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Coco Chanel (1883-1971). Tutto il suo stile in un profumo

Sono trascorsi 50 anni dalla sua scomparsa, eppure la donna Coco è simbolo di classe, eleganza, raffinatezza. Proprio come Gabrielle Bonheur Chanel (1883-1971), meglio conosciuta come Coco. Mito di Francia insieme al Generale Charles De Gaulle. André Malraux, fondatore e padre del 1° Ministero della Cultura Francese, disse di lei: «È un mito che resiste. Una fra le prime donne-manager che partendo dal nulla trovò la forza di costruirsi da sola». Nata a Saumur sotto il segno del Leone, sostenuta economicamente dai suoi “grandi amori”, Coco organizza la sua maison distinguendosi per piglio e caparbietà: doti inusuali per un’epoca in cui la donna era oggetto di ogni “desiderio” maschile.

«Come fa un cervello a funzionare sotto a certe cose?», esclamò alludendo a una moda femminile soffocata da busti e corsetti. Nel 1909 cuce cappelli, 5 anni dopo inaugura 2 boutique: a Parigi e a Deauville, in Normandia. Nel 1916, mentre in una parte d’Europa soffiano venti di guerra, apre a Biarritz un salone dell’haute couture che da lì a poco trasferirà a Parigi, in rue Cambon, dove è tutt’ora. Minimaliste, informali, stile “garçon de la Belle Epoque”, le creazioni Chanel puntano negli anni 20 al look androgino fatto di giacche sportive e cravatte. In più, l’audacia di indossare la gonna sopra la caviglia.

Marilyn Monroe con il suo inseparabile Chanel N°5

A Gabrielle, però, tutto ciò non basta. Nel 1921 lancia sul mercato lo Chanel N°5 ideato dallo chimiste en parfums Ernest Beaux, racchiudendolo in una preziosa bottiglia art déco. L’essenza, nata in quel di Monte Carlo da una conversazione col pittore José Maria Sert e sua moglie Misia, negli anni 50 entra nel mito grazie a Marilyn Monroe che dichiara alla stampa di “vestirla” come fosse un pigiama: «A letto indosso solo 2 gocce di Chanel». Antitesi delle fragranze monofloreali, Chanel N° 5 sprigiona ylang-ylang, rosa di maggio, gelsomino di Grasse e aldeidi, corpi sintetici utilizzati con parsimonia per donare soffi di leggerezza alle note fiorite. Coco consigliava di «vaporizzare il profumo in tutti i punti dove rischi di essere baciata». Prima del meritato sonno, dunque, ricordatevi di spruzzare 2 gocce di Chanel. Non una di più, né una di meno. Vivrete una notte piena di inebrianti sensazioni.

“La moda passa… lo stile rimane”

Con le sue ”invenzioni” (il celebre tailleur, gli accessori che si trasformano in gioielli, il profumo Chanel N° 5), Coco ha rivoluzionato il modo di vestire delle donne. Che voleva belle, libere, moderne. È stata l’amica di Pablo Picasso, Sergej Djagilev, Jean Cocteau, Colette, Igor Stravinskij. Ha conosciuto i grandi della sua epoca, a cominciare da Winston Churchill. Fra i suoi amori, un nipote dello Zar (il Granduca Dmitrij Romanov), un cugino del Re d’Inghilterra (il Duca di Westminster), un poeta cubista (Pierre Reverdy). Ma si è spesso ritrovata sola, perdendo gran parte delle persone che amava. E le è stata preclusa la gioia di avere un figlio. Fino all’ultimo non ha mai smesso di combattere.

Henry Gidel, l’autore di Coco Chanel – La biografia (Lindau) la descrive nella sua personalità regale e generosa, impetuosa e collerica. E racconta, con l’efficacia di un romanzo, la grande protagonista del ‘900. Coco salutò per l’ultima volta Claude Delay una domenica pomeriggio a Parigi, sul marciapiede davanti all’Hotel Ritz, dove risiedeva. Morì poche ore dopo, sola, nella sua stanza. Era il 10 gennaio 1971. Il ritratto di Chanel scritto dalla Delay nel libro Coco Chanel – Genio, passione, solitudine (Lindau) inizia così, “dalla fine”, da un’intimità nata 10 anni prima nella boutique Chanel di rue Cambon, fra la grande signora della moda e una giovane cliente: un’affinità divenuta nel tempo un’amicizia vera, quotidiana, senza segreti, cui Coco si affidò con crescente fiducia raccontando di sé, delle ferite dell’infanzia, dei suoi abiti, dei successi e delle sconfitte. Il racconto di Claude Delay rappresenta un caso a sé nelle pubblicazioni a lei dedicate perché riproduce con assoluta fedeltà la “voce” stessa della creatrice di moda, le sue emozioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti. Senza alcun intento celebrativo, ma con lo scopo di far conoscere una donna che fu eccezionale, ma anche infinitamente naturale.

 

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