Music

Gaby Moreno & Van Dyke Parks – ¡Spangled! (Nonesuch)

Dischi eccezionali a parte, la cosa ammirabile di artisti come Ry Cooder e Van Dyke Parks è come essi non si siano mai frenati nell’andare in giro per il mondo a vedere cosa succedesse, musicalmente e non solo: dal Messico a Trinidad & Tobago, da Cuba al Giappone, dalle Hawaii al Sud Est Asiatico. Il sacro Van Dyke, uomo che con Brian Wilson ha composto il “disco perduto” più mitizzato di sempre, naturalmente Smile (1966-67) dei Beach Boys; che vanta una discografia solista in 6 decenni sparuta ma preziosissima (solo i primi 3 album valgono intere carriere altrui); che ha prodotto-arrangiato-suonato al servizio di un po’ tutti (Little Feat, U2, Harry Nilsson, Allen Toussaint, Tim Buckley, Phil Ochs, Randy Newman, Dan Hicks, Rufus Wainwright, Arlo Guthrie, Cassandra Wilson, David Thomas dei Pere Ubu, Bob Dylan, naturalmente “fratello” Ry, Frank Zappa, Linda Thompson, Ringo Starr e una valanga d’altri) – ecco, costui adesso, a 76 anni, è ancora indomito e s’inventa questo ¡Spangled!  con Gaby Moreno, giovane cantautrice guatemalteca ma da tempo emigrata in California (viva gli emigranti, sempre!) con già un manipolo di assai interessanti album al suo attivo nell’ultimo decennio.

La pesantissima situazione socio-politica che si vive nelle Americhe e nel mondo con voglie di muri, sconfinate foreste che bruciano e pericolosi, zotici dittatorucoli al potere, è la scintilla che ha smosso Parks e Moreno, che con ¡Spangled!  confezionano un concept album (“coperto di lustrini” come lo Star Spangled Banner, senz’altro!) che racconta di confini, emigranti, speranze, drammi, piccole gioie e, secondo lo sconcertante pensiero di alcuni, dello straniero come estraneo che bisogna lasciare fuori dalla porta – o morire di fame nel deserto o affogato nel mare.

Il primo pezzo sfoderato è già il colpo del ko: nientemeno che forse la più bella canzone degli anni 80 (esagerazione per smuovere sensazioni…), quella Across The Borderline che Cooder scrisse con James Luther Dickinson e John Hiatt per l’indimenticabile colonna sonora di The Border (1982), che qui rivive in una versione solenne, magnificamente iper-arrangiata (lo stile Van Dyke strikes again!), con camei di Jackson Browne alla voce e dello stesso Ry alla slide guitar che impreziosiscono una cover semplicemente da urlo. Chapeau d’obbligo!

Ma è solo l’inizio. ¡Spangled!  è un frullato fantasia che mischia idiomi, punti di vista, intenzioni – capace di inebriare di calypso con The Immigrants della leggenda di Trinidad David Rudder, o di bolero con Historia de un Amor del panamense Carlos Eleta Almarán; di scendere in Brasile, con una splendida cover di Gilberto Gil con la classica Esperando Na Janela e di quella ammaliante di Dori Caymmi/Nelson Motta con O, Cantador; o di sfidare la gravità con I’ll Take A Tango, del dimenticato countryman Alexander Harvey ma che sembra pure un occhiolino al vecchio compagno di baldorie Harry Nilsson (la sua versione la trovate in Sandman del 1976 con, toh, in session proprio l’esimio Van Dyke).

O ancora, spostarsi a Puerto Rico con Espérame en el Cielo del cantor nacional Francisco Lopez Vidal; in Venezuela con Alma Llanera (nel paese di Simón Bolívar considerato una specie di 2° inno nazionale) e in Perù con la raggiante Nube Gris di Eduardo Márquez Talledo. Ciliegina sulla torta, señorita Gaby che si auto cita con una rivisitazione della sua El Sombrerón (l’originale è nel suo album Postales del 2012) – e che non sfigura di niente fra i 10 brani di ¡Spangled!. Lustrini per tutti nell’oscuro 2019!

 

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