Music

Prince – Originals (Rhino/Npr/Warner)

L’assalto alla diligenza l’abbiamo visto accadere quasi sempre, quando un beniamino della musica passa (forse) a miglior vita: dai tempi antichi di Jimi Hendrix a quelli recenti con David Bowie di pubblicazioni postume, a volte buone altre disdicevoli, ne abbiamo viste di tutti i colori. Naturalmente Prince non poteva essere esente. Raccolte di successi (4Ever e Anthology/1995-2010), deluxe edition (Purple Rain e Rave In2 The Joy Fantastic), raccolte di materiale inedito d’archivio (l’EP  Deliverance e Piano & A Microphone 1983) – ecco il veloce resoconto di quanto uscito dal 21 aprile 2016, infausto dì che si portò via il multiforme Folletto di Minneapolis. Sono solo passati 3 anni – fate voi.

Adesso arriva Originals – e visto che a metterlo insieme è la sacra etichetta Rhino dedita a ristampe di casa Warner sempre fatte benissimo, non abbiamo resistito e ben incuriositi gli abbiamo dato un’occhiata. Prince, lo sappiamo, è sempre stato un genio prolifico, instancabile come Frank Zappa o James Brown: lui era la musica e la musica era lui, giorno e notte. Sappiamo pure che nel corso del tempo ha “regalato” pezzi clamorosi a destra e a manca fra brani piazzati per far cassa, omaggiati a vecchie passioni e approntati attraverso sue emanazioni: alle Bangles, ai Family (niente a che vedere con il gruppone UK guidato da Roger Chapman & Charlie Whitney), a Mavis Staples, a Sheila E, addirittura a Kenny Rogers. Ed è appunto di lì che Originals prende spunto: ossia mettere insieme i demo  (che poi sono registrazioni fatte e finite che di demo hanno davvero poco se non nulla) delle canzoni poi finite nelle mani di colleghi/e e lanciate spesso in cima alle classifiche. Che ci risulti, nel mercato legale i 15 numeri di Originals non erano mai apparsi – e se apparsi in quello illegale, qui è stato fatto un lavoro certosino di ripulitura, masterizzazione e tutto l’occorrente. Il caveau degli studi Paisley Park, il regno di Rogers Nelson, è un po’ come la sede della Federal Reserve o della Deutsche Bundesbank, per intenderci – impenetrabile a chi non ne possiede le chiavi e sicuramente pieno di meraviglie marchiate Prince che chissà-magari-forse un giorno salteranno fuori.

Originals inizia, e non potrebbe essere altrimenti, con Manic Monday, il pezzo regalato alle Bangles che senza batter ciglio è uno dei singoli più ricordati degli anni 80: bene, ascoltato per l’ugola e performance di Prince, anche in questa versione sarebbe stato ugualmente uno straccia classifiche quale, del resto, fu nelle mani delle ragazze di Los Angeles immerse nel Paisley Underground. La curiosità fa subito correre anche a Nothing Compares 2 U – non per altro, Prince l’aveva già messa ufficialmente in The Hits/The B-Sides (1993), in una versione live cantata con Rosie Gaines, ma qui è veramente la versione demo che finì nelle mani degli effimeri Family nel 1985 prodotti proprio da lui (versione molto “bianca” tutta organo e synth, la loro) e, perfezionista com’era, anche qui fu consegnato un pezzo che tranquillamente poteva essere già pubblicato in un suo album. La versione è più gospel e meno urlata-tutta nervi di quanto poi fatto da Sinéad O’Connor nella versione con cui tutti identificano il brano, con tanto di sax insinuante che ne puntella l’incedere. Brividi a scroscio.

Pregiato anche il pezzo che fu regalato a Kenny Rogers siglato sotto lo pseudonimo Joey Coco, ovvero You’re My Love, ballata up tempo fra soul e country che ti fa capire come Prince fosse un artista che con i confini se ne faceva solo una cosa: un baffo, li spostava a piacimento. Volete che manchi anche la Michael Jackson Connection? Chiaro che no! Wouldn’t You Love To Love Me?, narra la leggenda, venne offerta al suo più famoso competitor (addirittura prima che Prince pubblicasse il suo debut album) che la rifiutò. Al ché, anni dopo Prince la girò alla concittadina Taja Sevelle. In questa versione datata 1976 viene fuori marcatamente l’amore per Sly & The Family Stone e Funkadelic, con quel beat frenetico ma anche con un riffone di chitarra che disturba e perturba. Altre perle su cui non si può sorvolare sono Holly Rock, regalata nel 1986 alla protetta Sheila E, che qui è un tornado dance dove si sente di tutto, compresi accenni della Batdance che arriverà in seguito; e la vorticosa Make-Up, nel 1981 lasciata alle Vanity 6, che in questa versione è una spirale di funk che si gioca magnificamente carte con assi sicuri, da Giorgio Moroder ai Kraftwerk. Annotate bene la nostra epigrafe a Originals: Il suo nome era Il Principe ed era un tipo davvero funky – oltre che un impareggiabile sexymotherfucker.

Foto: Prince & The Bangles

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