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My Morning Jacket. 20 anni da “At Dawn”

20 anni dal più bell’album dei My Morning Jacket? Non sembra – ma così è. E la ristampa di At Dawn (Darla Records) conferma che quel disco memorabile ci consegnò definitivamente una band, quella di Louisville nel Kentucky, destinata a regnare per molto tempo nella musica americana contemporanea – dopo che il già maturo e luminoso The Tennessee Fire (1999) appunto accese il fuoco. Certo, si può discutere quanto si vuole che questo sia il loro lavoro più bello – ma visto che tocca a noi esprimerci, così è se vi pare. Perché, già lo sappiamo, esistono quelli che punterebbero tutto sul suono degli album con il chitarrista/polistrumentista Carl Broemel, a partire da Z (2005) in poi – non li biasimiamo ma qui, prima di tutto, in particolare siamo innamorati della voce e del delivering di Jim James, che nei primi 2 dischi sono già pieni, forti, unici – At Dawn principalmente.

My Morning Jacket

I fan del gruppo saranno ben felici di sapere che questa edizione 20th Anniversary regala un Cd extra, che è un distillato d’emozioni e di grande musica. Scena del “crimine”, il Texas: siamo ad Austin, cuore del Lone Star State, per la precisione allo Student Health Center, facoltà di medicina della University Of Texas. È il 17 marzo 2001, mancano 3 settimane all’uscita di At Dawn e Jim James è lì da solo con giusto una chitarra a presentare le canzoni del disco. Meno male che ad accompagnarlo vi è Erik Wofford, il fido tecnico del suono – che registra tutto, per poi essere mandato in onda alla KVRX, nota stazione radio della capitale texana. Soprattutto, meno male che tutto ciò sia accaduto, roba tipo se Peter Gabriel epoca Genesis, Tim e Jeff Buckley, George Harrison (amatissimo dal protagonista) oppure Van Morrison poco più che imberbi ve li trovaste davanti a sciorinare con assoluta intensità il loro repertorio ancora sconosciuto ai più.

Detto in breve, se negli ultimi 20 anni i MMJ sono una fra le grandi colonne sonore della vostra vita e se Jim James lo considerate un tizio dalle qualità di performer uniche, sappiate solo che la registrazione è di qualità eccezionale e cattura il cantante in stato di grazia. A proprio modo, ragionando con i parametri di Buckley Jr, questo Live At KVRX di JJ ha un po’ valore che ebbe l’immacolato Live At Sin-é (1993) – tanto spoglio quanto vero. Piccolo dettaglio: i più affezionati al gruppo sapranno certamente che le primissime copie di At Dawn avevano in aggiunta At Dawn Demos – volendoli recuperare, quella quasi dozzina di brani li trovate nella compilation At Dawn/Tennessee Fire Demos Package (2007). Non disperate, quindi.

La copertina di At Dawn

Poi, naturalmente, in 20th Anniversary vi è l’album originale – 14 numeri di abbagliante bellezza. Dove trovi il pop e la Band, il country e i Genesis degli albori, eco di wall of sound e i Flaming Lipsper noi dei veri “game changer”», parola di JJ), la psichedelica e i Wilco, il blues e i Beach Boys, il folk e George Harrison/Phil Spector – abilità di chi il cubo di Rubik che è la musica proposta lo sa girare a piacimento senza mai incartarsi, regalando imprevedibili accostamenti forma/colore. E volendo andare direttamente al cuore di At Dawn nonché a quel blend unico che ha elevato i MMJ ad alte sfere, si punta dritti a Bermuda Highway, 1 fra i massimi capolavori in formato canzone di James: 3’ & 20’’ spogli, psichedelici, poetici (“Don’t let your silly dreams fall in between the crack of the bed and the wall“) – sospesi in un sogno preso in musica obliqua che regala brividi e lascia nelle orecchie una sublime e pungente malinconìa. A dir poco, 1 dei pezzi più belli regalati da un cosiddetto “giovane songwriter” delle ultime generazioni.

Ma in At Dawn non vi è solo Bermuda Highway. I fiori in piena forma sono molti in questi primi MMJ oscillanti fra cantautorato e rock band: a cominciare dai quasi 8 minuti di Honest Man sbilenchi con ombre country, southern sui generis, blues e gli impagabili slanci vocali dei James; dalla stessa At Dawn per voce, chitarra e poco altro con sottili bagliori psichedelici degni del miglior David Crosby che-se-solo-avesse-potuto-ricordare-il-proprio-nome; da Lowdown, che all’epoca ci sembrò scappata da un disco dei Wilco – e che ancora oggi sembra così; dalla circolarità prog di The Way That He Sings dove il Peter Gabriel fiabesco epoca Nursery Cryme (1971) s’intreccia con la Band e pure con i Beach Boys fine 60s però mantenendo saldissima la contemporaneità di questo gruppo che sembra davvero nato adulto; dal piglio dannatamente harrisoniano-spectoriano di X-Mas Curtain; dal folk decostruito di If It Smashes Down; fino al soul dinoccolato ad ampi orizzonti di The Phone Went West, con quelle insinuanti sonorità che fanno così Curtis Mayfield in versione white.

«Se fai qualcosa, dovresti farlo perché lo amie dovresti seguire il tuo cuore e farlo come il tuo cuore vuole che sia fatto. Ma è un mondo difficile, soprattutto per i musicisti», raccontava JJ all’epoca giusto 23enne e con, come ovvio che sia a quella età fatta d’ambizione, tanta voglia di farsi sentire, di emergere e di lasciare il segno. Jim James che si riflette con allora, adesso: «È davvero come vedere un fantasma di te stesso, perché vedo la persona che canta e sicuramente non sono io adessoma è sicuramente quello che ero allora. Mi sento abbastanza fortunato di divertirmi ancora a suonare la maggior parte di At Dawn – ma quando suono quella musica, la suono come il “me” di adesso. Quindi quando ascolto il disco sono io allorae la cosa mi estrania un po’. Mi fa quasi sentire come se dovessi continuare a rivivere quella parte della mia vita, pur andando avanti. Registrare qualcosa fa sì che puoi congelare questi momenti di te stesso nel tempo, come fosse appunto una piccola time machine: esiste questa versione di te che è per sempre congelata nel tempo e che rimarrà sempre quella versione di te. Ma poi il “te” che ancora vivi continua ad andare avanti, a cambiare e crescere, sperando che diventi sempre migliore».

Se il buon giorno si vede al mattino, anzi, al sorger del sole come suggerisce il titolo – fra i tanti “te” che il cantante/compositore suggerisce esistere di lui stesso come artista, At Dawn non solo è il disco dei My Morning Jacket che su 2 piedi consiglieremmo a qualunque neofita – ma per quanto riguarda il nostro piccolo angolo di cielo, resta 1 degli album più belli pubblicati da chiunque da che il terzo millennio ha avuto inizio. All’alba, una ventina d’anni fa!

 

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