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Fase 2. Ripartiti o confusi?

Del prefisso “ri” non c’è troppo da fidarsi. Almeno questa è la mia sensazione: in alcuni casi viene usato per formare parole che mi piacciono, mi suggeriscono speranza (come ad esempio “rinascita” o “rinascimento”, che mi fanno pensare a un cambiamento radicale in meglio); ma il più delle volte suggerisce qualcosa di minaccioso, una specie di ripetizione che ripercorre ottusamente le stesse strade già percorse, senza alcun risultato positivo. Ecco, “ripartenza” è una di quelle parole che mi mettono in agitazione… Sono solo sensazioni, niente di certo. Però in questi giorni la ripartenza, eletta a protagonista della fase 2, mi puzza di qualcosa di sgradevole che si vuole ripetere pari pari come in passato.

Fin dai primi giorni dell’allarme covid-19, si diceva che niente sarebbe stato più come prima. Come dire che molte cose belle si sarebbero perse per sempre, ma anche che non si sarebbe più ricostruito quel mostruoso cumulo di nefandezze, sia a livello sociale sia ecologico, su cui si era fondata l’infelice condizione della specie umana e del nostro pianeta. Insomma, eravamo in molti a sperare che non tutto tornasse come prima. È ovvio che, dopo il lockdown, tutti oggigiorno muoiano dalla voglia di tornare a sentirsi completamente vivi; ad abbracciare come prima le persone care; a gioire degli affetti, dei divertimenti e delle bellezze del mondo. Per ora la fase 2 ci ha fatto sperare di riprovare almeno in un futuro prossimo queste belle sensazioni; ma nel frattempo mi sembra che abbia riavviato anche le nefandezze di prima.

Navigli di Milano affollati all’inizio della fase 2

Più o meno tutti hanno ormai capito che ci attende ancora una lunga stagione di sacrifici e difficoltà economiche, oltre che sanitarie. Eppure alcune significative minoranze non hanno neanche aspettato il via alla ripartenza per approfittare della confusione generale e incrementare le loro ignobili attività: gli speculatori proseguono a speculare sempre di più; prosperano gli affari di usurai e mafiosi; i burocrati riprendono allegramente ad azionare freni burocratici e i cretini continuano a fare cretinate. Le diseguaglianze crescono ovunque e le attività culturali svaniscono lentamente nel nulla tecnologico.

È questa la ripartenza? Quella maggioranza (ancora troppo silenziosa) che finora si è comportata disciplinatamente comincia a farsi qualche domanda. Piuttosto che di una ripartenza dalle regole molto incerte, avrebbe forse preferito che si trattasse di una rinascita, di quel radicale cambiamento in meglio, di qualcosa che facesse sbocciare un nuovo modo di vivere insieme. Persino l’Europa (la Bella Addormentata) sembra voler aprire al nuovo: si è cominciato a parlare di poderosi stanziamenti, di solidarietà e di Green New Deal. Però, al di là delle parole, sarà necessario verificare i fatti.

E il resto del mondo? Per ora le grandi potenze si limitano a rinfacciarsi le responsabilità e a proseguire con le guerre commerciali. Eppure qualche potentissimo personaggio della finanza, come Bill Gates, si era affidato alle proprie capacità visionarie per lanciare da tempo un allarme planetario. Nessuna reazione! Sono tutti sordi, oltre che ciechi.

Comunque sia, la fase 2 in Italia è iniziata. Ci sentiamo tutti un pochino più liberi. Siamo felici di aver oltrepassato il “picco” e di vedere finalmente un calo (seppure ancora non tranquillizzante) dei contagi. Felici di essere sopravvissuti, almeno per ora… Se la felicità concessa è tutta qui, non ci pare gran che. In compenso la confusione è cresciuta molto, molto di più. Come continuano a crescere la povertà e le diseguaglianze, insieme ai lauti guadagni di parassiti e profittatori d’ogni specie. L’ottimistica profezia “andrà tutto bene” forse non era proprio valida per tutti. Ma per qualcuno sta andando già più che bene. Anzi benone!

Dunque si può ancora sventolare la bandiera della speranza? Forse sì, se volgiamo lo sguardo verso le nuove generazioni, quelle che in ogni caso con il futuro dovranno fare i conti. Da loro qualche segnale positivo è già stato dato: non soltanto mostrando una diversa sensibilità sulle tematiche ambientaliste, ma anche dando prova di una gran voglia di vincere la sfida e d’inventarsi da soli un lavoro. Basta pensare che in Lombardia, la regione più massacrata dal covid-19, sono state avviate, soprattutto da giovani, oltre 2600 microimprese (che svariano dall’e-commerce alla bioagricoltura). Sono segnali di coraggio e d’inventiva; e molti altri esempi del genere vengono segnalati da tutte le parti d’Italia. Sarebbe il caso di concedere un po’ di attenzione a questi ragazzi, piuttosto che a quei 4 scemi della movida.

 

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