Music

Momo – I Was Told To Be Quiet (Deusamore Records/A Buzz Supreme)

Marcelo Frota, in arte Momo – come il Rei Momo del Carnevale. Brasiliano di Belo Horizonte ma adottato da Rio de Janeiro, ora emigrato a Lisbona nonché trascorsi con la famiglia in Angola e negli Stati Uniti quando era meninho, che arriva al suo 6° album con questo I Was Told To Be Quiet registrato a Los Angeles, giusto per ribadire che il ragazzo ha uno spirito apolide. E stavolta, dopo 15 anni di carriera e validi lavori già apprezzati pubblicamente nientemeno che da David Byrne come il penultimo Voà (2017) – e Byrne è uno che se ne intende di musica verdeoro – il ragazzo fa le cose in grande finendo alla corte di Tom Biller, noto produttore/ingegnere del suono che ha lavorato com molte realtà musicali consolidate: da Fiona Apple ai Liars, fino a Elliot Smith e a Brad Mehldau.

Sembra l’ultimo capitolo della saga Brazil goes global, che in passato ha già visto protagonisti Caetano Veloso, Djavan e Vinicius Cantuária, fra gli altri. Ed è soprattutto a Cantuária che Momo sembra assomigliare più di tutti – non fosse altro per come le note di chiari tepori tropicali, fra samba e bossa nova, nell’idea della sua musica incontrano suoni contemporanei, peraltro ribaditi anche dall’uso disinvolto che egli fa nel cantare in portoghese, inglese e francese. Poca musica de raiz, ma un approccio più aristocratico e distaccato, quello di Momo, cantautore interiore e originale sempre in cerca di sfumature diverse fra loro.

I Was Told To Be Quiet regala begli acquarelli che passano dal tono estatico di Higher Ground, a quello elusivo di For I Am Just A Reckless Child; da quello in controluce di Diz a verdade, al francesismo world di Mon Neant; da quello tutto Minas Gerais di antichi eroi quali Milton Nascimento e Beto Guedes di Vida, all’indie “adulto” di Sereno canto; fino al cantautorato minimale di Lillies For Eyes, forse il momento più affine al già citato Cantuária. Per il resto, è lo stesso Momo che spiega le sue intenzioni: «Il mondo di oggi alimenta una retorica bellicosa, fatta di odio e di brutalità. Questo album è un invito, una specie di proposizione alla contemplazione e all’apprezzamento del silenzio, della calma. Il silenzio è azione, è discorso. Da questo stato sereno, credo che possano avvenire le trasformazioni».

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