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Diabolik come Michael Jackson

A 58 anni dalla sua prima pubblicazione, alla vigilia di un atteso potente rilancio grazie al film dei Manetti Bros. in uscita nei prossimi mesi (con Luca Marinelli nei panni del criminale, Miriam Leone in quelli della compagna Eva Kant e Valerio Mastandrea per l’ispettore Ginko) Diabolik resta il fumetto del successo e del mistero. Un successo straordinario, culturale e commerciale, che ha stregato 2 generazioni di lettori. E un altrettanto straordinario mistero pertinente a gruppi editoriali in Italia e in Francia, tra l’autrice-imprenditrice milanese Angela Giussani che dette vita nel novembre del 1962 per la propria azienda Astorina al ladro mascherato più popolare nel nostro Paese; e la parigina Librairie Arthème Fayard, casa editrice dal 1911 di Fantômas. Mistero condiviso nei primi anni 60 dalla Arnoldo Mondadori e dalla Adriano Salani, 2 titani dell’editoria nazionale che dal marzo del 1963 si spartirono i diritti per la tiratura italiana dei 35 volumetti di Fantômas (3 in più, grazie a un “taglia e cuci” geniale, rispetto all’edizione originaria).

Fantômas nell’edizione italiana dell’editore Arnoldo Mondadori (1963-1965)

Angela Giussani ha sempre tenuto a ribadire di essersi ispirata per la creazione di Diabolik a Fantômas: la tesi tramandata tra racconti e interviste è quella di una trasferta in treno da Milano a Saronno. Un viaggiatore aveva dimenticato una copia di Fantômas nello scompartimento in cui sedeva Angela: fu un attimo sfogliarlo e subito innamorarsi di quel genio del crimine incappucciato. Narrazione che appare anacronistica, a meno che il viaggiatore smemorato non fosse stato un collezionista e avesse quindi dimenticato sul sedile del treno una copia rara e preziosa di una versione italiana di Fantômas degli anni 10, o una ancora più rara ristampa del 1937.

Fantômas nell’edizione italiana dell’editore Adriano Salani (1912-1915)

La versione italiana di Fantômas della Arnoldo Mondadori-Salani infatti cominciò a essere pubblicata 4 mesi dopo l’uscita del 1° Diabolik. E il criminale italiano, almeno nei primi numeri, non era soltanto somigliante al collega francese: le storie e le soluzioni più suggestive di Diabolik erano proprio state catturate negli episodi dell’opera d’oltralpe: L’agenzia del delitto, Il sicario che striscia, L’impiccato senza volto, La mano tagliata, La campana di sangue, Il portafoglio di marocchino. C’erano poi dei fondamentali dettagli comuni: alcuni non particolarmente insoliti come l’ispettore di polizia Ginko che dà la caccia a Diabolik, gemello dell’ispettore di polizia Juve che dà la caccia a Fantômas (a differenza dei film degli anni 70 di Fantômas in cui il funzionario della Sûreté è mitigato dalla comicità di Louis De Funès, l’ispettore Juve del libro è arguto e severo quanto Ginko); altri dettagli apparivano però stupefacenti, come Eva Kant, la compagna di Diabolik vedova di un lord sudafricano (che la stessa Eva ha ucciso) e Maud Beltham, la compagna di Fantômas, vedova di un lord sudafricano (che lo stesso Fantômas uccide). Una sgargiante e traboccante sequela di elementi che sarebbe potuta diventare elementare oggetto di una causa milionaria per plagio, schivabile soltanto con un altrettanto lucroso accordo. Eppure in proposito non esiste notizia di vertenze, denunce e neanche di transazioni per sottrarsi al giudizio.

