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C’era una volta il Post Demenziale di Lupo Solitario

Quelli di noi che hanno una certa età ricorderanno quella trasmissione cult, Lupo Solitario, andata in onda tra il 1987 e il 1988 dove, fra gli altri, comparivano forse per la prima volta per un’audience nazionale Syusy Blady, Patrizio Roversi, Vito e i Gemelli Ruggeri. Ma non è  tanto di quel programma che vi voglio parlare ma di tutto quello che lo ha preceduto: il concerto del 10 febbraio 1987 al Rolling Stone di Milano e la compilationLupo Solitario – che ne è seguita.

Il concerto si collocava, in modo contraddittorio, fra l’happening e il patinato. È bene non dimenticare, infatti, che c’era la longa manus di Italia 1, l’emittente che avrebbe trasmesso il programma tv a partire dal mese successivo. E ricordo che non era stata granchè chiara la pubblicità dell’evento: sembrava spacciarsi per un festival del rock demenziale; e in tal caso andava considerato fuori tempo massimo, dal momento che tale espressione aveva sviluppato la propria genesi negli anni 70. Senonchè, arrivato al Rolling Stone, non ho potuto che appurarne la realtà di festival del rock post demenziale. Nulla a che vedere, in effetti, con gli happening degli Skiantos, o con la potenza concertistica dei CCCP.

Ripensandoci oggi, c’era forse un certo manierismo, un andare controcorrente senza troppa rabbia: come tutto quello che sarebbe andato demenzialmente in scena con il Festival di Sanscemo a partire dal 1990. A confermarlo 2 fatti: si erano presentati all’insegna del divertissement puro i Figli di Bubba capitanati da Mauro Pagani con la partecipazione straordinaria di Franz di Cioccio, Gianfranco Manfredi, i cabarettisti Enzo Braschi e Sergio Vastano, i critici musicali Roberto Gatti e Alberto Tonti; la scomparsa pressochè immediata dei gruppi che si sono esibiti quella sera, anche se alcuni di essi hanno trovato posto nell’antologia Lupo Solitario (starring Patrizio Roversi, Syusy Blady, Gemelli Ruggeri, Vito, Little Tonno, Elio e le Storie Tese, L’Invasione degli Uomini Paprika, Paco d’Alcatraz, Panico alla Scala, Figli di Bubba). A proposito di EELST, quella sera al Rolling Stone hanno suonato senza distinguersi granchè da tutti gli altri, anche se la loro versione di John Holmes, sul 33 giri, rimane la migliore fra tutte quelle reperibili.

E mi è rimasta in mente l’esibizione dell’Invasione degli Uomini Paprika, improbabile band capeggiata da Jacopo Fo, ingegno magari un po’ dispersivo ma che ha geneticamente ereditato una buona capacità di stare sul palco insieme a Sergio Parini e a Davide Rota. Hanno eseguito Gheddafi, brano satirico sostenuto da uno scatenato wah wah chitarristico. Tra l’altro, Gheddafi è sempre stata un’ossessione per Fo, visto che gli ha dedicato fumetti e testi. Notti di Kiev, invece, è il brano inciso per Lupo Solitario: godibilissimo, di uno humour raffinato, accattivante in quanto a melodia, è dedicato alla vicenda di Chernobyl. Peccato che la musica sia rimasta solo una parentesi nella multiforme attività di Jacopo Fo: a testimoniarlo sono altri pezzi come Ammazza la bambina e Ti prenderò sul tram, fra demenziale e influenza Skiantos, dove un’indiscutibile verve sembra ironicamente fare il verso alle canzoni dei “complessi” in voga negli anni 60.

Foto: Patrizio Roversi, Syusy Blady e Vito
Figli di Bubba
Elio e le Storie Tese
L’Invasione degli Uomini Paprika

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