di verve e di tiro coinvolgente che accompagna il pubblico in un viaggio che parte dai padri putativi, Jimmy Smith e Booker T. & The MG’s, ma anche reperti della Swingin’ London quali Georgie Fame, Graham Bond Organization e Zoot Money; e che fa del good time la propria bussola. Anche per il James Taylor Quartet era la prima volta in un palcoscenico da ben 7 mesi (come spiegato dal leader con la giusta, liberatoria foga) e fin dal primo secondo si è capito che la voglia di darci dentro fosse molta. La telepatia e il “suonare a memoria” del gruppo è evidente – a tutto vantaggio di un repertorio iper collaudato che prevede citazioni di Marvin Gaye con Don’t Mess With Mr. T e della nota sigla di Starsky & Hutch, fino a una doppia dose di Booker T. come bookend della performance con Time Is Tight e Green Onions che, in entrambi i casi, ha infiammato la platea e dato vita a gran battimano.

Se cercate musica squisitamente da ballo, quella del gruppo inglese è certamente della miglior specie nel miglior senso della definizione. Nota di servizio: si replica stasera, come da regola Blue Note con doppio show alle 21 e alle 23.

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