Mario Gomboli, disegnatore, sceneggiatore, editore, che dalla fine degli anni 90 è al vertice della Astorina, ma che già nel 1967 proponeva soggetti per gli episodi di Diabolik, non ha dubbi: «Angela Giussani e sua sorella Luciana che collaborava con lei ebbero inizialmente molte grane a causa della percepita crudeltà delle storie: Diabolik fu etichettato come diseducativo, immorale soprattutto se rivolto a un pubblico di giovanissimi. Ma mai contestazioni per plagio. Certo, c’era tanto Fantômas in quel personaggio e in quelle sue prime avventure, ma sarei sicuramente venuto a conoscenza di controversie esistenti o pregresse e invece Angela e Luciana non mi riferirono mai cose del genere».

Mario Gomboli, da Tg2 Dossier “Cacciatori di idee”di Michele Bovi e Bruna Fattenotte

Gomboli sa bene che uno dei compiti principali di un editore riguarda la tutela delle opere dell’ingegno da ogni tipo di contraffazione. Come si spiega dunque quella calma piatta attorno a un fumetto che macinava successo e denari negli stessi primi anni 60 contrassegnati da cause per plagio contro film come Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone o tutte le canzoni che vincevano il Festival di Sanremo: Nel blu, dipinto di blu (1958) di Domenico Modugno, Romantica (1960) di Renato Rascel, Uno per tutte (1963) di Tony Renis? «Per me la spiegazione è una sola, per quanto possa sembrare inaudita: gli editori di Fantômas non si accorsero delle somiglianze – dice Gomboli – La Librairie Fayard si occupava soprattutto di letteratura colta, chi andava a leggere un fumetto italiano? Poi le comunicazioni non erano agevoli come al giorno d’oggi, non c’erano grandi opportunità di confronto».

Fantômas nell’edizione originale dell’editore Librairie Arthème Fayard (1911-1913)

Ricostruiamo la storia. Fantômas nasceva 1 secolo fa dalle penne dell’avvocato Pierre Souvestre e del giornalista Marcel Allain, con le copertine illustrate dal pittore italiano Gino Starace. L’idea del ladro protagonista non era inedita, l’avevano sagomata prima di loro altri 3 scrittori francesi: Pierre Alexis Ponson du Terrail a metà dell’800 per Rocambole, Maurice Leblanc nel 1904 per Arsenio Lupin e Léon Sazie per Zigomar, racconto d’appendice che aveva esordito sul quotidiano parigino Le Matin nel 1909 per diventare subito dopo serie di romanzi edita da Joseph Ferenczi. Ladri gentiluomini Rocambole e Arsenio Lupin; re del crimine col fascino della ferocia Zigomar, abbigliato di un mantello con cappuccio rossi e spalleggiato da una squadraccia di malviventi pronta e disposta a tutto. Proprio come Fantômas e la sua gang di apaches, i manigoldi dei bassifondi parigini.

La locandina del quotidiano parigino Le Matin che annuncia le avventure di Zigomar (1909)

Nel 1963, 4 mesi dopo l’uscita di Diabolik, la Arnoldo Mondadori in accordo editoriale con la Antonio Salani (che già nel 1913 aveva curato e stampato una prima edizione italiana dei romanzi francesi), cominciò a pubblicare con cadenza mensile Fantômas, affidando la direzione della collana allo scrittore Carlo Fruttero e la traduzione ai 2 più accreditati esperti italiani di letteratura francese: Roberto Mauro per il 1° numero e Sarah Cantoni per i successivi 34. Di contro gli editori della Librairie Arthème Fayard avevano rapporti costanti con autori italiani: una dimestichezza proseguita nel tempo e conservata tutt’oggi in un catalogo che comprende numerose nostre importanti firme: da Torquato Tasso a Vitaliano Brancati, da Dario Fo ad Andrea Camilleri. Insomma un pool di aziende editrici abituate a muoversi con padronanza sul mercato internazionale e con la collaborazione di intellettuali solitamente accorti. Come possono essere sfuggite a tutti loro le analogie tra Diabolik, Fantômas e Zigomar? Chi ha seguito le vicende di quei criminali di carta si è forse accorto che nelle descrizioni di Souvestre e Allain il mantello e il cappuccio indossati da Fantômas sono neri, eppure in 2 copertine dei volumetti italiani di Mondadori (L’evasa di Saint-Lazare e Una bara per Lady Beltham) l’illustratore olandese Karel Thole li colorò di rosso: così Fantômas risultava sorprendentemente identico a Zigomar. Sembrava un gioco a rincorrersi, tra Diabolik, Fantômas, Zigomar e i rispettivi editori, sulla compromettente lama del plagio.

