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Flamin’ Groovies alla conquista del Festival Beat di Salsomaggiore (26-30 giugno 2019)

Tutti che sempre si lamentano di qualcosa o di qualcuno. Noi, invece, puntiamo (quasi) sempre a fare il contrario: tessere le lodi di chi se lo merita. Che in questo caso vanno tutte al Festival Beat di Salsomaggiore, duratura quanto riuscita rassegna musicale che dal 1993 raduna nelle campagne della località termale parmense centinaia di appassionati (inizialmente, per la verità, il raduno era “sul confine” a Castel San Giovanni, provincia di Piacenza). Un festival fiero e indipendente (amministrazione locale, Arci e piccoli sponsor che lo patrocinano), che nel tempo ha portato spesso in esclusiva nomi fra i migliori della scena mondiale ma fuori dal mercato mainstream: con il susseguirsi delle edizioni, lì abbiamo visto Pretty Things, Radio Birdman, Chocolate Watchband, Arthur Brown, Jim Jones Revue, Scientists (Kim Salmon), Fleshtones, Paul Collins (Beat), Downliner Sect, Trashmen, Sorrows, Barracudas, Kid Congo Powers (Gun Club, Cramps, Nick Cave & The Bad Seeds), Fuzztones, James Lowe (Electric Prunes), Undertones, Sonics e decine di altri. Il tutto in uno splendido delirio di garage, funk, surf, punk, beat, psichedelica, rock & roll, blues e tanto altro composto di varie longitudini e diverse ere temporali, dagli anni 60 a oggi, ma sempre con la coerenza di grandi scelte musicali (la cara, vecchia “direzione artistica”, di questi tempi sempre più vituperata) nonché la giusta scelta di dare spazio a vecchie glorie autoctone di epoca beat e alla scena veramente alternativa contemporanea italiana che suona generalmente in bettole, baretti e postriboli vari.

Al Festival non si va, in ogni caso, solo per i concerti. Il lungo week end che ogni anno conquista Salsomaggiore, nell’area palchi si trova un sempre gustosissimo mercatino dove si incontrano commercianti di dischi, poster, merchandising e memorabilia varia. Nonché un’ottima scelta culinaria con una cosiddetta food court di qualità. E non stiamo a dire della fauna di avventori a dir poco bizzarri e fuori schema che è facile incontrare e che, appunto, si incontrano solo lì. Ultima nota ma non meno importante, l’attività quotidiana che coinvolge il centro della cittadina con feste in piscina, DJ set, aperitivi, appuntamenti vari.

Quest’anno il Festival Beat inizia il 26 giugno e si conclude il 30 con un programma in crescendo al solito di gran livello. Star assolute dell’edizione i Flamin’ Groovies (sabato 29 giugno, all’ora dei lupi ossia mezzanotte – chissà se faranno la grande cover di Werewolves Of London di Warren Zevon che incisero nel 1979?), spettacolare band di San Francisco dedita a garage e tanto altro, attiva fin dal 1965 ma esordiente nel 1969 con l’album Supersnazz. Cyril Jordan guiderà il gruppo, nel tempo passato nelle fasi Roy Loney e quella del recentemente scomparso Mike Wilhelm (Charlatans), nell’epopea di un grande repertorio che ha avuto sperticati plausi da un po’ tutto l’Eden rock, in primis Mick Jagger che ascoltando il capolavoro Teenage Head (1971) ebbe a dire: «I Flamin’ Groovies con Teenage Head hanno fatto meglio degli Stones con Sticky Fingers». Insomma, quelli sono i livelli. E appunto Teenage Head, tra le altre cose, sarà eseguito nella sua interezza come in tutte le date del tour europeo, dove doveva esserci anche Loney ma per una brutta caduta che lo ha costretto a cure forzate non sarà presente (o almeno così recita la nota della band sull’accaduto). Attendiamo comunque fiduciosi una performance esplosiva. Il resto della 5 giorni regalerà performance dei Darts, dei messicani Sonoras, degli scozzesi Kaisers, degli spagnoli Guadalupe Plata, dei Cynics e di tanti altri.

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