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Distanziati è meglio

Parlando naturalmente di Coronavirus, all’inizio della cosiddetta fase 2 mi chiedevo a cosa davvero si andava incontro: a una ripartenza (con tutto come prima) o a una rinascita (dove tutto sarebbe cambiato)? Ovviamente, contro ogni pronostico, facevo il tifo per la seconda e un filo di speranza ancora ce l’ho. Ma proprio un filo…

Infatti, mentre l’onda montante della propaganda promette che prima o poi tutto tornerà come prima – anzi, meglio di prima – per la maggioranza dei media è più facile vendere lo spettacolo della paura, della confusione e delle polemiche. C’è spazio soprattutto per ogni genere di cretini (negazionisti, complottisti, edonisti, festaioli), ma ce n’è ben poco per chi cerca civilmente di fare passi avanti per uscire dal caos e avviarsi verso nuovi stili di vita, più solidali e più aperti.

Si dice: almeno per ora non può essere altrimenti, siamo in clima di vacanze. Ma le vacanze durano poco, anzi siamo già agli sgoccioli. Finite le follie e le ammucchiate stile Billionaire, si riaffacceranno i problemi della normalità, se di normalità si può ancora parlare… Tra apertura delle scuole, folli corse ai bonus, nuovi focolai, diversi provvedimenti fra le regioni, allarmi dei cosiddetti esperti, il caos sarà forse l’unica normalità. E allora diamoci dentro con le solite prudenze, mascherine, distanziamenti.

Per esempio, io sono tentato di distanziarmi da molte ostentate battaglie per le libertà individuali, che mi sembrano più che altro pose furbesche o vuote retoriche. Cerchiamo di intenderci: la libertà è una cosa meravigliosa, ma è anche un concetto complesso che è necessario approfondire. In qualsiasi testo di filosofia del diritto si può incontrare la fondamentale distinzione fra “libertà negativa” e “libertà positiva”.

Distanziamento sociale (questo sconosciuto) al Billionaire

Il concetto di libertà negativa, teorizzato dalla scuola del liberalismo, pone l’attenzione sui diritti del singolo individuo, proteggendolo dagli interventi esterni: sia di autorità statali, sia di chiunque volesse violare le sue proprietà e la sua privacy. Diritti sacrosanti, ovviamente! Il concetto di libertà positiva si concentra sulla dimensione sociale dell’esistenza e dunque sulla libertà di tutti gli esseri umani di vivere la propria vita, di svolgere un’attività lavorativa, di poter curare la propria salute, di riunirsi in un’associazione o in un partito, di professare un credo religioso, di manifestare un’opinione e così via. Diritti altrettanto sacrosanti!

Ora, il Covid-19 non è stato tenero con nessun tipo di libertà, negativa o positiva che fosse. Ma soprattutto ha favorito i loschi maneggi di tutti coloro che, in nome di una o dell’altra, hanno approfittato della situazione per aumentare profitti e potere danneggiando il prossimo. Troppi governanti in tutto il mondo hanno colto l’occasione per incrementare il controllo dei cittadini in nome delle necessità sanitarie e dell‘interesse pubblico, con l’unico risultato di non riuscire a distruggere il nemico virus, ma di indebolire ovunque soltanto la vita democratica. D’altra parte i paladini della concezione negativa di libertà sono sempre pronti alla difesa ad oltranza di ineludibili leggi di mercato che hanno spinto l’intera umanità verso quel capitalismo globalizzato (di Stato o d’impresa privata, poco importa), che si è dimostrato sempre più onnivoro e suicidario, primo attore delle pestilenze e della distruzione del pianeta.

Sono tentato anche di distanziarmi da tutti i proclami degli ottimisti che assicurano sempre più vicini i giorni del vaccino, mentre neanche i Paesi più ricchi e potenti sembrano in grado di produrre milioni di dosi per milioni di esseri umani. E allora chi avrà il privilegio di arrivare primo? Proviamo a indovinare…

Sono infine tentato di distanziarmi da tutto quel gran parlare di immunità: parola ambigua e vagamente irraggiungibile. Qualcuno ha già ricordato che, dal punto di vista etimologico, immunità sembra stare al polo opposto di comunità. Forse mi sbaglio, ma comunità o solidarietà sono concetti a portata di uomo, cioè di ogni uomo vero che sappia riconoscere i propri limiti e che in nome di quei limiti eviti di distruggere la natura e di aumentare ulteriormente i già spaventosi danni della globalizzazione.

La copertina di Abbey Road dei Beatles “aggiornata” al Covid-19
© Paco Conde & Beto Fernandez

Forse solo qui si trova quel filo di speranza cui accennavo… Forse è per questo che a me piacciono le piccole comunità solidali, le microimprese che, anche attraverso le più avanzate tecnologie, sappiano cercare piccoli spazi e strade nuove: sogni magari di piccole dimensioni ma tra loro connessi in una rete che li renda solidali e difendibili anche dalle prepotenze delle multinazionali. È un’utopia? Forse, ma sempre meglio che garantire l’immunità (e i profitti in esclusiva) a un numero limitato di loschi individui, potenti e privilegiati.

 

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