E va detto che il reato di contraffazione non veniva ignorato dalle sorelle Giussani, anzi fu ripetutamente ipotizzato dai loro legali pronti ad agire contro la schiera dei presunti imitatori di Diabolik, la “banda del K” come ancora oggi li definisce Mario Gomboli, ovvero Kriminal e Satanik entrambi del 1964 di Max Bunker (al secolo Luciano Secchi) per l’Editoriale Corno e Sadik del 1965 di Nino Cannata che cambiò 3 volte editore: Ugo Dal Buono, Antares e Alhambra di Renato Bianconi.

«Non ci furono azioni giudiziarie nei loro confronti – rivela Gomboli – L’unica volta che le Giussani si rivolsero al tribunale fu per Dorellik, il personaggio proposto nel 1966 nel programma della Rai Johnny sera interpretato da Johnny Dorelli che l’anno dopo diventò un film, Arriva Dorellik». La battaglia legale contrappose Angela e Luciana al produttore Dino De Laurentiis, ai 2 autori Franco Castellano e Giuseppe “Pipolo” Moccia e al regista Stefano “Steno” Vanzina. «Ma i giudici – aggiunge Gomboli – riconobbero agli accusati il diritto di parodia e di satira. In realtà le Giussani non ce l’avevano con gli autori di Dorellik: la citazione in giudizio era diretta a colpire Dino De Laurentiis con il quale c’era stata un’impetuosa baruffa a seguito del film Diabolik, diretto nel 1968 da Mario Bava». Il produttore infatti aveva acquistato dalle 2 sorelle i diritti cinematografici per la pellicola interpretata da John Phillip Law (Diabolik), Marisa Mell (Eva Kant) e Michel Piccoli (l’ispettore Ginko). Ma non tutti gli accordi stabiliti erano stati rispettati. Almeno secondo Angela Giussani che per questo tentò di lavare l’onta osteggiando De Laurentiis nella realizzazione cinematografica del buffo personaggio incarnato da Johnny Dorelli.

La locandina del film Arriva Dorellik del regista Stefano “Steno” Vanzina (1967)

Dalla stessa famiglia Giussani era nata nel 1965 l’ennesima riproduzione: Zakimort, eroina in calzamaglia e mascherina come Diabolik, seducente e pratica nell’uso di pugnale e di karate come Satanik. Il fumetto Zakimort era firmato da Pier Carpi, autore di fiducia di Luciana ed edito dall’Astoria di Gino Sansoni, marito di Angela.

Insomma una saga del para-taccheggio editoriale magnificamente rappresentata da una sorprendente confessione di Mario Gomboli che mostra un romanzo di Fantômas, rara edizione in italiano, anno 1913: «Il debito d’onore che Angela sentiva nei confronti di Fantômas lo si evince dal fatto che a un certo punto cominciò a collezionare edizioni d’epoca del romanzo di Souvestre e Allain. Questa copia la trovò la sorella Luciana tra i suoi oggetti, dopo la sua scomparsa nel 1987. Dalla scheda che la accompagna si capisce che fu presa in una biblioteca e mai più restituita. La questione che Angela rubasse libri di Fantômas in un luogo pubblico la reputo di un’incredibile e splendida coerenza con Diabolik».

