Music

Marcos Valle – Sempre (Far Out Recordings)

La bossa nova, “affare di famiglia”. Per esempio: se Caetano Veloso è stato il “figlio” diretto e prediletto di João Gilberto, Chico Buarque quello di Vinícius de Moraes, allora Marcos Valle lo è stato di Antônio Carlos Jobim. Un teorema che sembra funzionare. E ogni volta che Valle butta fuori un disco nuovo, nel mondo della musica brasiliana è sempre un evento – tanto più che Sempre segue di addirittura quasi 10 anni il precedente, Estática (2010). Un lasso di tempo che comunque non ha visto l’artista con le mani in mano: concerti sempre regolari fra la terra natia, gli Stati Uniti (dove risiede oramai da molto tempo), il Giappone (dov’è una specie di Dio sceso in terra) e l’Europa (l’Italia è spesso nell’itinerario) – nonché impegni vari anche nel campo del sociale.

Per il “carioca da gemma” (come sono chiamati in terra brasiliana coloro nati e cresciuti a Rio De Janeiro – come dire un milanese o un romano puro) scoccano le fatidiche 75 primavere, che sembrano portate al meglio con fisico invidiabile, abbronzatura dorata e capelli ancora biondi e lunghi. Un eterno bohémien tropicale, detto in breve – che si è goduto la vita e creato grande arte. Ma, comunque sia, Marcos Valle sa di continuo colpire a fondo nelle 7 note, come dimostra Sempre. Essendo un maestro, ovvio, i maestri la musica l’impartiscono a qualunque età. Lui, che ha preso Jobim e lo ha sposato con il pop internazionale e anche con la disco, conosce il suo spartito per filo e per segno, rendendolo sempre attuale e contagioso. E non ci si azzardi a pensare che il suo sia easy listening – perché, sebbene ascoltandolo il ritmo sia sempre epidemico, seu Valle non le ha mandate a dire, fra le tante vedi l’immortale Flamengo Até Morrer (1973), uno dei grandi canti di vibrante protesta contro la dittatura che opprimeva il paese verdeoro a cavallo degli anni 60/70.

Già l’iniziale Olha Quem Tá Chegando spiega tutto: se la mettessero in qualunque bar all’ora dell’aperitivo, facile immaginare che i presenti li vedresti belli contenti a battere istintivamente il piedino. Ed è solo l’inizio. Passate ai quasi 10 minuti di Odisséia e si entra in un vero trip cosmico, con Valle che shakera la sua saporitissima caipirinha con ingredienti perfetti che sanno di Jobim, di samba straboccante e avveniristico, di orchestrazioni modello Eumir Deodato (peraltro, suo compagno in molte antiche avventure), di far out music, di note lounge inebrianti. Fra i 9 pezzi ve n’è davvero per tutti gusti: dal fat jazz di Vou Amanhã Saber alle traiettorie oblique di Distância che più Giorgio Moroder di così non si potrebbe; dalla dance stroboscopica del brano guida alla sottile psichedelica di Minha Romã. Arrendetevi, con Marcos Valle, per citare il suo brano più famoso (Samba de verão, anno di grazia 1965), è sempre samba di primavera tutto l’anno.

Foto: Marcos Valle con Sylvia Telles, Tom Jobim, Roberto Menescal negli anni 60

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