Music

Thomas Dutronc – Frenchy (Blue Note)

Sei il figlio della cantante pop-rock francese più famosa di sempre, ça va sans dire Françoise Hardy. Come pure figlio del marito di costei, Jacques Dutronc, colui che prima di tutti ha portato il dandismo nel mondo musicale, ben prima di David Bowie e di Bryan Ferry; nonché colui che, con Serge Gainsbourg, è la più alta espressione della musica d’Oltralpe post chansonnier. Esposto in breve: sei Thomas Dutronc, fascinoso ultra 40enne nato fra 2 guanciali, una vita passata fra le case di père & maman in Corsica e naturalmente a Parigi; per dire, da piccolino le amichette di giochi erano Charlotte Gainsbourg e la povera Kate Barry (la figlia fotografa di Jane Birkin e John Barry, suicida nel 2013). Un piccolo principe. Eppure l’ex ragazzo, come si evince dal suo nuovo disco Frenchy, addirittura pubblicato dalla prestigiosa Blue Note, dà l’impressione di non aver dormito sugli allori. Anzi.

Thomas Dutronc con i genitori, Françoise Hardy e Jacques Dutronc

Lavori per colonne sonore fin dai primi anni 00 (Luc Besson e Daniel Auteuil, su tutti) e le prove generali al servizio di mamma Françoise, per la quale ha prodotto una buona metà di Tant de belles choses (2004). Alfine, il debutto in proprio con il discreto Comme un manouche sans guitare (2007), il buon bis Silence on tourne, on tourne en rond (2011) e l’eccellente Éternels, jusqu’à demain (2015), il disco che in patria ne ha decretato il definitivo successo, più o meno togliendoli l’etichetta di “figlio di…”. Non dimentichiamo nemmeno i 2 album live Comme un manouche sans guitare/Le live (2009) e Live is Love (2018), per completare il quadro. Un percorso sempre in crescita, con la personalità di chi ha saputo prendere sì un po’ dal padre, specie quello dal taglio più squisitamente cantautore, ma anche dal nostro Paolo Conte. Thomas, avrete capito, è un homme di gusto – il pasto non se l’è fatto servire ma, a puntino, lo ha cucinato di suo.

Théâtre de Beaulieu di Losanna (Svizzera), 2016, © Cico Casartelli

La solita solfa Covid ci fa segnalare che Frenchy, scherzetto di sole cover prodotto dall’esperto Jay Newland (suo il lavoro alla consolle per il milionario debutto di Norah Jones e per Gregory Porter), doveva già essere in giro da 3 mesi ma la pandemìa ha costretto al rinvio, tanto che il singolo di lancio era già in giro da gennaio. E che singolo: nientemeno che C’est si bon, il notissimo tema di Henri Betti elevato al massimo successo da Louis Armstrong, che Thomas-faccia-d’angelo porta addirittura in dote con un trietto con la jazzista canadese (e signora Elvis Costello) Diana Krall e l’amico di famiglia Iggy Pop (fatevi un favore: riascoltate I’ll Be Seeing You, sfavillante duetto Pop/Hardy di una ventina d’anni or sono). Risultato? Eccellente jazz d’alta classe, perfetto per una buvette di seria categoria – dove non si può far altro che accomodarsi per uno o due flûte di champagne.

Dutronc con Iggy Pop e Diana Krall 

Di lì, Dutronc Jr se la spassa fra repertorio francese e anglo-americano, tutto con sorprese molto allettanti. Ve l’aspettavate La vie en rose dell’ultraterrena Édith Piaf con un tocco ZZ Top? Ebbene, godetevi l’invité spécial Billy Gibbons, chitarra vellutata (scordate Tush e Gimme All Your Lovin’, s’il vous plaît) e voce sorniona from Texas. Scommettiamo che quando ascolterete Get Lucky (quella Get LuckyDaft Punk avec Nile Rodgers), vocalizzi degni di Kenny Rankin o di Mark Murphy e musica groovy avvolgente modello jazz club, salterete su dalla sedia? Il nostro paio di vecchi franchi sono postati fin d’ora. If You Go Away non è altro che Ne me quitte pas di sua altezza Jacques Brel, giusto per fare gli internazionali – per il resto, il duetto è molto érotique con Haley Reinhart, bambolina dell’Illinois lanciata da American Idol una decina d’anni fa poi impostasi al di là della confezioni reality. Beyond The Sea/La mer è giocata fra i 2 che storicamente la posseggono, Charles Trenet e Bobby Darin, anche perché cantata in un pot-pourri anglo-francese – perfetta per un giro in cabriolet zona Cost’Azzurra e tappa d’obbligo a Saint Tropez. Anche Autumn Leaves/Les feuilles mortes, Jacques Prévert via Johnny Mercer, torna a casa – solo che qui la tristezza, nel senso di blues, non si perde nella spensieratezza delle vacanze.

Il parigino con Billy Gibbons degli ZZ Top

Thomas non molla l’osso nemmeno quando punta dritto a My Way aka Comme d’habitude: scordate il Vecchio Occhi Blu, qui Dutronc la canta nel pieno della notte, attacca in punta di piano e di chitarra mentre il crescendo è fatto di sfumature, ben diverso dal trionfo sinatriano. La rifinitezza di All For You/Nuages, si tratti di Django Reinhardt, di Tony Bennett o anche di Willie Nelson, resta invariata: vedi come il francese la tratta a dovere, come si fa con le porcellane di pregio. Sulla carta Playground Love dei Phoenix, campioni dell’indie electro-pop francese degli ultimi 2 decenni, in duetto con la star del jazz sud-coreana Youn Sun Nah, potrebbe sembrare robetta kitsch – così non è, con i 2 che gigioneggiano in una specie di Blade Runner notturno con tanto di tromba. D’altro canto, Un homme et une femme, il famoso tema di Un uomo e una donna (1966) scritto da Francis Lai, qui in duetto con l’americana Stacey Kent, è puro cliché: di quello che, ogni tanto, fa piacere frequentare.

La mosca (1986), Jurassic Park (1993) e The Life Aquatic with Steve Zissou (2004) – siam certi, vi stavate chiedendo che fine avesse fatto Jeff Goldblum, vero? Dopo che nell’ultimo paio d’anni l’attore ha debuttato nel mondo discografico con una propria jazz band (che nei 2 lavori pubblicati ospita qui e là bei nomi come Fiona Apple e Inara George, la figlia di Lowell George dei Little Feat), non fa specie trovarlo in Frenchy, dove con Thomas duetta ghignante e sornione in The Good Life/La belle vie, bel match fra il jazz parisien di Sacha Distel e quello newyorchese di Tony Bennett. E non scordatevi che la Statue de la Liberté è un dono francese al popolo della Grande Mela. Pour la santé!

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