Mario Gomboli, da Tg2 Dossier“Cacciatori di idee” di Michele Bovi e Bruna Fattenotte

Il massimo esperto in Italia dell’opera di Fantômas è il giornalista, fumettista e storico del fumetto Alfredo Castelli che nel 2011 ha pubblicato Fantômas un secolo di terrore, un’enciclopedica ricerca sul criminale francese e tutti i suoi concorrenti mascherati. Castelli ha scritto anche soggetti e sceneggiature per le avventure di Diabolik. «Mi sono sempre chiesto come mai Marcel Allain, che doveva essere un tipo per nulla indifferente al profitto, non avesse mai intentato cause contro Diabolik che nei primi 3 numeri si muoveva palesemente sulla falsariga di Fantômas – commenta Castelli – Poco dopo la morte di Pierre Souvestre avvenuta nel 1914 Allain sposò la compagna del collega autore, diventando pertanto l’unico titolare dei diritti dell’opera ed è scomparso nel 1969, 7 anni dopo l’uscita di Diabolik. Posso solo concordare con l’opinione di Mario Gomboli: Marcel Allain e i suoi collaboratori non si accorsero dell’identità del ladro italiano».

Fantômas un secolo di terrore di Alfredo Castelli, Editore Coniglio

Va aggiunto che i diritti d’autore di Fantômas sono sempre stati energicamente tutelati: un’attenzione che col passare del tempo non ha perduto smalto. Solo negli ultimi 10 anni la Fantômas Sarl, società che gestisce l’opera di Souvreste e Allain, diretta dall’imprenditrice Nicole Wastiaux Bernard e dall’avvocato Christine Bernard, ha vinto 2 strepitose cause contro altrettanti produttori per lo sfruttamento dell’immagine del “re del terrore”. Il nodo irrisolto dei crediti e debiti tra Fantômas e Diabolik induce a pensare alla soluzione della vicenda che vide contrapposti in un’annosa causa per plagio Michael Jackson e Al Bano. Il cantante italiano aveva citato per contraffazione Jackson con l’accusa di aver copiato Will You Be There del 1991 dalla sua I cigni di Balaka del 1987. La disputa giudiziaria premiò inizialmente Al Bano: periti e magistrati riconobbero che la canzone di Jackson aveva 37 note su 40 in comune con quella italiana. Tutto sembrava portare a un risarcimento faraonico a favore di Al Bano fino a quando il team di musicisti, avvocati, discografici e investigatori di Jackson riuscì a dimostrare che come Will You Be There nasceva da I cigni di Balaka, così I cigni di Balaka nasceva da un brano inciso nel 1939 dal gruppo afroamericano Ink Spots, intitolato Bless You (For Being An Angel), del quale nel frattempo Michael Jackson aveva acquistato i diritti.

La vicenda giudiziaria tra Michael Jackson e Al Bano è raccontata con interviste esclusive nel libro Ladri di canzoni di Michele Bovi, Hoepli Editore (qui sopra, un dettaglio della copertina)

Diabolik, in palese debito con Fantômas, si salvò perché a sua volta Fantômas era in palese debito con Zigomar? E magari gli editori invece di scambiarsi reciproche accuse di copia-copia optarono nel massimo riserbo per un patto di non belligeranza sostanzialmente diretto a promuovere l’immagine di ambedue gli eroi di carta? Forse non lo sapremo mai. Sta di fatto che il ladro italiano, presto nuovamente sul grande schermo grazie ai Manetti Bros., l’ha proprio fatta franca.

Paperinik e Maialik, i criminali da ridere

Diabolik ha aperto la strada non solo al Dorellik in carne ed ossa interpretato da Johnny Dorelli, ma anche ad altri spassosissimi emuli disegnati (e sempre con la consonante K in coda) come Paperinik, creato nel 1969 da Elisa Penna e Guido Martina assieme al disegnatore Giovan Battista Carpi per il periodico Topolino della Walt Disney Company Italia. L’ultimo arrivato, in ordine di tempo, è l’esilarante Maialik, la salama che uccide, un gastrocriminale in 3D inventato nel 2016 dall’illustratore Dino Marsan assieme a Alessandro Bersanetti che racconta le avventure di un supereroe ispirato al piatto tipico di Ferrara. La pubblicazione è curata dall’editore Este Edition.

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